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Everyday in Gaza, una serata all’insegna della solidarietà al popolo palestinese

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Domenica scorsa una full immersion nella questione palestinese in Piazza C. Battisti. Il Comitato Pro Palestina Rutigliano ha organizzato “Everyday in Gaza”, una serata piena di contenuti: proiezione di video, recitazione di un brano della scrittrice palestinese Ruba al-Sharif con sottofondo di chitarra dal vivo, stand di gastronomia palestinese e di Emergency, interventi di Amira Abuamra del Laboratorio Palestina - Cultura e Arti, del giornalista Gianni Nicastro e di Flavio Luperto di Emergency Bari.

La serata si è conclusa con il concerto del Quartetto pop-jazz “Cantina Club”. Il tutto, sul piano tecnico, si è potuto svolgere grazie a Franco Larizza che ha messo gratuitamente a disposizione il service e la gestione tecnica durante l’intera serata.

A presentare l’iniziativa e la scaletta dell’evento Katia D’Errico del Comitato Pro Palestina di Rutigliano. Il brano “La maledizione della sopravvivenza” della scrittrice palestinese Ruba al-Sharif è stato recitato in arabo e in italiano da Amira Abuamra e Marika Creatore dell’associazione Puntoeacapo. E’ stata proiettata un’intervista di Katia D’Errico a Giovanna Fotia di WeWorld, organizzazione non governativa italiana indipendente che lavora in tanti paesi nel mondo con progetti di cooperazione e aiuto umanitario promuovendo i diritti di donne, bambini, bambine e comunità locali.palestina-in-piazza-3

«Siamo a nove mesi circa dalla costituzione del comitato e abbiamo voluto questa serata per rivederci, rincontrarci e fare il punto della situazione che, aimè, non è migliorata come ci auguravamo all’indomani degli accordi di pace» ha detto Katia D’Errico che ha parlato del testo letto di Ruba al-Sharif. «L’autrice di questo brano -ha detto- è una giovane diciasettenne di Gaza. La parola sopravvivenza ritorna spesso in questo testo poetico». Nel caso del popolo palestinese «la sopravvivenza è una maledizione» ha aggiunto D’Errico, «perché, in realtà è l’effetto di una politica criminosa, criminogena e genocida da parte di un popolo (quello israeliano n.d.r.) che ha deciso di annientare, disumanizzare, torturare un altro popolo».

Si è passato poi agli interventi. Ha cominciato Gianni Nicastro, del comitato Pro Palestina di Rutigliano ponendosi una domanda: «può un paese distruggere un intero territorio urbano, massacrarne la popolazione fino al genocidio, in nome della lotta al terrorismo? No. Non è possibile, non dovrebbe essere possibile. Perché la lotta al terrorismo, in questo caso ad Hamas, si fa colpendo i terroristi, i loro capi, non donne e bambini».

«Dopo la “tregua” -ha aggiunto Nicastro-, cioè dall’ottobre 2025, Israele ha continuato il genocidio sulla popolazione di Gaza non più con i bombardamenti a tappeto, ma bloccando gli aiuti umanitari, centellinandoli; scatenando, così, una carestia indotta dall’assenza di cibo, di acqua potabile. Mancano farmaci, anestetici, bende. La popolazione di Gaza sta morendo di stenti e in condizioni igienico-sanitarie tremende e nessun organismo internazionale -e paese occidentale - alza un dito, cerca di fermare questa barbarie».

«Come fa l’Europa -ha aggiunto il giornalista- a non vedere che il “metodo Gaza” Israele lo sta esportando in palestina-in-piazzaLibano, qui con la scusa di Hezbollah, a Gaza con la scusa di Hamas. Come fa l’Europa a non vedere che Israele e Stati Uniti sono ormai diventati i maggiori destabilizzatori di un ordine mondiale basato sulla cooperazione e sul rispetto del diritto internazionale».

«Con due “stati canaglia” come Israele e Stati Uniti -ha concluso Nicastro- nessun paese al mondo è al sicuro, non lo è stata Gaza e la Cisgiordania, non lo è stato il Venezuela, il Libano, l’Iran. Non è al sicuro Cuba, paese pacifico e stremato da 70anni di embargo che Trump vorrebbe invadere per riportarlo ai bei tempi del dittatore Fulgencio Batista, quando Cuba era il “bordello degli Stati Uniti”».

L’intervento di Flavio Luperto si è concentrato sulla vita dei palestinesi, su come si vive a Gaza. C’è un ronzio minaccioso che tutti i giorni accompagna la vita dei gazawi. «E’ il ronzio dei droni» ha detto il rappresentante di Emergency, droni che controllano la popolazione. «Controllano ogni movimento dei gazawi, è una tortura». Ha parlato della famigerata “linea gialla” che gli israeliani spostano continuamente in avanti aumentando la zona sotto il loro controllo. «Questo vuol dire che ci sarà un maggiore sfollamento di queste persone, quindi un maggior rischio di malattie che attualmente stanno davvero stremando la popolazione palestinese». «Noi abbiamo iniziato il nostro lavoro in Palestina con un associazione palestinese completamente gestita da donne, una associazione che si prende cura della popolazione anche dal punto di vista sanitario».

