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di via Rasella a Roma nel 1944
e della videointervista ad una
partigiana di Rutigliano arrestata
nel 1944 dai nazifascisti insieme
a suo fratello

Museo Civico Archeologico
Rutigliano
25 Aprile 2024 ore 19:30

 

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Ricordo di S. Tommaso D'Aquino nel 750° anniversario della sua morte

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RICORDO DI S. TOMMASO D’AQUINO NEL
750° DELLA SUA MORTE (1274 -7 MARZO-2024)


Il prossimo 7 marzo 2024 ricorre il 750° anniversario della morte di S. Tommaso d’Aquino, avvenuta nell’abbazia di Fossanova. Egli era in viaggio verso Lione per partecipare al Concilio Ecumenico, durante il quale si fece un primo tentativo di ristabilire i rapporti con la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli che si erano interrotti nel 1054 a causa dei dissapori dottrinali e disciplinari del papa Leone IX (1049-11054) con il patriarca Michele Cerulario (1000-1059).

Tutto il mondo della cultura non può dimenticare il contributo che egli ha dato alla cultura europea con il suo tentativo intelligente di recuperare la lezione filosofica di Aristotele, di dialogare con la filosofia araba di Averroè e di dare un fondamento cristiano alla cultura che era proposta nelle università nascenti dell’Europa.
Ci sono tre anni per celebrare il grande dottore della Chiesa.  Il 18 luglio 2023 sono stati 700 anni dalla sua canonizzazione, il 7 marzo 2024 sono 750 anni dalla sua morte, nell’anno 2025 saranno 800 anni dalla sua nascita. Si sono attivate le diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, quella di Latina, e quella di Frosinone per celebrare gli eventi ricordati e il papa Francesco ha indirizzato una sua lettera di plauso e incoraggiamento ai tre vescovi. Il papa ha ricordato l’insegnamento del santo dottore: «Accompagnato dalla costante consapevolezza che le verità della fede, a partire dall’Uni-Trinità di Dio e dalla divinità e umanità di Cristo, non riposano  solo nell’intelletto ma sostanziano l’esistenza quotidiana e l’impegno concreto di ogni credente nella Chiesa e nella società, Tommaso da buon domenicano si è dedicato generosamente all’evangelizzazione spendendosi senza riserve attraverso la preghiera, lo studio serio e appassionato, l’imponente produzione teologica e culturale, la predicazione, la risposta alle richieste manifestategli dal suo Ordine, dalle Autorità Ecclesiastiche e del mondo civile, dai suoi stessi conoscenti e amici» Papa Francesco auspica che onorare S. Tommaso significa «concentrarsi sullo studio dell’Opera di San Tommaso nel suo contesto storico e culturale e, al contempo farne tesoro per rispondere alle odierne sfide culturali». Nella celebrazione secondo il papa non bisogna dimentica la formidabile eredità lasciata dal Dottore Angelico che è <<anzitutto la santità, caratterizzata da una particolare speculazione che non ha però rinunciato alla sfida di farsi provocare e misurare dal vissuto, anche da problematiche inedite e dalla paradossalità della storia, luogo drammatico e insieme magnifico, per scorgere in essa le tracce e la direzione verso il Regno che viene. Mettiamoci allora alla sua scuola!”.

Ci attendiamo in questo centenario che alle iniziative promosse dalla Chiesa Cattolica e dall’Ordine dei Frati Predicatori, cui egli appartiene, ci sia l’attenzione e la collaborazione delle istituzioni culturali statali (Ministero della Cultura, Ministero dell’Istruzione e del Merito)). Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano si è limitato a costituire un Comitato per le celebrazioni della ricorrenza del 750° anniversario della morte di S. Tommaso d’Aquino.  
Agli amici del sito rutiglianonline propongo questo ricordo del Doctor Angelicus in forma di lettera a lui indirizzata e ringrazio il direttore Gianni Nicastro della sua ospitalità.

                        Sac. Pasquale Pirulli

 

A FRA TOMMASO D’AQUINO maestro di filosofia e teologia
    Sai, caro Fra’ Tommaso, o meglio chiarissimo Dottore e Maestro di Filosofia e Teologia, indirizzo questa mia lettera alla tua tomba racchiusa nella chiesa della casa madre dell’ordine dei Frati Predicatori nella città di Tolosa. Ho il rammarico di non essere riuscito a rintracciarla nella ultima visita fatta alla città tolosana, ritornando dal santuario mariano di Lourdes, e spero di poter realizzare questa visita al più presto.
    Prima di tutto vorrei dirti che ho conosciuto il tuo nome in modo quasi fortuito. A me, ragazzo di quindici anni, il sacerdote D. Adriano Iacovacci C.PP.S. nel collegio di Albano Laziale consegnò il primo volume della ponderosa opera su di te, scritta nel 1910 dal P. Antonin – Dalmace Sertillanges, con l’impegno di leggerla e farne il riassunto. Terrorizzato dalla difficile impresa un bel giorno di nascosto riportai il volume in biblioteca e ti dissi addio. Questo ricordo mi ha accompagnato sempre nella mia vita di studente, di sacerdote, di parroco e di docente.    

