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La grotta Le Rene sotto "attacco", terra movimentata e rischio crollo. Video

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di Gianni Nicastro

Non è normale che una importante testimonianza del passato sia oggetto di pratiche decisamente invasive finalizzate non sappiamo a cosa. La grotta Le Rene è sottoposta rispetto al livello campagna, qualcuno, con la ruspa, ha spinto inerti -rocce da scavo- e terra proprio davanti all’entrata e anche dentro la grotta. Fino a qualche settimana fa era completamente coperta dalla vegetazione, rovi, canne e fico selvatico; oggi le hanno scavato intorno estirpando la vegetazione ed erodendo, con mezzi meccanici, il terreno che contribuisce a sostenerla.

L’area in cui si trova è fortemente degradata dalla presenza di cementifici. Il piano campagna intorno alla grotta ha subìto una trasformazione. Il livello del fondo sembra sia stato alzato da uno strato di materiale inerte mischiato a rifiuti speciali da demolizione, mattoni, cemento armato, piastrelle, frammenti di marmo edilizio e plastica. Si è vista anche una batteria esausta per auto.
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Decine di secoli, forse un migliaio o anche duemila anni (la datazione non è certa), di storia attaccati a quella maniera, non si può vedere e tollerare. L’area sarà pure di proprietà privata, ma le testimonianze della storia antica, dell’antica presenza umana, sono patrimonio di tutti, dell’umanità.

La grotta Le Rene è stata letteralmente scavata nella friabile roccia del luogo (tufo); ha due camere piuttosto grandi, con nicchie e giaciglio. All’ingresso, sulla destra, c’è una nicchia più grande con un arco che, probabilmente, sorreggeva il soffitto e un pilastrino centrale. In questa meraviglia architettonica si notano pietre cadute, spinte forse dalla ruspa che ha livellato il piano campagna soprastante.

Chi ha fatto quei lavori sembra non avere per niente cura della grotta, dalla struttura ormai fragile non solo per il tempo trascorso, anche per questo tipo di pratiche invasive operate da chi vuole trasformare lo stato dei luoghi non sappiamo ai fini di cosa. Una trasformazione che non sembra avere finalità agricole, perché non è stata apportata terra, ma rocce e materiale edilizio di risulta (rifiuti speciali).

L’intera area su cui si trova la grotta, sottoposta a trasformazione dei luoghi, è zona agricola; al catasto risulta “seminativo arboreo”. Non solo il PRG la tipizza “Zona E”, ma, essendo vicino alle area archeologiche con vincolo diretto di Azetium e Cipierno, la indica pure come “zona di interesse archeologico”. E’ probabile che questa tipizzazione sia dovuta anche al fatto che in contrada Le Rene, poco distante dalla grotta, negli anni sessanta, e anche più tardi, sono stati rinvenuti reperti archeologici, vasi e ceramiche. Le Rene, infatti, è una zona archeologica con rinvenimenti riferibili all’eneolitico1.
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L’importanza archeologica di questa contrada è riportata in diversi studi e seminari. In “Archeologia delle Regioni d’Italia” si legge: “Piuttosto complessa resta invece la definizione della successiva fase eneolitica, lacuna forse dovuta allo stato della ricerca, basata quasi esclusivamente su contesti di grotta. Per la Puglia centrale si possono cogliere alcune linee di tendenza dei processi di formazione delle culture eneolitiche in siti all’aperto noti da ricerche di superficie: è documentata l’interruzione di vita di alcuni insediamenti preesistenti e uno spostamento dei nuclei d’abitato, come avviene per i villaggi di Le Rene, che sorge non lontano da Madonna delle Grazie, e Lama Rossa che si sviluppa nel territorio di Rutigliano, manifestando un cambiamento di gusto e di tecniche” 2.

Sulla stessa contrada la soprintendente per l’archeologia in Puglia, Francesca Radina, ha scritto: “Nell'insediamento di Le Rene ritornano gli impasti di Lama Rossa e si caratterizzano con più evidenza le forme decorate, con una gamma di varianti che trova confronti, in alcuni casi puntuali, con lo stile di Laterza” 3.

Stiamo, dunque, parlando di una zona di Rutigliano, Le Rene appunto, a grande vocazione archeologia nei pressi della quale c’è la grotta, l’ipogeo oggetto di un attacco senza precedenti dovuto alla trasformazione dei luoghi; una trasformazione che potrebbe aver reso molto fragile l’intera struttura della grotta. Se non si interviene puntellando innanzitutto l’arco della prima nicchia a destra dell’ingresso, e magari anche altre parti della grotta, il rischio è quello di ulteriori crolli, già avvenuti in passato, come testimoniano resti (massi) di soffitto che si rinvengono sull’entrata.

