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La festa del SS.mo Crocifisso del 14-15 settembre 1980 a Rutigliano

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ss crocifisso-art laforgia

 

di Carmine Rocco Laforgia


CENNI STORICI

Secondo un’antica leggenda il SS.mo Crocifisso che si venera nella chiesa dei frati minori cappuccini di Rutigliano fu scolpito nella città di Brindisi da un grande artista per conto di un certo Castellano di Spagna. Compiuto il lavoro, ad eccezione della testa, che non fu né perfezionata né congiunta al corpo, l’artista depose tutto in una cassa per portarlo a Napoli e da qui inviarlo alla volta di Barcellona.
Partito da Brindisi con la propria “vettura” l’artista passò per Rutigliano, ma giunto nelle vicinanze del convento dei frati Cappuccini gli animali si fermarono e, per quante sferzate avessero ricevute, non vi fu modo di far proseguire loro il cammino. Così l’artista pensò di soffermarsi, per quella notte, nel convento chiedendo ospitalità al Superiore.
La mattina seguente i frati espressero il desiderio di vedere l’Opera; nell’aprire la cassa, con grande meraviglia, l’artista vide perfezionata la testa del Crocifisso congiunta al corpo tanto che rimase privo di sensi.
L’artista decise, in accordo con il Castellano di Barcellona, di donare il Crocifisso al convento dei frati Cappuccini.
Lo storico rutiglianese Lorenzo CARDASSI nel suo libro Rutigliano scrive:
Circa l’epoca poi della venuta del nominato Crocifisso in detto Convento per quante ricerche si siano da me fatte e in Rutigliano e nei vicini Comuni, che pur serbano antichissima tradizione di Lui, nulla di certo s’è potuto conoscere.
E’ probabile che il Crocifisso sia stato donato non molto prima del 1700.
Il CARDASSI inoltre riferisce alcuni avvenimenti storici realmente accaduti che vedono il Crocifisso protettore e prodigatore nelle tristi calamità che più volte hanno minacciato la nostra cittadina:
A testimoniare i prodigiosi effetti ricevuti dall’essere andato il nostro popolo a supplicare la Divinità per mezzo di Cristo Crocifisso, per fortuna potei rinvenire nella biblioteca degli ex frati Cappuccini un documento autentico in data del dì 15 settembre 1709, col quale il Sindaco di quell’anno Signor Pietro Giacomo Ventrella per mezzo di Antonio Franzese, Eletto, dichiara di aver ottenuto dai PP. la Sacra Immagine, onde portarsi in processione di penitenza per le vie della nostra città, e ritenerla nella nostra Maggior Chiesa, fino a tanto che non si fosse ottenuta una pioggia copiosa che avesse ristorate le nostre campagne e ricolme le nostre cisterne.
Probabilmente nell’anno 1709 il suddetto Crocifisso fu portato per la prima volta in processione.

DESCRIZIONE DELLA FESTA DEL SS.MO CROCIFISSO
RUTIGLIANO, 14-15 SETTEMBRE 1980

La festa del SS.mo Crocifisso ricorre nei giorni 14 e 15 settembre, il giorno 14 dalle ore 6,00 fino alle ore 9,30 circa nella chiesa dei frati Cappuccini, sede del Crocifisso miracoloso, vengono celebrate messe in continuazione; dopo le messe diversi fedeli chiedono una celebrazione oppure lasciano un’offerta.

Fuori la gente, le autorità civili e militari, le bande, attendono che la statua esca dalla chiesa.

 

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Piazzale del Santuario del SS.mo Crocifisso il 14 Settembre 1980. Il Crocifisso
esce dal Santuario. Foto Carmine Rocco LAFORGIA