    Riguardo i ripiani della mia caotica biblioteca e ritrovo i volumi di queste tue opere: Summa Theologiae, Summa contra gentes, De malo, L’uomo e l’universo, Eudaldo Forment: Santo Tomà: su vida, su obra y su epoca. Ed. BAC, Carlo Chiurlo: San Tommaso, ed. Corriere della sera, ecc.
Sei nato da Landolfo d’Aquino e Teodora di Chieti nell’anno 1225 nel castello di Roccasecca e all’età di cinque anni i tuoi genitori ti hanno presentato quale oblato ai benedettini dell’abazia di Montecassino. La scelta del tuo papà viene giustificata da Etienne Gilson in questi termini: “Mai padre fu più giustificato nel dire di sapere bene che cosa fosse meglio per suo figlio” e forse egli sognava non solo una tua educazione morale, religiosa e culturale di prestigio ma anche la prestigiosa carica di abate. Ho sempre pensato che i figli di San Benedetto anche oggi vanno orgogliosi della tua temporanea dimora tra le loro mura ma si mordono le mani per non essere riusciti a trattenerti. Nel 1239 all’età di quattordici anni, scendi dalle pendici di Montecassino e, dietro suggerimento dell’abate, frequenti la facoltà delle arti e quindi quella di teologia nella università di Napoli, appena fondata dall’imperatore Federico II, lo “stupor mundi” vivacemente interessato alle provocazioni culturali provenienti dal mondo arabo. Fai la conoscenza di Aristotele e di Averroè con la guida di Pietro ispano, professore di fisica, e di Martino di Dacia, professore di logica. Con questa scelta culturale sei veramente un “rivoluzionario” considerando che alla Sorbona di Parigi l’autorità ecclesiastica proibiva la lettura dei testi aristotelici che Michele Scoto e i suoi amici traducevano con l’incoraggiamento dell’imperatore “Puer Apuliae” Federico II.

    Sarà proprio l’aristotelismo a orientare la tua visione del mondo con la sua attenzione alla realtà cosmica e antropologica, distaccandoti dallo spiritualismo platonico. Dall’alto di Montecassino avevi creduto di contemplare il cielo, nella tumultuosa vita universitaria e cittadina di Napoli ricerchi con intelligenza di coniugare contemplazione e azione partendo dalla fiducia nella luce della ragione. Tracci così un percorso di umanità che ti porta a simpatizzare con la proposta religiosa avanzata da S. Domenico di Guzman con i suoi frati predicatori.
La tua mamma sospetta che nella tua scelta religiosa ci sia avventatezza giovanile e organizza un vero inseguimento per impedire la tua fuga verso la Francia, dove c’è la casa madre dell’ordine a Tolosa. La tua carovana religiosa, partita da Napoli, supera Roma e soltanto nei pressi di Acquapendente è bloccata dal manipolo armato guidato dai tuoi fratelli. Vogliono strapparti il saio dalle spalle e ti rinchiudono nel castello di Montesangiovanni. Ricorrono anche alla complicità di una ragazza dai facili costumi e tu con decisione affermi la tua libera scelta di seguire Cristo tra i figli di San Domenico.

Dopo il ritorno a Napoli, ormai libero nella tua scelta di vita, affronti il difficile percorso della tua formazione culturale filosofica e teologica. Negli anni 1246-1248 sei a Parigi e poi negli anni 1248-1252 sei a Colonia, dove segui le lezioni del grande maestro Alberto Magno. Ci rimane la tua deportatio (redazione di appunti) delle lezioni di fra Alberto sull’Etica a Nicomaco. Ti confronti con i testi di Aristotele, sui passi degli arabi Avicenna e Averroè e degli ebrei Avicebron e Maimonide. Più tardi con la tua maturità affronterai la titanica impresa di “cristianizzare” il pagano Aristotele, utilizzando i pilastri della realtà e della ragione per andare oltre la filosofia e avvicinare il mistero di Dio che in Cristo “ha un volto umano, parla con parole di uomo, lavora con mani d’uomo e ama con cuore di uomo”. Oltre la scienza della natura (filosofia) affronti la scalata della scienza di Dio (teologia) e ai fratelli in ricerca doni la luce e il conforto della tua fede e della tua contemplazione, secondo il motto dell’ordine dei predicatori: “Contemplata aliis tradere”.

