Pietro De Bellis (1834-1901). Un educatore dell’Italia postunitaria
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- Pubblicato Giovedì, 19 Marzo 2026 17:05
- Scritto da Vito Castiglione Minishetti
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di Vito Castiglione Minischetti
Pietro De Bellis fu ricordato dai contemporanei come figura di forte personalità, contraddistinta da fermezza morale e rigore di carattere. Di modi spesso severi e austeri, seppe nondimeno guadagnarsi il rispetto di quanti ebbero occasione di frequentarlo. Alla rigidità che traspariva anche nell’aspetto esteriore corrispondeva un temperamento leale e schietto, improntato a principi saldi: il senso della giustizia, la rettitudine e l’attenzione per la verità orientarono costantemente la sua condotta, tanto nella sfera privata quanto nell’attività professionale. Anche coloro che non gli furono particolarmente vicini ne riconobbero generalmente l’integrità morale e la dedizione all’impegno educativo.
Nacque a Putignano il 6 marzo 1834, da Lorenzo, «massaro», fu Pietro Paolo, proprietario terriero appartenente al ramo dei De Bellis di Rutigliano, e da Anna Teresa Losavio di Putignano. La famiglia, di agiata borghesia rurale e di salda tradizione cattolica, era legata alla proprietà e alla gestione delle terre e curò con particolare attenzione l’educazione dei sette figli1, orientandoli agli studi secondo un modello formativo che nell’Ottocento costituiva non di rado un segno di distinzione sociale. Compì i primi studi nel seminario di Conversano, allora tra i più attivi della provincia di Bari, distinguendosi per l’impegno nello studio dei classici e per l’interesse verso il latino e la lingua italiana.
Negli anni Cinquanta si trasferì a Napoli per approfondire lo studio della lettere italiane presso l’Università; intorno al 1854-1855 si iscrisse, come molti giovani dell’epoca, alla benemerita scuola di Bruto Fabbricatore, che gli riservò particolare attenzione nelle sottili discussioni grammaticali e linguistiche legate allo studio dei classici italiani.
Tornato a Conversano come insegnante, introdusse metodi più moderni e più vivi nell’insegnamento della lingua italiana, promuovendo una scrittura chiara e rigorosa. Era profondamente convinto che l’educazione potesse rafforzare il carattere e la libertà d’animo di un popolo indebolito da secoli di servitù.
Formatosi alla scuola del vescovo-patriota di Conversano Giuseppe Maria Mucedola, godette della stima dello stesso Mucedola e di Domenico Morea per la sua dottrina e la sua preparazione. Fu vicino ai circoli liberali meridionali, in particolare ai capi del Comitato liberale barese-basilicatese. Da fervente patriota antiborbonico accolse con entusiasmo l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli nel 1860, vedendo realizzarsi il sogno dell’unità nazionale.
Fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani, e De Bellis chiese e ottenne di entrare come insegnante di lettere nei regi licei per continuare la sua missione educativa. Nel 1862 fu nominato professore di lettere italiane nel liceo di Reggio Calabria; successivamente ricoprì lo stesso incarico a Lecce fino al 1868. Per le sue speciali attitudini direttive fu promosso preside a Benevento; nel 1870 fu mandato come preside-rettore nel Convitto Nazionale “P. Galluppi” di Catanzaro, dove rimase per sei anni educatore di quella gioventù. In seguito fu trasferito a Salerno e ad Avellino.
Dal 1878 al 1886 fu preside-rettore del prestigioso Liceo-Ginnasio “G. Palmieri” di Lecce2 . La sua fama di amministratore rigoroso e interamente dedito alla scuola crebbe al punto che il Ministero della Pubblica Istruzione gli affidò incarichi delicati, come quello di commissario regio per un’inchiesta amministrativa nel Convitto Nazionale di Campobasso (1881-1882). Nel 1882-1883 ebbe inoltre l’incarico di ispezionare, per la parte letteraria, tutti gli istituti regi della Sardegna, attirandosi ‒ a causa della sua tempra dura e inflessibile ‒ forti reazioni; un giornale sardo, «Il Risveglio», pubblicò persino tre articoli, poi raccolti in un opuscolo, contro l’ispettore De Bellis, enumerandone ironicamente titoli e qualifiche3 .
Nel 1883-1884 fu inviato a riorganizzare la Biblioteca di Brera (Biblioteca Nazionale Braidense) di Milano, dove operò con competenza e attenzione nella gestione. Dal gennaio 1885 al settembre 1886 fu incaricato, come commissario regio, di riordinare l’amministrazione, il sistema d’istruzione e le norme di ammissione degli alunni del Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella di Napoli. Anche in questo caso la lotta fu aspra, poiché rilevanti interessi dovevano essere ricondotti entro il rispetto della legge. L’uomo che i detrattori definivano tiranno e despota, e forse profano, si mostrò invece sincero estimatore della musica classica, favorendo e sostenendo giovani talenti che avrebbero poi dato lustro al nome italiano in patria e all’estero.