Uscito il Crocifisso la processione si dirige verso la chiesa Matrice di Santa Maria della Colonna e san Nicola. Il Crocifisso viene portato a spalle da quattro persone che dopo pochi passi cedono il posto ad altre quattro persone e così via per tutta la durata della processione.
Giunta la processione in chiesa Madre, il Crocifisso viene collocato al lato sinistro del transetto. Dopo qualche minuto viene concelebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo della diocesi di Conversano-Monopoli mons. Antonio D’Erchia.
Dopo la messa, il Crocifisso viene portato nuovamente in processione per l’estramurale del paese per poi ritornare in chiesa Madre. Sui balconi di qualche casa vengono stesi dei drappi dalle tinte sgargianti: al passare del Crocifisso alcuni lanciano dei fiori e petali di rose.
Il giorno seguente, cioè il 15 settembre, si svolge la processione di rientro al convento; tale processione dura tre ore circa.
Rispetto agli anni scorsi a portare il Crocifisso a spalle non sono stati solamente gli uomini ma, per la prima volta, anche le donne.
Il Crocifisso miracoloso, un tempo portato processionalmente per le vie cittadine durante i periodi di siccità oggi rimane ben custodito all’interno della chiesa dei Cappuccini dato il suo indiscusso pregio artistico. L’ultima sua uscita in processione risale all’anno santo 1975. Normalmente la processione si svolge con un Cristo Crocifisso di pur bella fattura ma più moderno.
Il mattino del 14 settembre anziane e vecchiette giungono alla chiesa dei Cappuccini portando con sé ceri e candele, tutte fanno la comunione, dopo la messa si fermano qualche minuto in preghiera davanti al Crocifisso miracoloso; alcune chiedono una celebrazione per una futura protezione.

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Fedeli con ceri processionali il 14 settembre 1980
Foto Carmine Rocco LAFORGIA

Quando il 14 settembre il Crocifisso sosta in chiesa Madre a rientro della processione, diverse persone del popolo si avvicinano alla statua, la toccano, la baciano, alcune piangono in silenzio. Non essendoci altre forme espressive di religiosità da parte del popolo sembra che queste vengono ben tollerate dal clero.


IL PARERE DEL CLERO SULLA PROCESSIONE E SULLA FESTA

(le interviste pubblicate in questa ricerca sono state fatte da Carmine Rocco Laforgia e da Pietro Larizza. D= domanda, R.=Risposta)

1)    Intervista a don Martino Scarafile arciprete di Rutigliano

D. Come viene vissuta questa festa dalla gente di Rutigliano?
R. Dipende molto da noi sacerdoti, animare dal di dentro questa manifestazione, per cui per esempio da oggi alle 16,00 fino all’una di questa notte, ci sarà sempre un turno di veglia di preghiera nella parrocchia a cui invito i giovani.
D. A proposito dei giovani, effettivamente questa festa viene sentita dai giovani o è qualcosa di tradizionale che viene tramandata senza un contenuto?
R. I contenuti dobbiamo metterli noi, tutti quanti fare a gara a riempire di contenuti questa manifestazione che è bella e simpatica.

Dall’omelia del vescovo mons. Antonio D’Erchia emerge chiaramente l’invito al popolo, ai fedeli, di accostarsi soprattutto ai Sacramenti:  Miei cari è commovente lo spettacolo che state dando oggi, in questa festa a Gesù Crocifisso, come avete fatto ogni anno, come facevano i vostri antenati, ma è molto più edificante quando ciascuno di noi si accosta ai Santi Sacramenti per ricevere il frutto della morte e della resurrezione del Signore, allora davvero noi siamo in contatto immediato con Lui, allora davvero risorgiamo (…). Non dimentichiamolo è bello portare il Crocifisso, è bello ammirare il Crocifisso, è bello pregare dinanzi al Crocifisso, ma è molto più efficace per noi ricevere i Santi Sacramenti…
La preoccupazione del clero è quella di riempire di contenuti una manifestazione che rischia di ridursi a pura formalità, a sola tradizione.

