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Enzo Del Re, figura irriducibile della cultura popolare italiana

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di Franco Larizza

24 gennaio 2026, Patrizio Fariselli, grandissimo tastierista e fondatore degli AREA, mi ricorda con un suo pensiero commosso che sarebbe l’ottantaduesimo compleanno di Enzo Del Re. Me lo ricorda dalla sua Cesenatico o da qualche altra parte del mondo, dove la sua arte lo porta.

Di Enzo Del Re, Rutiglianoonline se n’è occupato altre volte, per esempio, nel nostro appello all’intitolazione di una strada, che vi invitiamo a rileggere (qui).
Enzo Del Re è stato una figura irriducibile della cultura popolare italiana, un cantautore anomalo che ha scelto di stare dalla parte degli ultimi senza mai trasformare la propria arte in ornamento o mestiere. Nato a Mola di Bari, Del Re ha attraversato il Novecento portando con sé una musica scarna, fisica, militante, in cui il corpo diventava strumento e il gesto politico coincideva con l’atto artistico.

Per comprendere davvero la sua voce bisogna tornare alla Bari Vecchia degli anni ’50, ’60 e ’70, un luogo segnato da povertà strutturale, sovraffollamento, mancanza di servizi essenziali. Anni che Enzo Del Re ha respirato a pieni polmoni. Nei vicoli del centro storico vivevano famiglie numerose stipate in case umide e fatiscenti, spesso prive di acqua corrente e fognature, dove il lavoro era precario e l’emigrazione rappresentava per molti l’unica via di salvezza. Era una città ferita, ma attraversata da una forte solidarietà popolare, da reti informali di mutuo soccorso e da una coscienza politica che cresceva insieme alle lotte per la casa, per la dignità del lavoro, per i diritti fondamentali.enzo-del-re-compleanno-1

È in questo contesto che Enzo Del Re matura la sua militanza. Le sue canzoni nascono da assemblee, scioperi, discussioni di strada; non raccontano “il popolo” dall’esterno, ma parlano dal di dentro di una condizione condivisa. La sua musica è asciutta, spesso ridotta all’osso: una sedia, un microfono, i piedi che battono sul pavimento a segnare un tempo ostinato. Una scelta non estetica ma politica, coerente con l’idea che l’arte non dovesse separarsi dalla vita né elevarsi sopra chi quella vita la viveva ogni giorno nella fatica.

Del Re non cercò mai scorciatoie né riconoscimenti facili. Anche quando il suo talento venne intercettato da ambienti musicali più ampi e prestigiosi, rimase fedele a un’idea di impegno concreto: tornare nei quartieri popolari, continuare le battaglie civili, restare presente nei luoghi dove le condizioni materiali chiedevano ancora risposte. In questo senso, la sua militanza non fu mai retorica, ma quotidiana, fatta di scelte scomode e di rinunce consapevoli. Il Comunismo, l’Anarchia, il “Sole dell’avvenire” non come feticci per un futuro lontano ma come pratica di vita quotidiana.

Il legame con la sua terra resta uno degli elementi più profondi della sua poetica. La Puglia di Del Re non è folclore da cartolina, ma paesaggio umano: il mare come lavoro e sopravvivenza, il dialetto come lingua della verità, la piazza come spazio politico. Mola di Bari e Bari Vecchia diventano così luoghi simbolici, microcosmi da cui parlare al mondo intero, dimostrando come una storia locale possa assumere valore universale.

Negli anni, artisti di generazioni e percorsi differenti hanno riconosciuto in Del Re una figura anticipatrice. Patrizio Fariselli, appunto, ne ha colto la radicale libertà espressiva, l’aver fatto del corpo e del ritmo primario una forma di pensiero musicale che precede lo strumento. Vinicio Capossela ha visto in lui un cantore arcaico e insieme modernissimo, capace di tenere insieme poesia, denuncia sociale e visione, senza mai addomesticare il conflitto.
Oggi Enzo Del Re resta una voce necessaria. La sua eredità non è solo musicale, ma civile: ci ricorda che l’arte può essere povera nei mezzi e ricchissima di senso, che la cultura nasce spesso nei margini, nei vicoli, nelle periferie sociali prima ancora che geografiche. La sua voce continua a battere il tempo come i suoi piedi sul pavimento: ostinata, scomoda, profondamente umana.

Il suo ricordo non può restare relegato alla manifestazione estiva, tutta luci e lustrini che Mola dedica ogni estate, più che a lui ai turisti di turno. Ne ho vista qualcuna ed a fine serata mi sono sempre detto che, da quel tipo di manifestazione, Enzo Del Re sarebbe scappato.
E resta un auspicio che è anche un appello civile. Per noi, sempre quello: la memoria di Enzo Del Re non può continuare a vivere solo nei dischi, nei racconti degli appassionati o nella coscienza di chi ne ha compreso la statura umana e politica. È tempo che quella voce scalza trovi un segno visibile nello spazio pubblico. Dedicare una strada, una piazza o un parco a Enzo Del Re a Mola di Bari, a Bari o in altre città pugliesi (Rutigliano, per esempio?) significherebbe restituire dignità a una figura che ha dato voce ai ceti popolari quando erano invisibili, che ha scelto la coerenza invece della carriera, la militanza invece della celebrazione.

Sarebbe un gesto simbolico ma profondamente politico nel senso più alto del termine: riconoscere che la cultura non nasce solo nei palazzi, ma nei vicoli, nelle lotte quotidiane, nella fatica di chi ha chiesto acqua, case, diritti prima ancora che applausi. Agli amministratori di oggi spetta la responsabilità di trasformare questa memoria in spazio condiviso, perché intitolare un luogo a Enzo Del Re non è un atto nostalgico, ma un investimento sul presente e sul futuro. È un modo per dire, soprattutto alle nuove generazioni, che esiste un’altra idea di arte, di politica e di appartenenza: più povera nei mezzi, più ricca di verità.

 

Commenti  

 
+8 # Checco 2026-01-26 09:02
Condivisione completa. Le arti popolari sono le nostre radici da non dimenticare.
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