Ci ha sorpreso e rammaricato scoprire che la grotta Le Reni, una delle tre grotte presenti nella zona, nonostante si trovi nel mezzo di tre aree archeologiche con vincolo, non abbia, a sua volta, nessun vincolo di tutela. Un vincolo c’è, è quello del PUTT, la cui variante al PRG di Rutigliano fu solo adottata dal consiglio comunale ma mai approvata definitivamente dalla regione. Un vincolo decaduto e superato dall’approvazione del PPTR Puglia, nel quale non ho trovato nessun riferimento e nessun vincolo in relazione alla grotta Le Rene.

E’ chiaro che, al di là di vincoli e tutele formali, quella grotta esiste, racconta la storia della frequentazione umana di quel luogo in epoche molto antiche. E’ stata scoperta dallo storico nojano Sebastiano Tagarelli alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, sulla quale lo stesso Tagarelli ha brevemente scritto nel suo opuscolo “Necropoli di Azezio”.
“Soffermarmi nella descrizione delle «grotte» non mi sembra inutile impegno culturale”, scrive lo storico Tagarelli, “sicuro come sono -continua-  ch’esse pure spariranno, l’una dopo l’altra, per imprevedibili esigenze particolari d’interessi privati, così come, del resto, è già avvenuto -purtroppo- per quelle nel perimetro della cinta d’AZEZIO” 4.

Nello scritto di Sebastiano Tagarelli si legge forte la denuncia dello scempio e della distruzione del patrimonio archeologico di Rutigliano piegato agli interessi di chi trasforma il suolo per scopo agricolo o per altri scopi, comunque per interessi privati che possono anche essere legittimi quando perseguiti nella legalità e con tutte le necessarie autorizzazioni. “Non è forse questo mio timore -scrive ancora lo storico nojano- giustificato dai cinque secoli di demolizioni, di scavi e d’asportazioni e d’illeciti commerci, anche con l’Estero, fino quasi a non lasciar più traccia di AZEZIO?”.

Quel grido di denuncia e di allarme, indignato e appassionato, lanciato da Sebastiano Tagarelli nel 1969 non ha toccato la coscienza di nessuno della classe dirigente e culturale rutiglianese di allora. Non vedo, pure oggi, tante coscienze impegnate contro il continuo attacco allo stesso patrimonio archeologico, ancora in atto ad Azezio, o ai beni culturali storici e preistorici, come nel caso della grotta Le Rene. So che, nei giorni scorsi, è stata fatta una segnalazione alla Soprintendenza di Bari per i fatti documentati nel reportage video qui sotto pubblicato.

Ai fini della tutela di grotta Le Rene il comune di Rutigliano dovrebbe chiedere che vi si apponga un vincolo da parte della Soprintendenza archeologica o dei beni culturali. Intanto, vanno fermate quelle pratiche invasive e immediatamente serve un intervento che metta in sicurezza la grotta e tutto quello che rappresenta per la storia antica di quel luogo, per il patrimonio culturale della città di Rutigliano.

Buona visione

 

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1 Eneolitico Periodo finale del Neolitico, della durata di circa 8 secoli, nel quale compaiono accanto agli strumenti di pietra, che rimangono in assoluta preponderanza quantitativa, i primi oggetti di metallo, e precisamente di rame quasi puro. L’applicazione di questo termine varia notevolmente, a seconda che gli studiosi lo impieghino per definizioni di carattere cronologico (tra la fine del 3° e gli inizi del 2° millennio a.C.) oppure strettamente tecnologico o etnologico (per cui culture definite neolitiche apparirebbero contemporanee a culture e.).  Da http://www.treccani.it/enciclopedia/eneolitico/
2 Archeologia delle Regioni d’Italia, Collana diretta da Sergio Rinaldi Tufi. Puglia A cura di Giuseppe Geraudo, Bologna 2014, p. 62 Preistoria e Protostoria.
3 Francesca Radina, Soprintendenza Archeologica della Puglia, INSEDIAMENTI DELLA PRIMA ETA DEI METALLI IN TERRITORIO DI RUTIGLIANO (BARI), in ARCHEOLOGIA E TERRITORIO L'AREA PEUCETA, Atti del seminario di studi Gioia del Colle, Museo Archeologico Nazionale 1 2 - 1 4 novembre 1987, a cura di Angela Ciancio.
4 Sebastiano Tagarelli, Necropoli di Azezio, Officine Grafiche A De Robertis & F., Putignano 1969, p. 9-11.

 

 

 

 

 

 

 

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