    Percorro velocemente le tappe del tuo impegno di docente universitario. Nel settembre 1252 dietro indicazione del tuo amico e maestro Alberto Magno, il maestro generale dell’ordine Giovanni il Teutonico ti fa ritornare all’università di Parigi e con la protezione del card. Ugo di San Caro affronti le fatiche di baccelliere biblico (baccalaureus biblicus) tenendo la tua prolusione sul passo di Baruch “Questo è il libro dei comandamenti di Dio, e la legge che sussiste in eterno”. Negli anni 1254-56 sei chiamato a svolger il compito di baccelliere sentenziario (baccalaureus sententiarum) e tieni il corso istituzionale di teologia sul Libro delle Sentenze di Pietro Lombardo. Il tuo biografo Guglielmo di Tocco ci informa del successo di questo tuo insegnamento: “Quando, nominato baccelliere, cominciò nelle sue lezioni a esporre quanto prima aveva, in meditato silenzio, ampiamente accolto, fu tanta la grazia dottrinale da Dio in lui e sulle sue labbra profusa, da indurre gli alunni, stupiti, all’amore per lo studio. Nelle lezioni introduceva articoli nuovi, inventava un metodo nuovo per risolvere le questioni, apportando argomenti nuovi, per cui nessuno tra quanti lo ascoltavano, dubitava che Dio lo avesse illuminato con i raggi di una luce nuova. E allora lo splendore divino, nascosto nel suo animo, brillò e tutti rimasero meravigliati per le cose che in modo alto e limpido andava dicendo” (Guglielmo di Tocco, Historia beati Thomae de Aquino, a cura di P. A. Ferrua. Ed. Domenicane Italiane, Alba 1968, pp. 141-142.) Dopo i quattro anni di insegnamento il cancelliere dell’università di Parigi ti concede la licentia docendi e ti proclama magister. Con l’approvazione del papa Alessandro IV. Non sono anni facili quelli di Parigi perché la presenza dei rappresentati degli ordini mendicanti (francescani e domenicani) è contestata dai chierici secolari, guidati da Guglielmo di Sant’amore che nel 1255 attacca con l’opuscolo “De periculis novissimorum temporum” e tu rispondi con il tuo “Contra impugnantes Dei cultum et religionem”.  Nel 1256 quale magister actu regens tieni la tua prolusione commentando questo testo “Dall’alto della tua dimora irrighi i monti” (Sl 103, 13).

E’ simpatico conoscere il tuo metodo di insegnamento! Ti ritieni soprattutto impegnato come maestro di teologia a svolgere questi tre compiti: legere, disputare, praedicare. Nella lectio (lezione) tu parti da un testo cui attribuisci un grande valore propedeutico e lo qualifichi come “auctoritas” (autorità). Utilizzi sia testi di filosofia che interpretano la rivelazione naturale, e qui preferisci soffermarti sul grande Aristotele, e anche testi di teologia (padri della Chiesa) che interpretano la Bibbia, il libro della rivelazione soprannaturale. Riconosci la sapienza di Aristotele e la consideri una strada per raggiungere la verità. Spieghi i punti oscuri nelle quaestiones che si articolano in una vivace disputatio in cui il dialogo si svolge tra opponentes e respondens. Non sfuggi mai alle difficoltà degli alunni nelle quaestiones ordinarie e ti avventuri con sicurezza nel mare grande delle quaestiones quodlibetales, quelle nuove aperte al confronto pubblico e sollecitate dagli ascoltatori. Alla fine come maestro (magister) redigi la tua soluzione che hai maturato nel silenzio della tua stanza (scriptorium) e della preghiera davanti al Crocifisso o al Tabernacolo. Secondo il progetto di San Domenico ti sei impegnato nella predicazione (praedicatio) che si articola in una collatio rivolta a tutti. Sono rimaste indimenticabili le tue commoventi prediche in dialetto tenute a S. Domenico Maggiore in Napoli, di cui rimangono testimonianze le Collationes de Ave Maria, de Credo in Deum, e Pater Noster, ecc. Proprio in questo primo soggiorno a Parigi tu redigi le Quaestiones De Veritate e i Commenti al De Trinitate e De Hebdomadibus di Severino Boezio.

