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La Pentolaccia a Rutigliano, una tradizione che si rinnova. Alcune testimonianze

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pentolaccia-tino


di Tino Sorino

La “Pentolaccia”, una usanza antichissima che qualcuno fa risalire alla vecchia Cina e che da Noi era diffusa nel Medioevo, anche quest’anno è arrivata a Rutigliano, terra della millenaria arte figula. Tonino Samarelli, l’ultimo dei figuli in attività, che realizza oltre ai celebri fischietti in terracotta, anche le tradizionali “pignate”, racconta che, rispetto agli anni d’oro del passato, quando in tante famiglie si celebrava la festa e, per l’occasione, venivano vendute anche le “pignate” difettate e filate, c’è stato un rallentamento nella vendita. 

“Quest’anno, però”, afferma il Maestro, “sto registrando una certa ripresa, forse perché in zona vengono organizzati diversi veglioni”. Anche nel suo laboratorio di manipolazione dell’argilla, in via Noicattaro, aperto ai bambini che vogliono dare sfogo alla loro creatività realizzando oggetti, cotti, poi, nell’antico forno, si è svolta la Festa della “pignata”, in una apposita sala, dove i bambini hanno rotto una “pentolaccia” firmata Samarelli. 

A ricordare il passato è don Pierino Antonelli, parroco a lungo della chiesa “Cuore Immacolato di Maria”: «Mentre gli ospiti erano seduti tutti intorno nella stanza più grande della casa e si faceva spazio per i due protagonisti del gioco, si procedeva a riempire la “pignata” di caramelle, fichi secchi, noci, semi vari, mandarini e tanto altro. E cominciava, così, il rito della rottura della “pentolaccia” che avveniva dopo diversi tentativi fatti da bambini, ragazzi e adulti. C’era chi   accettava di essere bendato per tentare di colpire con un bastone l’oggetto conteso, fino a romperlo. L’abilità del contendente era quella di far durare più a lungo possibile il gioco e di disorientare il “bendato” che colpiva a destra e a manca, guidato soprattutto dal rumore prodotto battendo sul pavimento la “pignata”: bisognava che il battitore si allontanasse rapidamente dopo il tic – toc, per evitare la dolorosa botta che poteva far finire troppo presto il gioco. Quando, dopo ripetuti colpi, uno di essi andava a segno, c’era la corsa dei bambini all’accaparramento del “tesoro”». 

Così si faceva a Rutigliano, altrove la “pignata” si appendeva in alto. Da qualche anno, però, da quando si è diffusa l’abitudine di rivestire le “pignate” con volti di donna e abbellimenti di ogni genere, le “pentolacce”, generalmente due, non vengono più rotte, ma sorteggiate, perché sono come “trofei” da tenere in bella vista nei salotti e, magari, da utilizzare, più tardi, in cucina per cuocere i legumi a fuoco lento anche sul gas”, dice Marcello Cardascia che con i “Lions Rutigliano”, ha organizzato, ieri sabato 21 febbraio, il Veglione della Pentolaccia solidale. Altro appuntamento che si rinnova da oltre vent’anni è il “Pranzo della Pentolaccia”, organizzato dalla parrocchia della chiesa dell’Addolorata, in corso d’opera oggi domenica 22 febbraio 2026, durante il quale si rompono le due “pignate”, una per i bambini e l’altra per i grandi, secondo l’antico rito. Rito che altri rutiglianesi continuano a far rivivere anche nelle loro case.

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Commenti  

 
0 # Utente 2026-02-23 09:45
Al Centro Aperto Plivalente questa tradizione non è mai scomparsa.
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