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Gli organi a canne delle chiese di Rutigliano, cinquecento anni di storia

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di Gianni Nicastro 

Venerdì scorso si è tenuta in Chiesa Madre la presentazione del libro “Gli antichi organi a canne delle chiese di Rutigliano” scritto da Dario Di Gioia e Giuseppe Lasorella. Presenti, oltre agli autori, l’arciprete parroco della Chiesa Matrice di Rutigliano don Emilio Caputo, Il sindaco di Rutigliano Giuseppe Valenzano, l’assessore al centro storico Francesco Paolo Valenzano e l’organologo Claudio Del Medico che ha presentato il volume. Moderatore dell’incontro il giornalista Gianni Capotorto

Gli interventi sono stati intervallati da momenti musicali interpretati da Giacomo Battista alla Viola e da Marinella Renna all’organo a canne presente nella Chiesa Madre che quella sera abbiamo ascoltato in tutta la sua suggestiva armonia, un suono antico, austero, che rimanda alla sacralità del luogo.
Il libro è «un bel lavoro di ricerca presentato da Dario Di Gioia e Pino Lasorella, una coppia di studiosi e ricercatori di storia locale» ha esordito Gianni Capotorto nella sua presentazione. «Sono trent’anni -ha aggiunto- che lavorano insieme e il cui lavoro ha permesso di ricostruire molte vicende storiche di Rutigliano e del territorio organo-a-canne-1circostante».

«Una serata che non è solo la presentazione di un libro, ma è un momento di valorizzazione della musica a cominciare dal nostro organo» ha detto don Emilio, aggiungendo che l’organo a canne della Chiesa Madre «si è fermato agli inizi degli anni ‘60» del secolo scorso «quando l’ultimo organista è stato don Vito Suglia. E’ don Vito Suglia che suonava quest’organo», quando il suono veniva prodotto attraverso un mantice che doveva essere movimentato a mano. Dopo il restauro della chiesa ad opera dell’arciprete Boccuzzi nessuno più lo ha suonato per un ventennio fino a quando nel 1985 «don Angelo Sabatelli ha voluto riprendere questo organo» ha detto ancora don Emilio.

«Rutigliano ha bisogno di queste pubblicazioni, un plauso, dunque, va a Diario e a Pinuccio per la loro dedizione alla ricerca storica della nostra comunità» ha detto l’assessore Francesco Paolo Valenzano. «Questa pubblicazione sugli organi a canne delle chiese di Rutigliano -ha detto ancora l’assessore- aggiunge sicuramente un tassello alla storia del nostro paese. Da questa pubblicazione si percepisce il fermento culturale e musicale del nostro paese».

Il sindaco ha espresso gratitudine nei confronti degli autori del libro «per il lavoro di ricerca che hanno condotto in questi mesi, un lavoro che si è svolto tra diversi archivi, Rutigliano, Conversano, Roma e che ha riguardato un periodo di tempo molto vasto, addirittura dal XVI al XX secolo».
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Dopodiché la parola è stata data al relatore principale, all’organologo Claudio Del Medico che ha ringraziato gli autori del libro per il lavoro complesso svolto su una tematica altrettanto complessa che ha scoraggiato gli storici dall'intraprendere uno studio sull’organo a canne ai fini di una pubblicazione. «Dario e Pinuccio, però, non sono stati timorosi, hanno raccolto la sfida nel migliore dei modi da punta di diamante degli storici rutiglianesi quali sono». Insomma, i due autori non potevano avere complimento migliore, tra l’altro da un cultore della materia perché Claudio Del Medico è un grande esperto di organo a canne, ne conosce la storia, le varie tecniche di costruzione, i problemi di manutenzione e, soprattutto, conosce gli artigiani, i costruttori di organi delle chiese di Rutigliano. Una cultura sulla materia, e un eloquio anche, che l’altra sera, in Chiesa Madre, ha incantato. Del Medico ha parlato per circa un’ora snocciolando date, nomi, tecniche, storie legate agli organi presenti nelle chiese di Rutigliano districandosi, con grande confidenza narrativa, nelle vicende storiche legate a questi straordinari strumenti e all’organo a canne della Chiesa Madre in modo particolare. 

Il libro di Di Gioia e Lasorella racconta una storia che parte dal XVI secolo, 500 anni di storia organaria frutto di una poderosa ricerca archivistica. «La notizia più antica in nostro possesso di un organo rutiglianese -ha spiegato Del Medico- risale alla metà de XVI secolo, al 1559 ed è venuta fuori da un archivio non rutiglianorgano-a-canne-3ese, da un archivio putignanese dove si parla di un organaro di nome mastro Candiloro Fanelli che realizza a Putignano un organo uguale ad un altro strumento che ha già realizzato qui a Rutigliano nella collegiata, nella Chiesa di Santa Maria della Colonna e San Nicola». 

Una storia antica, dunque, quella degli organi a canne, che andava raccontata e i due autori lo hanno fatto con grande professionalità.
«Ci auguriamo -ha detto Dario Di Gioia-  che questo nostro studio, oltre ad aggiungere un ulteriore tassello alla storia e alla conoscenza del patrimonio storico ed artistico di Rutigliano, possa contribuire alla rinascita dell'interesse verso gli antichi organi a canne di Rutigliano, non solo per la loro bellezza estetica e per il suono sublime e inconfondibile, ma anche perché parte della nostra storia e della nostra identità, in quanto per secoli hanno accompagnato il canto in chiesa durante le celebrazioni liturgiche, qui dove il canto da individuale si fa collettivo e dove, come diceva Sant' Agostino, chi canta prega due volte». 

Il libro è anche un tributo agli organari che, ha concluso Dario Di Gioia, «i preziosi organi hanno costruito», ai «maestri di cappella, ai cantori, ma anche ai tiramantici, che pazientemente azionavano una manovella per fornire l'organo di aria e, fuori dalle chiese, ai menestrelli che di notte giravano per Rutigliano suonando una chitarra o un colascione». 
Insomma, un libro che racconta la storia di un particolare strumento attraverso cinque secoli e che è anche «un tributo a tutta la musica, perché -ha chiosato Di Gioia quella sera- la musica, anche quella liturgica, è parte della colonna sonora della nostra esistenza».

 

 

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