 

INTERVISTA AL RETTORE DEL SANTUARIO DEL
SS.MO CROCIFISSO
PADRE PIO DA CURSI

 D. Da quanto tempo lei è responsabile del Santuario?
R. Se ricordo bene, dal 6 luglio del 1976, sono quasi 5 anni.

D. Cosa ci può dire circa la frequenza dei pellegrini? La loro provenienza?
R. Quando a Rutigliano nel 1954-55-56 io ero qui come sacerdote missionario però, ma non ero responsabile, non ero rettore del Santuario, ricordo in quel periodo una forte frequenza di pellegrinaggi, da Capurso, da Noicattaro e soprattutto da Triggiano e anche gruppi particolari della medesima Rutigliano. Questi pellegrinaggi da questi paesi vicino a Rutigliano in questi ultimi cinque anni ho notato quasi l’assenza, son venuti così alla spicciolata, direi in forma privata, ma a gruppo no, in questi cinque anni questi gruppi di pellegrini purtroppo io non li ho notati.

D. Questo fatto da che cosa dipende?
R. Veramente, adesso la gente non è più, diciamo, abituata a forme di gruppo, ognuno cerca di esprimere la propria religiosità in un modo individuale; difatti vediamo la carenza almeno nella Chiesa Cattolica, la carenza dei singoli gruppi; oggi i cristiani, i cattolici soprattutto quasi quasi non vogliono essere considerati in forma di massa, ma ognuno cerca di responsabilizzare personalmente la propria fede, il proprio credo e anche il proprio agire. Credo che sia questo uno dei motivi. Poi oggi con la vita che viviamo formare dei gruppi è più difficile di un tempo; con le fabbriche, il movimento, col progresso tecnologico purtroppo, penso io è un po' più difficile riunirsi e perdere quelle quattro-cinque ore, perché venivano a piedi!, e tornavano anche a piedi e poi tutti prima di ascoltare la messa, io ricordo in quei tempi passati, 25-26 anni fa, venivano, prima dicevano il rosario, poi si confessavano uno per uno e poi dopo la messa, il ritorno, quindi erano direi tre-quattro ore, purtroppo oggi, in gruppo, queste tre-quattro ore è un po' difficile trovarle.

D. Quale era il comportamento religioso di questi pellegrini, le loro forme espressive?
R. Qui non ho visto forme di isterismo, ma un popolo più evoluto, qualche lacrima l’ho vista anche, ma casi particolari; una grazia che sta a cuore e che la chiedono con più forza, e questa forza interna viene anche a esternarsi con le lacrime, con il pianto; ma di grida, di tirarsi i capelli, non so, di andare con la lingua per terra, o in ginocchio, cose che ancora esistono nel leccese, nel mio paese o nella mia zona, qui purtroppo con gente più evoluta, queste cose io non le ho notate.

D. Secondo lei che importanza ha per la loro vita l’andare al Santuario, perché ci vanno?
R. Certamente non hanno avuto una lettera di precetto, se sono venuti vuol dire che credono o hanno creduto in Cristo e da Cristo aspettano quelle grazie necessarie per vivere meglio. Io penso che sia questo il motivo. Io a nessuno ho domandato perché sei qua, anche chi ha chiesto la comunione o che ha dato l’offerta, o ha chiesto la Santa Messa, io a costoro non ho fatto nessuna domanda specifica; ma vedendo queste persone che agiscono in tal modo debbo credere che loro qui vengono per fede e da Gesù aspettano quelle cose che noi poveri mortali e poveri uomini non possiamo loro concedere.

D. I pellegrini, quando finisce la Messa, di solito chiedono una celebrazione; per quale motivo la chiedono?
R. Per una futura protezione, per lo più direi in suffragio dei cari morti, o per ringraziare Gesù.

D. Quest’anno abbiamo visto una cosa nuova: cioè che il Crocifisso è stato portato a spalle anche dalle donne per la prima volta. Per lei è giusto che anche le donne lo portino?
R. So con certezza che esiste un decreto della Conferenza Episcopale Pugliese nel quale in un modo esplicito si proibisce alle donne di portare statue o immagini di Madonne o di Santi e dello stesso Crocifisso; io non sono intervenuto perché c’erano i parroci, c’era anche l’arciprete, quindi so con certezza che si è agito contro la volontà espressa dalla gerarchia, però personalmente nel vedere queste giovani che con grande entusiasmo si sono alternate agli uomini, come cristiano sono rimasto molto contento; quindi Gesù è morto per l’uomo, per il sindaco, per il comandante delle guardie, per i sacerdoti, ma è morto anche per le donne, e come l’uomo cerca di dare questo omaggio, questa lode portando quella base che è pesante con lo stesso Crocifisso sulle proprie spalle, anche la donna che sa, che è convinta che Cristo in un modo particolare ha operato per lei donna, salvandola da certe schiavitù, quindi anche la donna si sente in diritto ed anche molto molto felice di portare questo Cristo che lo chiama suo Salvatore.

