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Antropocene e San Francesco D’Assisi

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sanfranc


Questo paper nasce dall'idea di celebrare e ricordare l'VIII centenario della morte di un grande personaggio della storia dell'umanità, sia da un punto di vista religioso che laico: San Francesco d'Assisi, morto il 3 ottobre 1226 ad Assisi, secondo la leggenda presso la Porziuncola della Basilica di Santa Maria degli Angeli, all'età di circa 45 anni.

Fu canonizzato da papa Gregorio IX appena due anni dopo la sua morte. Oggi riposa ad Assisi, nella basilica che porta il suo nome, ed è venerato come Patrono d'Italia e «Patrono dei cultori dell'ecologia», proclamato tale da papa Giovanni Paolo II.
Lungi da me il voler cimentarmi con un saggio sulla vita del Santo; mi soffermerò, invece, sugli aspetti sociali e antropologici della sua epopea, ovvero sull'essere umano, sul suo contesto sociale e storico.

San Francesco d'Assisi nacque nel 1181 da un ricco mercante, Pietro di Bernardone, e da una nobildonna di origine provenzale, Monna Pica. La sua infanzia e la sua adolescenza furono felici e spensierate, prive di tribolazioni e sofferenze. Anche la sua giovinezza fu allegra, brillante e ambiziosa: era appassionato di ideali cavallereschi e desideroso di compiere imprese mirabolanti, come molti giovani della sua epoca.
Siamo in pieno Medioevo. Questa indole lo spinse a partire con le truppe assisane contro Perugia, nemica giurata di Assisi e in eterna lotta armata con essa. Ma la spedizione si concluse tragicamente e Francesco venne catturato a Collestrada e imprigionato per un anno.

Sembra che, in questo periodo di privazioni e dura reclusione, qualcosa abbia cominciato a cambiare nel suo spirito. Nel 1206, poco più che ventenne, Francesco ebbe una crisi mistica che lo portò ad allontanarsi sempre più spesso dagli amici, dalla famiglia e dal suo ambiente sociale privilegiato.
Il resto è storia: nel 1209 si ebbe la formazione dell'Ordine dei Frati Minori, così chiamati perché dovevano considerarsi gli ultimi della società, i più umili.

Immaginate questo giovane, poco più che ventenne, nell'età più generosa e coinvolgente dell'esistenzaumana, che, oltre alla fede in Dio, intuisce l'importanza del creato e di tutte le forme di vita esistenti sul pianeta, anch'esse opera divina. Un periodo nel quale non esisteva ancora la devastazione del pianeta dovuta all'uomo, così come la conosciamo noi adesso.
Intuisce l'importanza fondamentale non solo di tutte le creature viventi, ma di tutto il creato e dei fenomeni ad esso correlati, come un unicum divino che va protetto, glorificato e amato come un fratello o una sorella. Quasi ne avesse preconizzato la devastazione del nostro ecosistema causata dall'egoismo e dall'avidità umana.

È quello che oggi molti scienziati definiscono Antropocene, cioè un'epoca geologica recente dominata dall'uomo, nella quale la massa antropogenica, cioè tutti gli artefatti umani — cemento, asfalto, plastiche, acciaio — ha superato il peso di tutta la biomassa, comprensiva di tutti gli esseri viventi, vegetali e animali.
Ron Milo, scienziato e biologo israeliano, ha il vezzo di misurare e pesare tutto.

Dalle sue ricerche risulta che, nel 1900, il peso degli artefatti umani era solo il 3% della biomassa. Nel 2020, era della pandemia, il peso degli artefatti umani, grazie al capitalismo predatorio, detto anche neoliberismo, è schizzato drammaticamente in alto, raggiungendo il peso della biomassa e arrivando adesso addirittura a superarlo.
Per avere un'idea in cifre, il peso della biomassa terrestre è di 1,1 teratonnellate, valore che, secondo Ron Milo, sarebbe stato abbondantemente superato, solo negli ultimi cinque anni, dal peso di tutti i manufatti e delle infrastrutture umane.

La bellissima lode poetica «Cantico delle creature» è la prima preghiera in lingua italiana scritta da San Francesco, nel 1224 circa, nella quale il santo di Assisi si rivolge a Dio lodandone le opere e l'armonia del Creato in tutta la sua bellezza. È conosciuta anche come «Cantico di Frate Sole».
Tutto questo, ovviamente, è in netto e stridente contrasto con l'opera distruttiva del nostro ecosistema e della biodiversità e con il drammatico cambiamento climatico provocato dalle attività demenziali dei nuovi padroni del mondo, i cosiddetti oligarchi plutocratici.

La globalizzazione non è altro che il desiderio di pochi di dominare il mondo e gli uomini: i padroni sanfranc-1dell'universo, vecchio vezzo dell'uomo che anela a diventare Dio.
Per descrivervi dati e concetti sul cambiamento climatico antropico, cioè dovuto alle attività umane, mi sono ispirato al progetto europeo Copernicus, che si avvale di una flotta di satelliti per monitorare dati e valori della terraferma, del mare e del clima, e alle lezioni di Luca Mercalli, climatologo, divulgatore scientifico e presidente della Società Italiana di Climatologia, fondata nel 1865.