Luperto ha riferito di una clinica costruita da Emergency dedicata alle donne gazawi. A gaza non è semplice portare a termine una gravidanza, «noi diamo questo tipo di supporto, abbiamo voluto fortemente questo ambulatorio». In un’altra clinica Emergency visita fino a quattrocento-seicento persone al giorno. «Partiamo dalla medicina di base fino ad arrivare poi alla stabilizzazione dei feriti più gravi con successivo trasferimento nelle strutture che parzialmente riescono a lavorare» perché i bombardamenti hanno distrutto quasi tutti gli ospedali e la mancanza di farmaci ed energia palestina-in-piazza-2elettrica rende difficile l’assistenza ospedaliera.

«Avvertiamo bombardamenti costanti -ha detto ancora Luperto- l’ultimo pochi giorni fa testimoniato da un video di un nostro medico nella Striscia. La situazione resta veramente compromessa, gravissima. Noi cerchiamo di continuare il nostro lavoro con le risorse che abbiamo a disposizione». Il rappresentante di Emergency ci ha, quindi, parlato delle grandi difficoltà che le associazioni umanitarie incontrano nell’operare in un contesto così compromesso sul piano umano, sociale ed economico e sempre sotto minaccia di bombardamenti.

«Emergency è una associazione indipendente e neutrale» e opera «grazie a questa indipendenza e alle donazioni che ci arrivano dai privati». «Parlare del lavoro di Emergency a Gaza -ha concluso Flavio Luperto- è una cosa molto importante. Vi invito a non distogliere lo sguardo da Gaza a non abbandonare i gazawi. Loro sentono il nostro supporto anche a migliaia di chilometri di distanza e lo sentiamo anche noi operatori umanitari; arriva tutto il nostro supporto lì dove la situazione è davvero difficile». Alla fine ha ricordato parole semplici, sintetiche, di Gino Strada ma che dicono tanto di Emergency: «Chi ha bisogno va aiutato».

«A gaza non è finito nulla» ha detto Amira Abuamra, «i bombardamenti continuano ancora, lo sfollamento continua ancora, i morti, ancora, solo che nessuno li vede e li conta più». Amira ha parlato di 85mila bambini orfani a Gaza e 38mila donne e palestina-in-piazza-4ragazze uccise tra ottobre 2023 ad ottobre 2025. «Questo vuol dire 47 al giorno, una ogni mezzora» ha detto riportando i dati dell’ONU. Non so se questa sia una guerra contro Hamas oppure contro le donne, si è chiesta Amira. «Era l’obiettivo primario di questo genocidio: per poter sterminare un popolo devi prima uccidere le donne -che sono le creatrici del futuro- e i bambini che sono proprio il futuro. E questo è stato l’obiettivo che Israele ha centrato bene», ha detto ancora Amira.

Ha denunciato il fatto che l’impunità internazionale di cui gode Israele gli permette di “conquistare” territorio su Gaza, Cisgiordania, Libano e Siria. Israele «potrà prendere quello che vuole e nessuno ne parla», interviene. «Io penso che quello che ha fatto Israele non sia soltanto di genocidio verso i palestinesi, è anche qualcosa verso di voi, qualcosa verso la vostra coscienza, verso i vostri diritti, la libertà, perché se continuiamo a guardare, a sentire queste notizie, a vedere questi cortometraggi e anche a manifestare… e poi, quelli che stanno su non ci sentono, o non vogliono sentirci. O la nostra voce non arriva, o noi non siamo così forti nelle nostre decisioni o nel nostro no, e c’è qualcosa che si sta perdendo, che non sta andando bene» ha continuato Amira nel suo intervento.

«Sentiamo chi sta bombardando, chi è proprio la causa del disordine mondiale, continua ancora a invadere, a bombardare, a uccidere, dalla Palestina al Libano, al confine con la Giordania, in Iran e altrove… Ed è come se non sia successo nulla». Insomma, Amira ha messo il dito nella piaga di un occidente, di paesi liberi e democratici che assistono al massacro del popolo palestinese e ora anche libanese senza muovere un dito, come se quello che sta lì succedendo sia lontanissimo quando, in realtà, è dall’altra parte del Mediterraneo, che è un mare piccolo, non è l’oceano.

Amira ha raccontato altre cose, della vita che continua a Gaza, di persone che sono tornate nelle loro case bombardate dove sono bastati un paio di muri ancora in piedi, chiusi con della plastica e materiali di fortuna, per ripopolarle. Nulla convincerà i gazawi ad abbandonare la loro terra. «Sono veramente orgogliosa di essere palestinese» ha concluso Amira, ed è scrosciato un applauso di condivisione e solidarietà.
Dopo gli interventi la serata è continuata con il concerto dei Cantina club, un interessante quartetto pop-jazz.

A breve pubblicheremo una sintesi video della serata.

 

Commenti  

 
+1 # Lino 2026-06-18 23:17
Allora, il video???
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