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Casi Covid, il sindaco dà un numero la regione ne dà un altro. Ecco perché

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di Gianni Nicastro

Ieri Giuseppe Valenzano, alle 22:34, ha fatto il suo consueto aggiornamento Facebook sulla situazione Covid a Rutigliano scrivendo che «nel nostro territorio ci sono oggi 40 positivi ed 8 cittadini in isolamento fiduciario. Tra i positivi 6 sono ricoverati e altri 34 sono a casa».

I positivi riportati dal sindaco ancora ieri non erano allineati al bollettino epidemiologico regionale che, anche stasera, continua a tenere il comune di Rutigliano nel range >51, quindi oltre 51 casi Covid. Il sindaco dice e scrive sempre che i dati sono da lui comunicati «a seguito di report della Prefettura».

Per risolvere questa discrepanza, o mancanza di allineamento, sull’effettivo numero di positivi a Rutigliano, ho contattato la Prefettura di Bari già ieri; ma è stamattina che sono riuscito, dopo diversi contatti ai nudati-sindaco-e-dati-regione-1meri dell’ufficio relazioni col pubblico (URP), a parlare con un funzionario dell’ufficio della Protezione civile della stessa Prefettura di Bari, addetto proprio alla comunicazione dei dati ai vari sindaci della provincia.

Ho chiesto innanzitutto qual era la situazione a Rutigliano in quel momento, cioè alle 11:40. Mi è stato riferito che, a quell’ora, risultavano 45 persone positive, incluse quelle che hanno terminato il periodo di isolamento delle quali, però, non si sa ancora se hanno fatto tamponi di verifica, se si sono negativizzate. In merito a queste specifiche situazioni la ASL informa la Prefettura con qualche ritardo. Cinque sono le persone ancora in isolamento fiduciario nonostante siano risultate negative al tampone. Ripeto, questa è la situazione che mi è stata riferita alle 11:40 di stamattina dall’ufficio della Protezione civile della Prefettura di Bari; non so come evolverà fino a stasera e nei prossimi giorni. Dopodiché siamo venuti al dunque.

dati-sindaco-e-dati-regione-2Al funzionario ho chiesto come mai il numero dei casi Covid che la Prefettura comunica al sindaco sono inferiori a quelli che risultano sul bollettino epidemiologico regionale, sia pure indicati in un range. «Il report nostro, quello che mandiamo ai sindaci -ha detto il funzionario della Protezione civile-, è finalizzato all’erogazione dei servizi e alle verifiche sul rispetto delle regole di isolamento, quindi, anche per questo lei potrà notare una discordanza; noi non conteggiamo i ricoverati». La regione, in quei range dalle quattro tonalità di colore rosso, include anche i ricoverati, cittadini di Rutigliano che sono «in strutture ospedaliere di Bari o di altri comuni».

Il report che arriva ai sindaci, dunque, non rileva i positivi ricoverati in ospedale residenti a Rutigliano. «Questo potrebbe essere il motivo di discordanza tra il nostro report e quello della regione. Il sindaco i ricoverati non li vede», ha aggiunto il funzionario. Non li vede perché la prefettura comunica i nomi, non i dati complessivi. «Noi -ha continuato- non abbiamo motivo di comunicare i nomi dei ricoverati al sindaco perché, finché sono ricoverati, i loro dati personali sono tutelati dalla struttura ospedaliera e, poi, anche perché al sindaco comunichiamo dei nomi che sono finalizzati sia all’erogazione di alcuni servizi, sia alla verifica del rispetto della norma sull’isolamento fiduciario domiciliare. Questo è il motivo per cui la Prefettura dà i dati ai sindaci». Finché i positivi ricoverati non escono dall’ospedale i nomi non vengono comunicati per motivi di privacy.

La differenza dunque è questa: il bollettino epidemiologico, per necessità di statistica e approccio epidemiologico -locale e regionale- ha una visione più ampia rispetto alla Prefettura. «Assolutamente sì», mi ha risposto l’interlocutore. La Prefettura, invece, ha l’urgenza di comunicare ai sindaci i nomi -più che i casi- di persone positive delle quali il sindaco, in qualche modo, deve prendersi cura in relazione a una serie di servizi e di controlli sul rispetto dell’isolamento fiduciario. E così? «Assolutamente sì» è stata la risposta.

 

Commenti  

 
+3 # Checco 2020-11-12 12:40
C'è di fatto che sono comunque tanti e che la leggerezza di alcuni ha danneggiato la comunità e l'economia locale. Spero che ciò sia servito da lezione e che ci convinciamo che questa pandemia non è un semplice raffreddore ma una vera malattia che può portare anche alla morte.
 

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