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«La caduta del pino» e gli eccessi della passione sportiva a Rutigliano

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caduta-pino-eccesso-sportivo

 

di Vito Castiglione Minischetti

Nel bellissimo libro Cosette dal vero...1 , scritto da Mons. Agostino Pedone (1917-1985), a cura di Vincenzo Defilippis e corredato di illustrazioni di Maria Teresa Radogna, si ha il piacere di leggere racconti e storie che si rivelano essere un piccolo tassello della storia della nostra Rutigliano. Fra questi, ho letto con interesse ed emozione il racconto intitolato La caduta del pino! che Mons. Pedone scrisse nel maggio 1967, forse nel bisogno di cercare un senso alle cose degli uomini...

Il racconto apre con un elegiaco inciso dedicato al pino della stazione:

«Fui il pino!
Il pino della piccola stazione ferroviaria della silenziosa Rutigliano. Ho finito i miei giorni nel pieno vigore degli anni miei, caduta-pino-eccesso-sportivo-1tirato giù violentemente, forse dal freddo calcolo di uomini interessati e senza poesia!»

Segue il racconto dettagliato del fatale abbattimento dell’albero, il quale fu estirpato il 5 agosto 1966, e del rimpianto della sua assenza:

«Era un pino bellissimo, ... di forma molto slanciata ... Unitamente alla Torre Normanna e al Campanile della Matrice, era come il simbolo della nostra Terra ... Quest’albero ci diceva di altri tempi, di altre generazioni, ma soprattutto della nostra infanzia; della stazione molto piccola; della grande spianata di Piazza XX settembre. [...].
Noi ricordiamo le due grandi spianate ad un lato e all’altro del viale; erano le testimoni delle nostre frequenti scaramucce infantili, delle immancabili monellerie e dei tanti giochi. [...] Quelle due spianate del viale assumevano una grande importanza in occasione delle feste popolari: ospitavano allora le giostre, ancora tanto modeste, i giochi vari dei forestieri, gli zingari con le loro compagnie e, soprattutto, i fuochi d’artificio. Una di quelle due spianate, quella verso levante, fu per tanti anni adibita a «campo del pallone2»  e ogni domenica, quasi, centinaia di paesani vi venivano a fare il tifo per la squadra preferita».
«E in tutto questo, quel pino lo sentivamo come fedele testimone, come un buon amico. Avrà inorridito insieme con noi che ne fummo ignari testimoni, davanti ad una scena di sangue svoltasi fra giovinastri sulla piscina adiacente e per un’invasione di campo, dopo una partita di calcio, per linciaggio al povero arbitro che, a stento, si metteva in salvo in una vicina cascina».

Quest’ultimo episodio calcistico al quale si riferisce Mons. Agostino, rimasto decisamente scolpito nella sua memoria, risale alla data del 25 marzo 19513. In quella domenica di inizio primavera, durante la partita di calcio per il Campionato pugliese di Prima Divisione fra il Rutigliano e la squadra dei Ferrovieri di Bari, al 25’ della ripresa (il Rutigliano era in svantaggio di un gol), ci fu un’invasione del terreno di gioco da parte della folla inferocita, in cui l’intera squadra del “G. S. Ferrovieri” di Bari fu malmenata con pugni, sassi, bastoni. Il povero arbitro, il foggiano Antonio Di Tonno, come viene raccontato, "veniva inseguito per la campagna da un gruppo di scalmanati" e riusciva a mettersi in salvo rifugiandosi in un casolare. L’intervento dei carabilieri riuscì in fine a ristabilire l’ordine lanciando bombe lacrimogene. Intanto, la Lega regionale della F.I.G.C. ebbe ad occuparsi dei gravissimi incidenti e dopo una seduta molto animata durata cinque ore, condannò la squadra del Rutigliano alla squalifica del campo per la durata di due anni e alla esclusione dei rosso-neri rutiglianesi dal campionato di Iª Divisione. Tuttavia, il ricorso poi della “S.S. Rutigliano” permise alla squadra, il 10 maggio 1951, di essere riammessa nel Campionato, su decisione della CAF, ma con l’obbligo di disputare le partite in campo neutro.

Il disegno è di M. T. Radogna, tratto dal libro Cosette dal vero..., p. 48.

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  1 Cosette dal vero..., Rutigliano, N. Didonna Editore, 1988, 117 p. : ill., 1 ritr.

  2 Dove oggi si trova il Palazzo comunale con i giardini antistanti.
  3 L’episodio è stato ricordato nel settimanale «La Tribuna Illustrata» dell’8 aprile 1951 con una copertina illustrata a colori di Vittorio Pisani.

 

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