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Lettera a Giuseppe falegname di Nazareth

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Sac. Pasquale Pirulli


Nella ricorrenza della tua festa, che la Chiesa celebra come Solennità, ho pensato che ti farebbe piacere ricevere gli auguri anche perché la nostra società consumistica ti ha chiamato in causa per sponsorizzare l’operazione familiare-consumistica della “festa del papà”.

Veramente non saprei dove farti recapitare questa lettera: se a Nazareth, dove è la tua abituale dimora con la tua sposa Maria e il figlio Gesù e dove eserciti la tua attività lavorativa di carpentiere, o a Betlemme dove sei andato per il censimento di Quirino e dove hai vissuto l’esperienza sconvolgente della nascita del Bambino annunciata dagli angeli anche ai pastori.

Mi piacerebbe sentirti parlare del tuo fidanzamento con Maria che un giorno riceve un messaggio celeste che inizialmente la turba e poi dopo le spiegazioni dell’angelo Gabriele la convincono a fidarsi di Dio che le chiede di essere la madre del suo Verbo che si fa carne. Certamente all’inizio, forse al ritorno di Maria dalla sua visita alla cugina Elisabetta che con il marito Zaccaria era nel villaggio di Ain Karem, l’hai presa male l’inaspettata maternità di Maria. Le volevi un bene dell’anima e da “uomo giusto” non la volevi perdere e hai creduto alle sue proteste d’innocenza, confortate dall’angelo che ti ha rassicurato: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa; ciò che è stato concepito è opera dello Spirito Santo. Darà alla luce un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. (Mt 1, 20-21).

Se permetti una domanda: Quale ricordo hai del viaggio da Nazareth a Betlemme con la tua sposa in attesa del figlio? Come l’hai presa l’ingiunzione dell’autorità romana di partecipare al censimento? E nella notte sentire il vagito del Figlio di Dio diventato uomo, figlio della tua Maria e affidato alla tua responsabilità. Chiamarlo e sentirlo anche tuo figlio e sorprendersi alla visita dei pastori nella povera grotta, rifugio improvvisato di un evento che segna la storia degli uomini.

Hai partecipato con tremore alla cerimonia della circoncisione e insieme alle prime gocce di sangue hai visto le lacrime del piccolo Gesù. La gioia di dare il nome è nel diritto di un padre e mi piace pensare a te e qualificarti come il più felice degli sposi (avevi Maria “la piena di grazia”) e il più inguaiato dei papà (la preoccupazione per quel bambino che ti chiamava “abba”-papà). E poi la corsa al tempio di Gerusalemme per presentarlo a Dio e ricevere non solo gli auguri ma anche la predizione dei due anziani Simeone ed Anna che lo qualificano il bambino “segno di contraddizione” e preannunciano una spada che deve trafiggere l’anima della tua sposa.
Certamente non hai dimenticato la sorpresa e l’onore della visita dei magi venuti dal lontano Oriente per riconoscere la dignità regale del tuo Gesù e questo a dispetto del re Erode il Grande che scatena la sua crudeltà nei confronti di tutti i bambini del circondario di Betlemme. Non hai mai dimenticato la fuga nella notte verso l’Egitto per salvare la vita del piccolo Gesù percorrendo la tradizionale via del mare che portava da Hebron verso Gaza e la dura esperienza di esule alla ricerca di un lavoro e di una casa per la propria famiglia. Ti sentivi impegnato con Dio e con la tua sposa Maria e nel tuo amore sei stato forte giusto e provvidente.

Sei tornato nella tua Nazareth e hai ripreso il tuo quotidiano lavoro di carpentiere e scorrevano gli anni con il tradizionale pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme. Gli hai insegnato a muovere i primi passi, a balbettare le prime parole e hai avuto un sorriso di cielo quando ti ha chiamato “Abba” (papà). Lo hai accompagnato il sabato alla sinagoga e ha sillabato le prime parole dei salmi e lo hai aiutato ad indossare il tallid (lo scialle della preghiera). E non hai dimenticato il patema d’animo che ti ha stretto il cuore quando al dodicesimo anno di età il bambino Gesù si è allontanato dalla comitiva e lo avete cercato e poi lo avete ritrovato. E come dimenticare quelle sue parole misteriose: “Perché mi cercavate? Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49). E Gesù docilmente è tornato con voi a Nazareth e lo hai visto “crescere in sapienza, in età e grazia, davanti a Dio e davanti agli uomini” (Lc 2, 52). Poi sei rientrato con la tua famiglia nella discrezione di Nazareth e magari lo hai accompagnato in qualche viaggio verso la vicina città di Sefforis, la capitale dell’alta Galilea, magari per qualche commessa di lavoro impegnativo. Lo hai guidato alla scoperta del mondo ascoltandolo quando si esprimeva oltre che in aramaico anche in greco e nella lingua latina degli occupanti romani che occupavano il paese con le loro legioni. Con pazienza gli hai insegnato la legge del lavoro per guadagnarsi onestamente il pane quotidiano e sei stato orgoglioso dei suoi successi professionali che gli meriteranno poi la qualifica di “figlio del carpentiere”.

Il tuo congedo dalla vita è avvenuto nel tuo personale stile silenzioso. Hai chiuso gli occhi confortato dalla carezza della tua sposa Maria e dallo sguardo di speranza di tuo figlio che un giorno si qualificherà: “Io sono la Verità, la Verità e la Vita”. Nel suo volto umano di Figlio di Dio hai contemplato il volto del Padre che ti aveva voluto suo collaboratore nel preparare il suo Figlio Gesù alla missione espressa proprio nel nome che tu gli avevi dato: Gesù che vuol dire Salvatore.

Mi piace pensare che quando egli ha insegnato ai suoi discepoli la preghiera del “Padre nostro”, con la quale rivolgersi a Dio che è padre amoroso e provvidente di tutti gli uomini, ha ripensato a tutto quello che tu avevi fatto per lui e nel tuo amore discreto e nel tuo volto sorridente abbia rivisto sempre il Padre che è nei cieli e che ti aveva chiamato alla grande missione di essere padre del suo Figlio.

Alla fine in questa tua solennità ti chiedo di benedire tutti gli uomini chiamati ad essere sposi fedeli, papà forti nell’amore, educatori sapienti dei propri figli, onesti lavoratori e cittadini onesti come lo sei stato tu che hai fatto della “giustizia”, cioè dell’amore umile fedele e provvidente, la tua strada verso la santità.


Immagine di apertura: San Giuseppe, tratta da

"I Santi nella storia. Tremila testimoni del Vangelo", Marzo 2006, Ed. San Paolo.

 

 

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