Israele Stati Uniti Italia Francia Germania… Tutti hanno paura di Francesca albanese
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- Pubblicato Venerdì, 13 Febbraio 2026 17:23
- Scritto da Gianni Nicastro
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di Gianni Nicastro
Una donna, una singola persona, sta mettendo in crisi stati e governi che sono grandi potenze economiche e militari dell’occidente, quello cosiddetto civilizzato e democratico. Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori occupati da tempo sotto un attacco senza precedenti nella storia delle Nazioni Unite e, direi, nella generale storia del mondo.
Sottoposta a sanzioni ad personam dagli Stati Uniti a luglio dell’anno scorso, sanzioni che le impediscono l’accesso alle banche, al suo conto corrente, di utilizzare le sua carte di credito. Le impediscono di spostarsi liberamente, men che meno di andare in America, e obbligano tutti gli altri a non avere rapporti con lei. Questo ha creato un grande vuoto intorno a lei perché, chi si avvicina e intrattiene qualsiasi tipo di contatto, subisce su di sé conseguenze pesantissime a causa di quelle sanzioni.
Perché le superpotenze occidentali hanno una così grande paura di questa donna? Lo spiega bene Amnesty International: “Questo è un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale». «I relatori e le relatrici speciali -continua il comunicato- non sono nominati per piacere ai governi o per avere popolarità ma per svolgere il loro mandato. Quello di Francesca Albanese è di promuovere i diritti umani e il diritto internazionale, un’azione essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza delle persone palestinesi nella Striscia di Gaza occupata. Queste sanzioni sono state emesse appena pochi giorni dopo che Francesca Albanese aveva pubblicato un suo nuovo report in cui descrive come le aziende abbiano tratto profitto dall’occupazione illegale da parte di Israele, dal suo brutale sistema di apartheid e dal suo genocidio tuttora in corso nella Striscia di Gaza”.
Questo è il problema. Non si è limitata a denunciare le disumane condizioni dei palestinesi, le continue violazioni del diritto internazionale e umanitario a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. E’ andata oltre il tollerabile per Tramp, Macron, Merz, Meloni… Ha colpito nel venale i sostenitori del genocidio del popolo palestinese, ha denunciato le imprese che hanno tratto e che ancora traggono profitto da questo genocidio.
Per le forniture militari la statunitense Lockheed Martin e l’italiana Leonardo S.p.A, la giapponese Fanuc Corporation, compagnie navali come l’A.P. Moller-Maersk A/S; poi anche L’IBM la Microsoft, Amazon…1 che forniscono consulenze informatiche al governo israeliano e tante altre imprese il cui elenco completo è nel rapporto della relatrice presentato all’ONU l’anno scorso, intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” in riferimento a quello che Israele sta facendo in Palestina con l’aiuto, il sostegno -o l’indifferenza- delle potenze occidentali che tanto potrebbero fare per fermare il massacro della popolazione palestinese, la ruberia continua della loro terra in Cisgiordania e la violenza inusitata, assurda e gratuita dei coloni israeliani sulla popolazione palestinese.
La cosa che a me dà più fastidio, come una polvere urticante, è vedere e sentire gli esponenti del governo italiano che, non solo non hanno detto e non dicono una parola di condanna del genocidio in corso a Gaza, ma difendono Israele, ne sostengono l’economia e i rapporti diplomatici. Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani è quello più inascoltabile: «Israele non è un paese criminale, cioè non ha compiuto crimini di guerra» ha detto ai microfoni di Rai3 il 12 gennaio 2025 a genocidio in corso a Gaza. «Quando la pulizia etnica della Palestina sarà terminata, Francesca Albanese sarà ricordata come una delle figure più belle e nobili del nostro tempo. Tajani, invece, sarà ricordato per avere sostenuto Netanyahu durante il genocidio del popolo palestinese», ha scritto oggi Alessandro Orsini sulla sua pagina facebook.
Ora, la Francia è partita all’attacco con la richiesta di dimissioni di Francesca Albanese da relatrice ONU per aver detto cose che in realtà non ha detto, richieste di dimissioni alle quali si sono accodate Germania e Italia. Le si rimprovera di aver detto che “Israele è il nemico comune dell’umanità”, non è vero. Basta farsi un giro sul web per trovare le dichiarazioni “incriminate” della relatrice e si capisce che non ha pronunciato quella frase. «Non ho mai detto che Israele è il nemico comune dell’umanità. Ho parlato dei crimini di Israele, dell’apartheid, del genocidio e ho condannato come nemico comune il sistema che non permette di portare i colpevoli davanti alla giustizia e di ottenere una cessazione dei crimini di Israele. Il nemico è il sistema economico e il sistema finanziario, le mie parole sono state manipolate» è quanto ha risposto la relatrice speciale alle accuse.
Siamo alle solite: si costruisce un falso, lo si attribuisce, lo si rilancia per portare il colpo finale alla reputazione e al lavoro di una relatrice speciale ONU che dovrebbe essere, invece, l’orgoglio dell’Italia e dell’umanità.
Solidarietà infinità, dunque, a questa donna coraggiosa, onesta, intelligente, capace, professionale; a questa “Davide” contro i Golia del mondo. La sua “fionda” ne ha colpiti tanti, mediocri capi di Stato, di governo e ministri che non riescono a smentire nulla delle sue denunce, scientifiche, frutto di indagini sul campo. Più l’attaccano, più ne chiedono le dimissioni, più la sua figura si fa grande, autorevole, stoica.
C’è tanta umanità che solidarizza con Francesca Albanese perché ne comprende il valore, la necessità storica della sua presenza in quella postazione perché ci vogliono persone oneste, sensibili, vere, incorruttibili per denunciare contro tutti i potenti del mondo occidentale il grande crimine contro l’umanità che Israele sta compiendo su una delle popolazioni più povere e indifese della Terra.
Solidarietà, viva e grande, dunque, alla relatrice speciale ONU Francesca Albanese
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1Da "INSIDE. Dentro la violenza di Israele. La Palestina nei rapporti di denuncia della relatrice speciale ONU", Francesca Albanese, Ed. Fuori Scena, 2025.




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