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Gennaro Alessandro Dell'Erba, uno scienziato e meteorologo rutiglianese del XIX secolo

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GENNARO ALESSANDRO DELL’ERBA
Uno scienziato e meteorologo Rutiglianese del XIX secolo

di Vito Castiglione Minischetti

Mentre mi accingevo a redigere alcune righe sul nostro concittadino Gennaro Alessandro Dell’Erba, nel tentativo di voler far rivivere alcuni personaggi della storia di Rutigliano dimenticati o poco conosciuti, sono incorso in un piacevole ed interessante articolo pubblicato nella Rassegna pugliese1 del 1887: «Ancora degli Studi meteorologici nel Barese», di un altro nostro concittadino Giuseppe Chiaia (1827-1898)2, meglio conosciuto come "Giuseppe Chiaia di Brindisi". Poeta, scrittore e antropologo, dopo essersi trasferito a Brindisi, aveva adottato lo pseudonimo di Brundusium. Il Chiaia, nel suo articolo, rimprovera dignitosamente a due scrittori pugliesi, Ottaviano Serena e Antonio Jatta, di aver ceduto ad una «patriottidell erba-scienziato-rutiglianese-1ca gara nel disseppellire memorie onorande, e nel rinverdirne i lauri» con le loro rimostranze al Prof. A. Racchetti, in occasione della sua pubblicazione: Osservazioni meteorologiche eseguite nell’anno 1884-85. I due scrittori ne avevano criticato le lacune e lamentato l’assenza soprattutto di due scienziati della meteorologia barese, Giuseppe M. Giovene e Luca Cagnazzi de Samuele, senza tuttavia far rilevare l’ingiusta omissione dell’abate Dell’Erba.

E’ noto che gli studi meteorologici, nel "Vecchio Reame" di Napoli, vantavano una grande tradizione barese ed erano già attivi sul finire del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Il merito era da attribuirsi a diversi scienziati, quasi tutti religiosi: Vitangelo Bisceglia di Terlizzi, Luca Cagnazzi e Onorato Candioto di Altamura, Alessandro Gennaro Dell’Erba di Rutigliano e Giuseppe M. Giovene di Molfetta.

L’abate Dell’Erba non è del tutto sconosciuto alla storia del nostro paese. Il Cardassi lo annovera succintamente nella sua storia di Rutigliano, nell’elenco degli Uomini che per dottrine, e per opere letterarie e scientifiche illustrarono la loro città natìa3  in cui riporta alcuni dati anagrafici, e ci informa che fu autore di opere di fisica e di matematica e che fu in relazione con varie accademie.

Il Dell’Erba nacque il 20 settembre 1772 da Francesco Paolo e Serafina Rosa Colamussi; fu un religioso della congregazione delle Scuole Pie (Scolopi), rettore e professore di fisica e matematica. Si occupò essenzialmente degli aspetti di matematica applicata legati a un modello matematico per le simulazioni climatiche. Scrisse, poi, con il fine principale di educare ed istruire i giovani, diversi opuscoli rimasti inediti, mentre la sua opera maggiore Saggio di Meteorologia fu pubblicata a Napoli nel 18354 . Particolare interessante è l’indicazione del luogo in calce alla dedica fatta al Segretario generale Pompilio Petitti: «Rutigliano li 12 Novembre 1834». Morì nell’anno 1857.

Giuseppe Chiaia ci informa anche, nell’articolo sopraccitato, di aver letto «altri suoi manoscritti inediti, di diverso argomento, su’ quali forse m’interterrò in altra occasione». Sicché, non posso far di meglio che riportare qui di seguito l’articolo del Chiaia5,  il quale fa una lettura critica ed erudita dell’opera del Dell’Erba.

___________________________________________
1
Rassegna pugliese di scienze, lettere ed arti, vol. IV, 15 giugno 1887, n. 11, pp. 171-173.

2 Vedi anche, G. Capotorto, Gli illustri Rutiglianesi nella toponomastica cittadina, Rutigliano, Edizioni LUTE, 2007, pp. 32-33.
3 Lorenzo Cardassi, il suo tempo e la sua storia di Rutigliano, a c. di F. Dicarlo, [Rutigliano], Edizioni A.B.M.C., 2004, p. 263.
4 L’opera è stata integralmente digitalizzata da Google Books, nel 2013, sull’esemplare posseduto dalla Biblioteca nazionale di Napoli.
5 L’articolo, per ragioni di spazio, ha subito una lieve riduzione, ma senza travisarne il senso. Le note sono del curatore.

Articolo di Giuseppe Chiaia, clicca qui

 

Commenti  

 
0 # SC 2019-04-29 11:20
Complimenti!
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0 # Sapecarmine 2019-04-25 14:18
Hanno dedicato strade a c e p, a chi merita resta l’oblio
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