Dal 1886 al 1887 fu chiamato al Ministero della Pubblica Istruzione e successivamente nominato Provveditore agli studi a Benevento. Tuttavia, nel 1890, a seguito dei contrasti sorti durante la difesa del regolamento interno del Convitto Nazionale, preferì dimettersi e chiedere il collocamento a riposo all’età di cinquantasette anni, rinunciando così a una carriera che pure aveva onorato con i numerosi servizi resi alla pubblica istruzione.
Nella sua difficile carriera di amministratore e ispettore, De Bellis ‒ come scrisse un collega e amico ‒ «non conobbe mai la serenità di un’esistenza facile: l’ilarità non apparve quasi mai piena sul suo volto, sempre velata da una malinconia profonda».
Ritiratosi a vita privata nel 1890, divise gli ultimi anni tra Napoli e la villa di famiglia a Rutigliano, dedicandosi nuovamente agli studi grammaticali e linguistici4, ai quali aveva sempre riservato una particolare passione. Assistito negli ultimi mesi nella lunga e penosa malattia dal cugino Dr. Nicola De Bellis, morì a Napoli il 17 marzo 1901, lasciando un’eredità morale e culturale significativa per l’Italia postunitaria.
Pietro De Bellis appartenne a quella generazione di letterati ed educatori di cui fu capo Basilio Puoti, che, insieme a figure come Francesco De Sanctis e lo stesso Luigi Settembrini, contribuì a rigenerare la cultura e la coscienza civile della gioventù italiana nell’Ottocento.
Alla sua morte, numerose personalità del mondo culturale e accademico ne ricordarono l’opera: tra esse il prof. Enrico Cocchia dell’Università di Napoli, il filosofo Sebastiano Maturi, il prof. Mauro Serrano, suo collega, il prof. Donato Jaja dell’Università di Pisa, il senatore Giuseppe Senales, il prof. Giuseppe Chiaia, provveditore agli studi della Provincia di Bari, e il prof. Domenico Morea, rettore del Seminario di Conversano, che riconobbero in lui un raro esempio di rettitudine e di dedizione alla scuola pubblica5.
Il 28 febbraio 1904 il Comune di Rutigliano volle onorarne la memoria intitolandogli una delle principali vie cittadine6, riconoscendo in lui un concittadino di grande intelligenza, cultura, integrità e profondo amore per le istituzioni nazionali.
Nota
La foto della villa proviene dal sito web (https://www.nobili-napoletani.it/Bellis-de.htm), e quella del ritratto di De Bellis giovane dall’art. di L. De Bellis, Un personaggio : Pietro De Bellis… cit.; la fotografia del ritratto di De Bellis in età avanzata è tratta dall’opuscolo In memoria del Cav. Uff. Prof. Pietro De Bellis, r. provveditore in riposo, Bergamo 1901.
Nel portale della Villa Masseria di Rutigliano, in contrada Bigetti, si può leggere l’iscrizione: «Hanc sibi cum maxime dilectam domum in ampliorem formam ornatioremque redegit Petrus De Bellis», ovvero: «Pietro De Bellis rinnovò questa casa, a lui particolarmente cara, rendendola più ampia e più elegante, nell’anno 1894».

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1 Fratelli e sorelle del personaggio furono: Francesco, possidente; Vito, colonnello; Domenico, proprietario; Matteo, poi frate Agostino dell’Ordine stesso; Lucrezia e Angela, cfr. L. De Bellis, «Un personaggio: Pietro De Bellis…», in Storia e cultura in Terra di Bari…, vol. II, Galatina 1987. Nel 1878, secondo le carte dell’Archivio diocesano di Conversano [Rutigliano, Miscellanea, b.15.23.33], p. Agostino (al secolo Matteo) De Bellis, dell’Ordine eremitano di S. Agostino e residente in Rutigliano, dichiarava «di aver ricevuto in eredità un’estensione di 35 vignali in contrada Bigetti, appartenente alle soppresse Chiariste di Napoli».
2 P. De Bellis fu autore di una: Relazione sull’andamento delle scuole nell’anno scolastico 1878-79, Lecce : Tipografia editrice salentina litografia e cartoleria di G. Spacciante, 1880, 18 p.
3 L’avvenire dell'istruzione e dell’educazione in Italia : Saggio d’una ispezione in Sardegna commessa da Pietro De Bellis, Cagliari 1883.
4 P. De Bellis tradusse il carme greco Ad Ippolita Tiamide Iblea / di Diego Vitrioli ; tradotto in versi latini da Pietro De Bellis, [S.l. : s.n., 18..?].
5 Cfr. In memoria del Cav. Uff. Prof. Pietro de Bellis, r. provveditore in riposo, Bergamo 1901.
6G. Capotorto, «Via Pietro De Bellis». In: Gli illustri rutiglianesi nella toponomastica cittadina, Rutigliano 2007, pp. 44-45.




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