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Quei 55 giorni di 46 anni fa, per chi non era ancora nato e per chi ne ha perso memoria

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Quei 55 giorni di 46 anni fa
(Un ricordo dedicato a chi non era ancora
nato e a qualcun altro dalla memoria corta)

di Peppino Amodio

La mattina del 16 marzo 1978, a Roma in Via Fani, le Brigate Rosse sequestrarono il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, facendo strage dei cinque uomini della sua scorta, con un assalto armato, che qualcuno definì “di geometrica potenza”.
Perchè quell’attentato?  Perchè quel giorno?
Il Presidente Moro si stava recando alla Camera dei Deputati dove quella mattina si doveva votare la fiducia ad un governo composto da ministri tutti democristiani, ma  che avrebbe avuto il sostegno esterno del Partito Comunista Italiano.

Il governo ottenne la fiducia il giorno stesso, sull’onda dell’emozione provocata dall’attentato di Via Fani.
Come è noto, su questo attentato esistono tonnellate di documenti politici, parlamentari, giudiziari, giornalistici e di inchiesta, ma non vi è ancora una risposta che possa considerarsi definitiva, tenuto conto della complessità delle implicazioni politiche dell’attentato.
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Credo che, comunque, in estrema sintesi e semplificazione (di cui mi scuso), si possa almeno sostenere chel’attentato fu compiuto per tentare di non far nascere quel governo, che era il frutto di una intesa tra i due principali Partiti, fino ad allora antagonisti, stabilitasi nell’ottica di una “solidarietà nazionale”, che servisse a rifondare il Paese in profonda crisi politica e sociale.
L’obiettivo dell’attentato era far fallire quella intesa, già complicata di per sé.
Compromettere quella intesa era nell’interesse delle Brigate Rosse, che miravano a “disarticolare” lo Stato per creare le condizioni di uno “sbocco rivoluzionario” della crisi.

Per ragioni opposte, ma convergenti nel fine, il fallimento di quell’intesa era anche nell’interesse tanto degli Stati Uniti, che osteggiavano l’ingresso del Partito Comunista nell’area di governo, quanto dell’Unione Sovietica, che non voleva che il Partito Comunista sperimentasse una strada per la conquista del governo diversa rispetto a quella praticata nei Paesi dell’Est Europa.

Non so se avremo mai una risposta esauriente.
L’Italia rimase impressionata e smarrita di fronte all’attentato ed alle domande che, da subito, suscitava.
Furono momenti drammatici per un Paese già sfiancato da una violenza politica quasi quotidiana, che si aggiungeva alla violenza endemica della mafia.
Di quel 16 marzo 1978 ricordo che rimasi terribilmente scosso, forse, ancor più di altri, perché ero fortemente impegnato nella militanza politica.

Come tanti, oltre allo sgomento, vivevo la preoccupazione di capire se l’attentato fosse anche stata la prima manifestazione di un piano più vasto e più drammatico, il cui fine fosse l’indebolimento o, addirittura, la messa in discussione della democrazia nel nostro Paese.pepino-impastato
Probabilmente fu questa incertezza, o paura, a spingere alcuni di noi a chiedere che quel giorno fosse aperta la Sala Consiliare e che il suo impianto di amplificazione fosse collegato alla radio, che trasmetteva aggiornamenti continui sulla situazione.
E così, a Rutigliano la Sala Consiliare diventò il punto di riferimento e di aggregazione dei cittadini.
Eravamo tutti lì, ascoltavamo le notizie, parlavamo, ci confrontavamo tra noi e …. ci facevamo coraggio, stando insieme, non isolandoci, di ogni colore politico e anche senza, eravamo e ci sentivamo “un popolo”: offeso, ma non arreso.

Ne ho ancora un ricordo vivissimo, come di una delle esperienze più importanti della mia vita e che tuttora mi ispira nei momenti di difficoltà collettiva.
Forse, una cosa così quel giorno è avvenuta, in modi diversi, un po' dappertutto in Italia e, ancora forse, per questo abbiamo superato anche quella prova.
Seguirono i 55 giorni della prigionia di Moro convulsi e scanditi dallo scontro tra il “partito della trattativa” ed il “partito della fermezza”, dalle lettere di Moro dalla “prigione del popolo” e dalle polemiche che provocavano, dalle iniziative di Papa Paolo VI amico personale di Moro, dalle indagini che giravano a vuoto, dai depistaggi …
Da frastornare anche le persone più lucide.

Eppure il Paese, profondamente segnato, resse, non crollò, pur se gli effetti politici dell’attentato, nel tempo, furono di segno contrario a quello immaginato da Moro con la sua politica di intesa con il Partito Comunista.
Alla fine arrivò il tragico 9 maggio 1978 con il ritrovamento del cadavere del Presidente Moro in Via Caetani, nella tristemente famosa Renault rossa, emblematicamente a metà strada tra la sede della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana e quella della Direzione Nazionale del Partito Comunista, e fu il giorno della rabbia e della mestizia, manifestate anche da Papa Paolo VI durante la sua omelia funebre, in assenza del cadavere, per volontà della famiglia, in polemica con i rappresentanti dello Stato.

Quello stesso 9 maggio, in un lontano paese della Sicilia, a Cinisi, la mafia massacrava con un carica di tritolo Peppino Impastato, generoso e inflessibile militante antimafia.
La notizia di quest’altra orrenda morte sul momento fu sovrastata dal clamore mediatico provocato dal ritrovamento del cadavere di Moro, ma sicuramente il Presidente e Peppino, pur così diversi e lontani politicamente, vivono insieme nella mente e nel cuore di chi non può e non vuole dimenticare.
Come me.
Come moltissimi altri.

 

Foto
Aldo Moro: gettyimages.com, Public domain, via Wikimedia Commons
Peppino Impatato: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/52/Peppino_Impastato_1977.jpg

 

Commenti  

 
0 # Vito Antonicelli 2024-04-14 08:27
Ho letto e riletto questo bellissimo articolo.
Sei rimasto quello di sempre.
Attento, profondo, lucidamente obbiettivo.
Sei un figlio della nostra terra che continua ad elevare "l'asticella" della politica nel nostro COMUNE.
Mi convinco sempre più che, grazie a te, in....Rutiglian o si stia per dar vita ad una rinnovata stagione di impegno sociale e...di grande entusiasmo.
Continua così, stimolerai tanti giovani e....risveglier ai tanti, che sono cresciuti come te, e che hanno ancora tanta voglia di fare... e dare.....
Un abbraccio.
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0 # Franco Lombardo 2024-04-13 15:56
Ricordo vivo in chi in aveva il lume dell'intelletto che si ha il dovere di mantenere acceso
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0 # Dario 2024-04-13 14:52
Ottima articolo Peppino
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0 # franco larizza 2024-04-13 14:34
Bell'articolo, Peppino.
Complimenti!
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