
FACCIAMOLI SOGNARE
Caro Gianni Nicastro, ti racconto 37 anni di danza,
tre generazioni di Rutigliano e un sogno che continua
Di Giovanna Pane – Presidente ASD ANAD, Accademia Nazionale Arte Danza di Rutigliano
Trentasette anni. A pronunciarli tutti insieme sembrano tantissimi. Eppure, quando penso alla mia vita nella danza e alla storia dell'ANAD prima Scarpette Rosa a Rutigliano, non riesco a contarli attraverso il tempo trascorso. Li conto attraverso i volti. Quelli dei bambini che sono entrati per la prima volta in sala tenendo stretta la mano della mamma. Quelli degli adolescenti pieni di sogni e qualche volta di insicurezze. Quelli dei ragazzi che, crescendo, hanno deciso di partire, studiare e trasformare la danza nella propria professione. E poi ci sono i volti delle mie prime allieve che, dopo tanti anni, sono tornate da me accompagnando i propri figli. E oggi, incredibilmente, anche i propri nipoti. In 37 anni ho visto danzare a Rutigliano tre generazioni. Forse è questa una delle emozioni più grandi che la danza mi abbia regalato.
Rutigliano, la danza e una storia lunga 37 anni Quando ho iniziato questo viaggio non avrei mai immaginato ciò che sarebbe accaduto. Anno dopo anno, l'ANAD è diventata una piccola grande fucina di talenti. Da Rutigliano sono partiti ragazzi che hanno continuato a studiare, che hanno affrontato audizioni, sacrifici, palcoscenici e nuove città e che oggi sono ballerini, insegnanti e professionisti del mondo della danza, e non solo. Vederli partire è sempre stata un'emozione particolare. Perché chi insegna davvero sa che il proprio compito non è trattenere un allievo, ma prepararlo affinché, quando arriverà il momento, abbia il coraggio e gli strumenti per andare. Ogni ragazzo che ha lasciato Rutigliano per inseguire un sogno ha portato con sé un pezzetto della nostra scuola, della propria città, degli insegnamenti ricevuti e di tutte quelle ore trascorse davanti a uno specchio a ripetere un movimento fino a quando quel movimento non diventava arte. Ma sono altrettanto orgogliosa di tutti coloro che non hanno scelto la danza come professione. Perché il valore della danza non si misura soltanto dal numero di ballerini professionisti che una scuola riesce a formare. Si misura anche dalle persone che contribuisce a far crescere.
La danza è molto più di un passo Dopo 37 anni ne sono ancora più convinta: portare un bambino a danza non significa semplicemente insegnargli a ballare. Significa offrirgli un luogo nel quale crescere. Un luogo professionale, certamente, perché la danza richiede preparazione, disciplina, costanza, sacrificio e rispetto. Ma, prima ancora, un luogo sereno. Un posto nel quale un bambino possa sentirsi accolto, stringere amicizie, imparare a stare con gli altri, confrontarsi, sbagliare, cadere e rialzarsi. Un luogo nel quale non debba vergognarsi di essere timido, fragile, impacciato o semplicemente diverso. Non tutti i bambini diventeranno grandi ballerini.
Ma attraverso la danza tutti possono diventare un po' più forti. La danza insegna che ciò che oggi sembra impossibile domani, con il lavoro, può diventare possibile. Insegna ad aspettare. A provare ancora. Ad accettare una correzione. A rispettare il compagno accanto. A comprendere che dietro un risultato apparentemente semplice possono esserci mesi di lavoro. E insegna soprattutto una cosa: credere in sé stessi. In questi 37 anni ho visto bambini entrare in sala con gli occhi bassi e, anno dopo anno, imparare ad alzare lo sguardo. Ho visto fragilità trasformarsi in determinazione. Timidezza diventare espressione. Insicurezza diventare coraggio. Ed è forse questo il più grande spettacolo al quale abbia avuto il privilegio di assistere.
