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San Francesco riceve le stimmate

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san-francesco slide

 

San Francesco riceve le stimmate.
La visione del Serafino alato nell’arte e nella psicologia


di Carmine Rocco Laforgia

     San Francesco che riceve le stimmate è raffigurato in tempere su tavola, oli su tela, oli su tavola, affreschi, dipinti, miniature (salteri, antifonari, graduali, corali, libri delle ore, libri di preghiere, messali, breviari, martirologi, libri contabili), miniature generiche, vetrate, rilievi (in pietra, in marmo, in terracotta, in legno), tessuti, stucchi, stampe, incisioni, xilografie, oggetti in maiolica (piatti, alzate, coppe, vasi da farmacia, albarelli, orci da farmacia, fiaschette), ciotole, boccali, morse (fermagli per vesti sacerdotali), casule sacerdotali, cappucci di piviale, litografie, francobolli, medagliette in bronzo, medaglie in argento, collane con medaglie, placche in alabastro, placche in avorio, disegni, piattini in ceramica, pannelli in ceramica, terrecotte invetriate, paliotti, stendardi processionali, reliquiari, icone, matrici di tenuta, bicchieri da latte.

     Tra i vari artisti che hanno raffigurato la visione del serafino alato ricordo: Maestro della Croce 434, Guido di Graziano, Giotto di Bondone, Giovanni Bellini, Vicente Carducho, Edward Burne-Jones, Coppo di Marcovaldo, Maestro di San Francesco, Vincenzo Campi, Bonaventura Berlinghieri, Tiziano Vecellio, Pieter Paul Rubens, Giovanni Battista Tiepolo, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Domenico Veneziano, Stefano di Giovanni di Consolo detto il Sassetta, Pietro di Antonio Dei detto Bartolomeo della Gatta, Marco Zoppo, Federico Barocci, Francesco Villamena, Joos Van Clève, Pietro Lorenzetti, Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio.

     Nella visione del Serafino alato S. Francesco si sentì ripieno, di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia e sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava…ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell’acerbo dolore della passione…Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato (1 Cel. III,94-95). Alla visione del Serafino alato si stupì fortemente…fissava, pieno di stupore, quella visione misteriosa…la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne (Leg. mag. XIII,3-4).
      Nella visione del serafino alato Francesco comprende, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito (Leg. mag. XIII,3-4).

carmine 1   carmine 1b
San Francesco riceve le stimmate. Reliquiario in rame dorato, smalto champlevé e cristalli, del
1228-1230 circa, realizzato a Limoges (universalmente conosciuta per la sua porcellana ed i
suoi smalti). Acquisito nel 1899 dal museo del Louvre con l'inv. OA 4083. Foto: Google immagini.


Il Breviario Romano-Serafico prescrive per i Vespri della festa dell’Impressione delle stimmate di San Francesco l’inno Crucis Christi, le cui strofe non sono altro se non il racconto in versi di quanto avvenne sul Monte della Verna nel settembre del 1224. La musica di quest’inno è la stessa dell’inno Crux fidelis, scritto da Venanzio Fortunato nel 570 e proprio della liturgia del Venerdì Santo, del tempo di Passione e delle feste della Santa Croce, volendo con ciò significare come san Francesco fu realmente e totalmente un alter Christus.

 

carmine 2

San  Francesco riceve le stimmate. Morse (fermaglio per chiudere una veste
sacerdotale). Data: 1300-1350 circa. Ambito italiano, toscano.  In mostra al The
Met Fifth Avenue nella Galleria 306. The Metropolitan Museum of Art, USA.
Foto: Google immagini.

 

Testo dell’inno tradotto in italiano:


Il Monte della Verna
rivive i misteri della Croce di Cristo;
là dove vengono elargiti
gli stessi privilegi che donano la salvezza eterna,
mentre Francesco volge
tutta la sua attenzione alla lucerna che è la Croce.


Su questo monte l’uomo di Dio,
in una caverna solitaria,
povero, separato dal mondo,
moltiplica i digiuni.
Nelle veglie notturne, pur nudo, è tutto ardente,
e si scioglie in lacrime con frequenza.

Recluso con sé solo, dunque, prega,
con la mente si innalza,
piange meditando le sofferenze della Croce.
È trapassato dalla compassione:
implorando i frutti stessi della croce
nella sua anima si va consumando.

A lui viene il Re dal cielo
in forma di Serafino,
nascosto dal velo delle sei ali
con volto pieno di pace:
è confitto al legno di una Croce.
Miracolo degno di stupore.