    Nel 1259 sei richiamato in Italia quale docente nello studium dell’Ordine, predicatore generale e trascorri il tuo tempo come lector curiae, cioè docente di teologia nello studio dell’ordine fissato nel luogo dove risiede il papa. Sei ad Anagni con il papa Alessandro IV (1259-1261), a Orvieto con il papa Urbano IV (1261-1265), a Roma con il papa Clemente IV (1265-1267) e a Viterbo con lo stesso papa Clemente IV (1267-1268). Proprio mentre sei ad Orvieto nel 1264 nella vicina Bolsena presso la tomba di S. Cristina martire il sacerdote Pietro da Praga è protagonista del grande miracolo eucaristico, di cui rimangono ancora sconvolgenti documenti il corporale conservato nel duomo di Orvieto e i marmi conservati a Bolsena. Tu certamente hai verificato il prodigio e hai risposto con entusiasmo all’invito di papa Urbano IV di redigere i testi per la liturgia della solenne Festa in onore del SS. Corpo e Sangue di Cristo. Provo emozione e condivido la tua fede adorante quando rileggo i tuoi splendidi inni eucaristici: Loda Sion Salvatore, O Salutaris Hostia. Panis Angelicus, Tantum Ergo, ecc. ormai banalizzati in una versione italiana insipida! Non posso fare a meno di condividere l’entusiasmo di S. Bonaventura da Bagnoregio il quale, durante la lettura di questi testi da te fatta al papa Urbano IV ad Orvieto, strappa gli appunti eucaristici da lui redatti, e mi dispiace la loro perdita perché erano anch’essi certamente molto belli. Come non risentire nel cuore le splendide melodie che li hanno adornati dal gregoriano a Luigi da Palestrina  e poi a Ludovico De Vittoria, César Franck, Lorenzo Perosi, Licinio Refice, Domenico Bartolucci, ecc.

Quando sono stato ad Orvieto anni fa sono entrato nella chiesa di S. Domenico e mi sono soffermato con emozione dinanzi alla tua cattedra ivi conservata. Da quello scranno il “bue muto” (così qualificato dai condiscepoli impertinenti e difeso dal maestro S. Alberto Magno) spargeva i “muggiti” di sapienza che alimentano nei secoli il gregge di Cristo! La tua attività è quanto mai quasi frenetica e tra i tanti lavori devo ricordare i tuoi commenti ai quattro vangeli con il titolo “Catena auerea”. Quando ti sposti a Roma presso lo studium del convento di Santa Sabina scrivi le Quaestiones disputatae De Potentia. Con metodo e perseveranza ti dedichi alla redazione delle tue opere sistematiche più decisive per la storia della teologia medioevale: la Summa contra Gentes e la Summa Theologiae.

Ti conforta nel duro lavoro la sincera amicizia del tuo segretario fra Reginaldo da Piperno, al quale dedicherai il tuo Compendium Theologiae e il saggio De substantiis separatis con l’affettuosa epigrafe: “Ad fratrem Reginaldum socium suum carissimum”. E certamente esprimi gratitudine al confratello Guglielmo di Moerbecke, che si dedica alla traduzione in latino delle opere di Aristotele agevolando così il tuo lavoro.
I contrasti nell’ambiente universitario parigino tra gli amici del corpus aristotelicum e i seguaci della sapientia cristiana di marca agostiniana consigliano il maestro generale a rimandarti sulle rive della Senna. Il confronto con Sigieri di Brabante, Gerardio di Abbeville e Nicola di Lisieux è quanto mai duro ma tu difendi con passione la scelta religiosa degli ordini mendicanti in due opuscoli: “De perfectione vitae spiritualis” e “Contra pestiferam doctrinam retrahentium homines a religionis ingressu”. Contro Sigieri ri Brabante e i seguaci averroisti scriverai il saggio decisivo “De unitate intellectus”. Più tardi Sigieri di Brabante con onestà intellettuale riconoscerà la validità della tua analisi del pensiero di Aristotele, espressa nei tuoi commenti alle sue opere. Purtroppo più tardi il 7 marzo 1277 ben nove tesi da te elaborate cadranno sotto la mannaia della censura ecclesiastica e sarai riabilitato soltanto nel 1323 dopo la tua canonizzazione. Durante questo periodo di insegnamento a Parigi scrivi le Quaestiones disputatae: “De malo, De anima, De virtutibus”.