Fino ad oggi chi portava il Crocifisso a spalle erano solamente gli uomini, massimo di 50-60 anni, ad alcuni di questi ho chiesto il motivo, mi hanno detto che è per “tradizione”, invece le donne che per la prima volta hanno portato il Crocifisso hanno accennato alla devozione.
     Interessante per me è stato il caso di una vecchietta che tanto desiderava portare il Crocifisso ma per ovvi motivi di salute non era stata accontentata:

D. Signora, lei ha portato il Crocifisso?
R. No

D. Perché?
R. Perché mi hanno detto “ora basta (per le donne) portare Gesù”.

D. Ma lei lo voleva portare?
R. E sì, lo volevo portare.

D. Perché lo voleva portare?
R. Ebbè, una devozione, ho un figlio di 35 anni ammalato da 8 anni. Un figlio che non capisce più niente, so io per quel figlio che piaga ho nel cuore…

 

INTERVISTA AL SINDACO
DOTT. PASQUALE MOCCIA

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D. Per quale motivo lei è venuto qui alla festa?
R. Ma, oltre che per rispettare una tradizione che vede sempre presenti gli amministratori a questa manifestazione religiosa, anche per rendere omaggio al Crocifisso miracoloso che è qui a Rutigliano in questa Chiesa dei Cappuccini, io direi soprattutto per questo secondo motivo.

D. Ha notato una differenza dagli anni passati, cioè c’è qualcosa che si evolve oppure c’è una stasi nella gente?
R. Ma no, io penso che sia un momento di rinnovamento di fede, non è che c’è una stasi, insomma, si ripropongono certi valori cristiani nei quali si crede.


INTERVISTA AD ALCUNI AMMINISTRATORI

DEL COMUNE DI RUTIGLIANO

Intervista ad un assessore comunale
D. Per quale motivo è venuto qui alla festa del Crocifisso oggi?
R. Siamo venuti (l’assessore è insieme ad un consigliere comunale) per un diritto che ci spetta come amministrazione perché è l’obbligo nostro partecipare a questa festa.

D. Quindi è soltanto un protocollo?
R. Soltanto è un diritto che si rispetta e allo stesso tempo perché ci tengo a questa festa come cattolico, come laico socialista, ed è mio dovere.

Intervista ad un consigliere comunale 
D. E per lei invece?
R. Ma, diciamo che in parte mi associo alla dichiarazione che ha fatto l’assessore, ma aggiungo anche che diciamo è qualcosa di religioso che ci tira fin da diversi anni, è una procedura che c’è sempre stata, quindi anche noi con cuore lo facciamo lo stesso.

Intervista ad un altro consigliere comunale 
D. Per quale motivo siete venuti qui alla festa?
R. Perché è una tradizione venire sempre alla festa.

D. E’ un dovere dell’amministrazione locale?
R. No, è dovere da parte dell’amministrazione, ma il dovere per la Chiesa è un’altra cosa: ho avuto l’invito dall’amministrazione e sono venuto a fare il mio dovere di partecipare a questa manifestazione, a questa processione.

Molti assessori e consiglieri comunali, compreso il sindaco, porteranno il crocifisso a spalle durante la processione.

Secondo il parere di un sacerdote intervistato, Don Agostino PEDONE, di Rutigliano, le differenze tra il 3 maggio e il 14-15 settembre sarebbero queste: quella di maggio è prettamente intima, spirituale, ecclesiastica, senza alcuna manifestazione esteriore diciamo pubblica; mentre quella di settembre, insieme a quella intima, ecclesiastica si unisce la manifestazione gioiosa del popolo con quelle escandescenze anche esagerate che il popolo sa dare nella sua ingenuità.