Il servo vede il Redentore,
l’impassibile che soffre,
la luce e splendore del Padre,
così pio, così umile:
e ascolta parole di un tale tenore
che un uomo non può proferire.

La cima del monte è tutta in fiamme
e i vicini lo vedono:
Il cuore di Francesco è trasformato
dagli ardori dell’amore.
E anche il corpo in realtà viene ornato
da stimmate stupefacenti.

Sia lodato il Crocifisso
che toglie i peccati del mondo.
Lo loda Francesco, il concrocifisso,
che porta le ferite della Croce
e completamente riposa
al di sopra delle cure di questo mondo. Amen.

 

    Papa Gregorio IX nutriva dei dubbi sulla ferita del costato di Francesco. Una notte, a papa Gregorio IX, gli apparve in sogno il beato Francesco il quale, con volto piuttosto severo, rimproverò l’esitazione del papa. Francesco, nel sogno, scoprì la sua ferita e chiese al papa una fiala per raccoglierne il sangue zampillante che fluiva dal costato. Il sommo pontefice, sempre nel sogno, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all’orlo, di sangue vivo. In seguito a tale sogno papa Gregorio IX non ebbe più dubbi sulla ferita del costato di Francesco, e rimproverava duramente chi avesse dei dubbi sulle stimmate di Francesco. (Leg. Mag. I,2).

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San Francesco riceve le stimmate. Miniatura del 1245-1255 circa. Salterio (latino).
Localizzazione: Carpentras (Francia), Biblioteca Inguimbertina, Ms. 77, f. 180v.

Foto: Google immagini.


Considerazioni sulle stimmate di San Francesco

Sulle stimmate di San Francesco vari psichiatri e psicologi hanno dato diverse spiegazioni. Qui citerò il pensiero di Giuseppe Portigliotti (1875-1933) e padre Agostino Gemelli (1878-1959).
Lo psichiatra italiano Portigliotti dubitava fortemente della veridicità delle stimmate, ipotizzando che fossero solo una leggenda frutto dell’immaginazione e della pietà popolare. Per il Portigliotti, influenzato dai suoi studi sull’ipnotismo, Francesco era un allucinato che si auto-suggestionava e, trovandosi senza dubbio in una condizione di eccezionale alterazione psichica «produsse» sul proprio corpo quei segni riconosciuti poi come miracolosi.

     Padre Agostino Gemelli considerava San Francesco un «genio religioso» capace di compiere grandi cose perché possedeva una «potenza creatrice di vita». Secondo padre Agostino Gemelli San Francesco d’Assisi era l’unico vero stigmatizzato nella storia della Chiesa. Le stigmate di Francesco non erano «manifestazione morbosa di uno stato psichico anormale». Contrariamente al pensiero di Portigliotti le stigmate non erano state prodotte da auto-suggestione o da isteria. Secondo il Gemelli solo in Francesco, secondo quanto descritto da Tommaso da Celano, le stimmate non sarebbero state delle semplici lesioni, dei «buchi» da cui sarebbe uscito il sangue, ma delle vere e proprie neoplasie, delle escrescenze carnose che avrebbero riprodotto addirittura gli stessi chiodi della crocifissione.
     Il Gemelli era un uomo di scienza e di fede; per lui le stimmate di Francesco non si potevano spiegare solo scientificamente perché trattasi di un fenomeno soprannaturale (Cfr. PAOLELLA F., Francesco, una «ipertrofia dell’affetto?» in «Intrasformazione», Rivista di Storia delle Idee, 2018, pp. 153-170, leggibile su Internet).
     Scrive Zdzislaw Jòzef kijas: «Nelle stimmate di Francesco non si devono vedere soltanto i segni dell’amore impressi dal Salvatore nel suo corpo. Essi nascondono qualcosa di più profondo, più importante, qualcosa che riguarda ogni essere umano, indipendentemente dal tempo e dal luogo. Le stimmate, in quanto segni dell’intervento di Dio, parlano in primo luogo della rinascita spirituale dell’essere umano…Le stimmate sono segno della fine della fuga da Dio, dell’accettazione della sua proposta di amicizia, della volontà di riaccoglierlo nella propria vita».

 

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San Francesco riceve le stimmate. Graduale del XIII secolo, ms 5, f. 181v.
Montalcino (prov. di Siena), Archivio comunale. Foto: Google immagini.

 

 

 

 

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