L’ubbidienza religiosa, dopo la Pasqua del 1272, ti costringe a ritornare in Italia e nel capitolo generale dell’ordine domenicano di Firenze ricevi l’incarico di organizzare lo studium di Napoli. Si tratta sempre, secondo il programma di San Domenico, di essere presenti con la luce del vangelo nei luoghi in cui ci si confronta con la scienza. Anche a Napoli oltre alla fatica dello studio, di cui rimangono quali frutti il Commento ai Salmi e altri opuscoli, stringi amicizia con Guglielmo di Tocco e Tolomeo di Lucca i quali testimonieranno sul tuo spirito di preghiera e sulle tue esperienze mistiche. Il 6 dicembre 1273 hai fatto l’esperienza mistica più sconvolgente e hai capito che “tutto quello che avevi scritto era un mucchio di paglia in confronto a quanto avevi contemplato”. Fra Reginaldo da Piperno parla del tuo silenzio, della tua decisione di interrompere la redazione della terza parte della monumentale Summa Theologiae. Così rimane interrotto l’esaltante viaggio da te proposto all’intelligenza della fede di partire da Dio Creatore e nel Cristo rivelatore ritrovare la strada per il ritorno alla beata visione della SS. Trinità.  

Il papa Gregorio X ti invita a partecipare al Concilio Ecumenico di Lione e tu affronti ancora una volta la fatica del viaggio. In un incidente batti la testa contro un albero e fai una sosta presso una tua nipote nel castello di Maenza. Avverti il bisogno del raccoglimento e chiedi ospitalità ai cistercensi dell’abbazia di Fossanova. A loro fai dono delle tue riflessioni sul Cantico dei Cantici: con intelligenza avverti il mistero dell’amore che dona felicità! Qui chiudi la tua laboriosa esistenza di frate predicatore il 7 marzo 1274 e non hai ancora cinquanta anni. Al momento di ricevere l’Eucaristia come Viatico professi la tua fede e il tuo amore: «Io ti ricevo prezzo della redenzione della mia anima, io ti ricevo viatico del mio pellegrinaggio. Per tuo amore ho studiato, vegliato, ho sofferto. Tu sei stato l’oggetto della mia predicazione, del mio insegnamento. Nulla mai ho detto contro di te.  Se non ho insegnato bene su questo sacramento, lo sottometto al giudizio della santa Chiesa romana, nella cui obbedienza lascio questa vita».

Una ultima tua immagine mi rimane ed è quella suggerita da un episodio della tua vita che il papa emerito Benedetto XVI ha ricordato nella sua catechesi del 2 giugno 2010 a te dedicata: “La vita e l’insegnamento di san Tommaso d’Aquino si potrebbero riassumere in un episodio tramandato dagli antichi biografi. Mentre il Santo, come suo solito, era in preghiera davanti al Crocifisso, al mattino presto nella Cappella di San Nicola, a Napoli, Domenico da Caserta, il sacrestano della chiesa, sentì svolgersi un dialogo. Tommaso chiedeva, preoccupato, se quanto aveva scritto sui misteri della fede cristiana era giusto. E il Crocifisso rispose: “Tu hai parlato bene di me, Tommaso. Quale sarà la tua ricompensa?”. E la risposta che Tommaso diede è quella che anche noi, amici e discepoli di Gesù, vorremmo sempre dirgli: “Nient’altro che Te, Signore” (Jean-Pierre Torrel, Tommaso d’Aquino. L’uomo e il teologo, Casale Monferrato 1994, p. 320).
La Chiesa il 18 luglio 1323 riconosce la tua santità attraverso la bolla del papa Giovanni XXII (1316-1334) residente in Avignone e poi il papa S. Pio V (1566-1572) il 15 aprile 1567 ti decora con il titolo di “Doctor Angelicus”.  

Vorrei concludere questa lettera facendo mio l’auspicio ardente che tu esprimi nell’inno eucaristico “Adoro Te devote”: “Jesu, quem velatum nunc aspicio, / oro fiat illud quod tam sitio / ut te revelata cernens facie / visu sim beatus tuae gloriae!”( Oh Gesù che ora scorgo velato / prego che avvenga ciò che tanto desidero: / cioè che guardandoti nel tuo volto rivelato / possa essere beato della vista della tua gloria!).
Grazie Maestro Tommaso della attenzione a questa povera lettera e ti prometto che ripeterò spesso questa tua preghiera a Dio: “Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia e una fiducia che alla fine giunga a possederti”.



Foto di apertura: San Tommaso D'Aquino

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/44/San_tommaso_d%27aquino_con_la_summa%2C_angelico_san_marco.jpg
 
Attribution: Fra Angelico, Public domain, via Wikimedia Commons

 

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