Tre generazioni di famiglie rutiglianesi Quando incontro una mia ex allieva e la vedo arrivare con sua figlia per affidarmela, provo una sensazione difficile da spiegare. Quando poi accade con una nipote, il tempo sembra improvvisamente fermarsi. Sono passati 37 anni, eppure quel filo non si è spezzato. Si è allungato. Ha attraversato generazioni e famiglie. A 57 anni tutto questo non mi fa sentire più vecchia. Al contrario. Mi fa sentire incredibilmente fortunata. Perché in questi anni non sono stata soltanto un'insegnante o la presidente di una scuola di danza. Con il tempo sono diventata, artisticamente e umanamente, un po' mamma, sorella, amica e punto di riferimento per tanti ragazzi e per tante famiglie rutiglianesi. Ho condiviso gioie, paure, esami, spettacoli, vittorie e sconfitte. Ho visto bambine diventare donne, ragazzi diventare professionisti, allieve diventare mamme e poi tornare da quella stessa porta accompagnando una nuova piccola mano. Credo che questo sia uno dei privilegi più grandi del mio lavoro.
Una fucina di talenti, ma soprattutto di sogni In questi 37 anni la danza è cambiata moltissimo. Sono cambiati gli stili, i linguaggi, le contaminazioni, la preparazione richiesta ai giovani e persino il modo di comunicare e vivere quest'arte. Ma una cosa non è mai cambiata: gli occhi di un bambino quando comincia a sognare. Per questo credo profondamente che una scuola di danza debba saper offrire opportunità e formazione di alto livello, accompagnando chi possiede talento e determinazione verso il professionismo. Ma deve avere la stessa cura per quel bambino che forse non salirà mai su un grande palcoscenico e che dalla danza ha semplicemente bisogno di ricevere sicurezza, amicizia, disciplina, bellezza e fiducia in sé stesso. Sono due sogni diversi. Ed entrambi meritano rispetto.
Facciamoli sognare Per questo, dopo 37 anni, vorrei rivolgere un pensiero soprattutto ai genitori. Portate i vostri bambini alla danza. Non soltanto perché imparino una pirouette, un salto o una coreografia. Portateli perché possano incontrare la musica, la disciplina, l'amicizia, l'arte e la bellezza. Portateli in luoghi nei quali possano sentirsi liberi di essere ciò che sono e, nello stesso tempo, scoprire ciò che potrebbero diventare. Non chiediamo ai nostri bambini di essere perfetti. Aiutiamoli piuttosto a essere felici, forti e liberi. Perché dietro ogni bambino c'è una possibilità. Dietro ogni fragilità può nascondersi una forza. Dietro ogni passo può cominciare un viaggio. E dietro gli occhi di un bambino può esserci un sogno enorme. Dopo 37 anni di danza a Rutigliano, se dovessi racchiudere tutto quello che ho imparato in poche parole, sceglierei proprio queste: Facciamoli crescere.
Facciamoli danzare. Facciamoli sognare.
E prima di chiudere questo mio racconto, sento di dover dire due grazie. Il primo è alla mia Rutigliano. Grazie per ieri, per oggi e per il domani che continuerete ad affidarmi attraverso i vostri bambini. Grazie alle famiglie che, generazione dopo generazione, mi hanno consegnato qualcosa di preziosissimo: la loro fiducia. E poi grazie a te, Gianni Nicastro , per questa bellissima opportunità. Grazie perché so quanto sia profonda la tua sensibilità verso l'arte, la cultura e verso tutto ciò che può generare bellezza, conoscenza e scoperta. È anche per questo che ho scelto di raccontare proprio a te questi miei 37 anni.Grazie per aver ascoltato le mie parole e, soprattutto, per l'attenzione che da sempre riservi alle storie, alle persone e alle realtà della nostra Rutigliano. Forse è proprio questo il compito di chi ama davvero la cultura: dare voce alle storie affinché non rimangano soltanto ricordi, ma possano diventare patrimonio di una comunità. Io continuerò a fare la mia parte attraverso la danza. Con lo stesso entusiasmo di 37 anni fa. Con ancora tanti sogni da realizzare. E con una certezza: finché ci sarà un bambino con un sogno negli occhi, ci sarà sempre una bellissima ragione per continuare a danzare.
Grazie, Gianni Nicastro
Grazie, Rutigliano
Giovanna Pane
Presidente ASD ANAD – Accademia Nazionale Arte Danza
37 anni di scuola, di danza e di vita a Rutigliano