Il 3 maggio 1980 un contadino anziano mi ha detto:
“Prima c’era la fame, la guerra, la gente veniva piangendo ad implorare aiuto e protezione”, “oggi c’è il benessere”, “c’è la lira in più”, “la nuova generazione cambia il sistema”, “la gente bada più ai divertimenti”, “la nuova generazione non ha conosciuto la fame, è nata nella pancia della vacca grassa”, “anzi, se il Signore di questi tempi (maggio) come ha fatto avantieri, faceva piovere, cresceva il grano e si piangeva alla croce di Cristo (per ringraziamento), mentre adesso se ne frecano perché ci sono i pozzi artesiani, la democrazia, il Mercato Comune Europeo, e allora noi anziani veniamo, ma i giovani no”, “con la vita che viviamo, con le fabbriche, il movimento, col progresso tecnologico, formare dei gruppi è più difficile di un tempo”.
   

Alle donne più anziane abbiamo chiesto il motivo della loro partecipazione alla processione, ci hanno risposto così: “perché ho avuto una grazia”, “un miracolo”, “veniamo per ringraziare Gesù”, “Dio ci assiste, ci protegge, vede la campagna”, “E’ il Santo più grande”, “perché ho fatto un voto”.

     Un gran numero di intervistati ha notato un grande cambiamento rispetto al passato. Prima il popolo veniva in pellegrinaggio dai paesi vicini: Mola, Triggiano, Noicattaro, Conversano, Turi, Casamassima; veniva a piedi, piangendo, pregando. Oggi tutto questo è solamente un lontano ricordo. I pellegrini, ormai invecchiati, preferiscono venire da soli o in due con il treno o l’auto.

I motivi del legame tra i Rutiglianesi e il Crocifisso miracoloso sono vari e possono essere individuati in tre filoni principali:
1)    la devozione – E’ l’insieme di gesti e riti percepiti come significativi per la propria vita: visitare il Crocifisso, ascoltare la Santa Messa, chiedere una celebrazione, lasciare un’offerta, accendere un cero, partecipare alla processione, portare a spalla la sacra immagine, pregare e cantare inni. In sostanza sono questi, segno di invocazione, di protezione e di ringraziamento;
2)    la tradizione – E’ il nesso storico tra presente e passato, tra riti vissuti con i genitori ed esigenze di rincontrare gli amici del paese. E’ infatti questo il vincolo più intimo con Rutigliano di chi vive lontano al Nord d’Italia o all’estero.
 E’ anche questa la dimensione in cui gli insegnamenti ricevuti nella propria famiglia trovano concreta espressione, schiudendo nel presente rinnovati orizzonti di valori umani e cristiani;
3)    il divertimento – Per i più giovani, non ancora inseriti nella struttura sociale, è la modalità preferenziale di vivere la festa. I forestieri stessi vivono soprattutto questa dimensione tra le luci di artistiche luminarie, trovando attrazione e svago nel parco giochi e nell’ascolto delle musiche dei concerti bandistici e gustando anche, per l’occasione, sedano, nocelle e i tipici “gh-mm-reed”, presso i fornelli schioppettanti delle beccherie (Cfr. AA.VV.,Il Santuario del SS. Crocifisso di Rutigliano – Bari, 3-V-1984, Edizioni Levante s.n.c., Bari, pp.19-20).

Ma andiamo più indietro negli anni, vediamo un po' com’era nel 1709 e nel 1876. Lorenzo CARDASSI, storico rutiglianese nel suo libro Rutigliano ha lasciato interessanti testimonianze circa la religiosità del popolo rutiglianese di quel tempo:

  1. A dì 15 Settembre 1709, Sindaco D. Pietro G. Ventrella, il SS.mo Crocifisso fu portato in processione di penitenza per tutte le strade di Rutigliano con tutto il popolo e con tutti i preti che lo seguivano con pianto universale, tanto che non si ricorda cosa simile ancora. Fatta la detta processione di penitenza con la croce della Settimana Maggiore, detto Crocifisso fu deposto nel coro della Chiesa Matrice circondato da gran quantità di cerei; e stette ivi per otto giorni, facendosi ogni giorno una predica al popolo, perché si fosse ravveduto dei propri falli, ed avesse meritato il divino perdono e le grazie, che gli facevano bisogno. E non ancora erano passati gli otto giorni che subito cadde una pioggia abbondante, che saziò tutti con essersi piene le cisterne…
  2. Abbiamo però noi documenti antichi e moderni per dire lo stesso del mese di Aprile 1876, quando non solo per gli uomini e le bestie l’acqua si fa necessaria ed indispensabile, ma per le piante ed i verdeggianti prati che proprio in quel tempo ci danno indizio certo di una prospera, o magra raccolta. In poche parole nell’Aprile di quell’anno siccome non pioveva da diversi mesi, il grano e le biade cominciavano a seccare. A tal stato miserevolissimo si era qui giunto in Aprile 1876! Si rivolse allora il pensiero a Colui, che in simili rincontri ci fu sempre largo di grazie e favori. Anche i comuni vicini a Rutigliano si trovavano nelle stesse condizioni. “… il giorno 21 Aprile, venerdì della settimana di Pasqua, doveva farsi in Rutigliano una processione di penitenza con la Sacra Immagine, da essi pure conosciuta e venerata (cioè dal popolo dei comuni vicini a Rutigliano). Ed in quel giorno, per noi segnalato, i forestieri vi accorsero a migliaia: l’affollamento fu grandissimo, anzi immenso e commovente. All’apparire della Immagine venerata sulla soglia della Chiesa, proruppe l’immenso popolo, nel numero di circa 10 mila, in un pianto dirotto, commoventissimo, generale, come di un sol uomo. I lamenti più strazianti poi furono dei più tormentati…dei poveri!!. Da Castellana, Conversano, Mola, Noicattaro, Capurso, Triggiano, Carbonara, Montrone, Canneto, Casamassima, Turi, Sammichele, e perfino da Corato giunsero qui popolani in grandissimo numero. Sul volto di ciascuno leggevasi la mestizia per le proprie sciagure e la speranza di essere soccorsi dal cielo…E non ancora erano passati gli otto giorni, che a dì 26 Aprile, senza alcun indizio di vicina pioggia, senz’alcun tuono, videsi prestamente il cielo rannuvolato e darci una pioggia continua per più ore, copiosissima, benefica oltre ogni dire.

 

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Crocifissione, opera della prima metà degli anni ’80 del XX secolo di Carlo Suglia

 

Foto Carmine Rocco Laforgia

Vicino alla Villa Pesce-Pappalepore, in via San Franceso d’Assisi, a Rutigliano, nei pressi del Santuario del SS.mo Crocifisso, vi è un cappellone nel quale è raffigurato un dipinto di Gesù Crocifisso con le Pie Donne. Lo stato di conservazione dell’intero dipinto è mediocre per cui è necessario un urgente intervento di restauro.

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Cappellone sito nei pressi della Villa Pesce-Pappalepore a Rutigliano, vicino al Santuario
del SS.mo Crocifisso. Dipinto raffigurante Gesù Crocifisso con le Pie Donne. Foto Carmine Rocco Laforgia

 

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Foto di apertura: Crocifisso miracoloso custodito nel Santuario del SS.mo Crocifisso a Rutigliano. Foto del 05/05/1978 di Carmine Rocco Laforgia

 

 

 

 

 

Commenti  

 
+1 # Filomena Gagliardi 2026-09-18 21:12
Articolo interessante e ben strutturato, un sentito grazie a Carmine Laforgia.
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0 # Sergio 2026-09-18 13:35
La più brutta festa del Crocifisso è stata quest'anno, strade e marciapiedi dissestati, sporco ecc.
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0 # MariaGrazia Lepore 2026-09-16 04:02
Grazie caro Vito.Articolo molto interessante.Le ggere l' intervista di don Martino,che emozione. ❤️
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+1 # 3iN16~4h0nCl 2026-09-19 16:00
L'articolo lo ha scritto Carmine Laforgia, *
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0 # Checco 2026-09-15 21:15
Articolo interessante. - Anche nel benessere c'è la malattia e Cristo la nostra speranza.
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