Per climate change di origine antropica si intende l'aumento drammatico delle temperature medie del nostro pianeta, che attualmente è di 1,5 °C, dovuto essenzialmente alla combustione di idrocarburi fossili da parte delle attività umane, con l'immissione in atmosfera soprattutto di CO2, oltre che di metano, ossido di azoto e gas tecnici, e con il relativo effetto serra, fenomeno che si registra da circa 200 anni, dall'era della rivoluzione industriale.
Anche se l'aumento della temperatura media di 1,5 °C sembra poco, immaginate il corpo umano, che ha una temperatura fisiologica di 36,4 °C: aggiungendo 1,5 gradi, si arriva quasi a 38 °C. Abbiamo la febbre, cioè siamo ammalati.
Le nostre attività immettono ogni anno 60 miliardi di tonnellate di CO2. Le emissioni pro capite sarebbero così distribuite: gli statunitensi sono quelli che inquinano di più, con 18 tonnellate pro capite annue; seguono gli europei, con 7 tonnellate pro capite annue, e la Cina, con 9 tonnellate di CO2 pro capite all'anno. L'Africa e i paesi del Terzo Mondo sono molto al di sotto di questi valori.

C'è di buono che in Italia siamo molto virtuosi, con una media di 5,4 tonnellate pro capite annue. Ovviamente, se consideriamo i valori relativi all'aumento della temperatura del clima, come accade in questi giorni in occasione di eventi estremi, arriviamo anche a valori che si aggirano intorno ai 7-10 °C rispetto alla media.
Abbiamo poi il concetto di isole di calore e di microclima, come avviene nelle città super tecnologiche. Basti pensare che il corpo umano non può vivere in un ambiente con temperature troppo elevate: tra i 37 e i 42 °C comincia a «cuocere come un uovo».

Altro dato importantissimo da valutare è che, attraverso i carotaggi del ghiaccio del Polo Sud, è possibile esaminare la concentrazione di anidride carbonica risalendo fino a 800 mila anni fa. Tale concentrazione è rimasta stabile e al di sotto di determinati valori fino al 1900, anno a partire dal quale si sarebbe verificato un aumento esponenziale, raggiungendo concentrazioni massime. Ciò dimostrerebbe che il clima è rimasto stabile sin dalla comparsa dell'Homo sapiens, cioè circa 300 mila anni fa.
Dovremmo seguire la cultura francescana, che è amore verso il Creato, frutto di magnificenza e generosità: tutto ci viene dato gratuitamente.

L'enciclica di papa Francesco «Laudato si'», firmata il 24 maggio 2015, è la seconda enciclica del suo pontificato ed è dedicata al tema dell'ecologia integrale e alla cura della «casa comune». In questa enciclica papa Bergoglio pone l'accento soprattutto sui temi della giustizia sociale in relazione ai cambiamenti climatici.
I poveri pagheranno la parte peggiore e più pesante delle conseguenze derivanti da alluvioni, carestie, incendi, migrazioni climatiche, malattie e denutrizione. I poveri appartengono alle classi più vulnerabili e, pur essendo quelli che consumano di meno, saranno coloro che pagheranno il prezzo maggiore.

Ecco introdotto il tema sociale e politico. L'articolo 9 della nostra Costituzione, che è la Bibbia politica dei Padri fondatori, impegna lo Stato italiano a promuovere la protezione del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A seguito della riforma costituzionale del 2022 è stato aggiunto un nuovo comma. La tutela è stata estesa esplicitamente all'ambiente, alla biodiversità, agli ecosistemi e agli animali, anche nell'interesse delle future generazioni.

Questa lungimiranza, in America, viene definita linguisticamente CATHEDRAL THINKING, «pensiero della cattedrale»: un pensiero che coinvolge diverse generazioni. Indica un approccio fondato sulla continuità e orientato verso obiettivi a lunghissimo termine, i cui benefici saranno goduti dalle future generazioni. Una cultura e un criterio etico dello sviluppo sociale.
Per concludere, desidero fare alcune considerazioni sul nostro territorio e sulla nostra realtà economica, dominata dall'agricoltura, non più intesa come nella visione dei nostri padri, che amavano la terra e godevano dei suoi frutti.

L'attuale agricoltura è una vera industria dell'uva da tavola, selezionata, incrociata, forse anche geneticamente manipolata, dal valore nutrizionale dubbio e con un grande impatto ambientale. Gli strumenti utilizzati in questa pratica sono macchine agricole simili a veri carri armati, che scorrazzano liberamente per tutto l'abitato urbano, dove vengono parcheggiate e accudite, provocando un esasperante e gravissimo inquinamento acustico e atmosferico a causa dell'emissione di gas di scarico altamente inquinanti, con grave vulnus per la salute pubblica nel suo complesso.

Una politica lungimirante dell'amministrazione comunale dovrebbe tener conto, in primis, di questi problemi, considerando che il sindaco è la prima autorità responsabile della salute pubblica.
Si spendono tantissimi soldi pubblici in feste e sagre; eppure, le premesse culturali e gli strumenti costituzionali ci sono tutti per intraprendere un percorso intelligente verso una politica di «CATHEDRAL THINKING», a beneficio dei nostri figli e delle future generazioni.

Dr. Giangrazio Palumbo

 

Commenti  

 
0 # Checco 2026-08-24 21:43
Le guerre di oggi sono l' inquinamento massimo
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