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Qassem Soleimani e la tensione in Medio Oriente

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assassinio-solemaini


di Teresa Gallone

Sono otto le vittime dell’attacco ordinato direttamente dal presidente degli Stati Uniti Trump e diretto all’aeroporto internazionale di Baghdad, la notte fra il 2 e il 3 gennaio scorso. Fra i caduti sotto il raid di droni ci sarebbero Abu Mahdi al-Muhandis, capo della milizia irachena filo iraniana e Mohammed Ridha Jabri, responsabile delle pubbliche relazioni delle Forze sciite di Mobilitazione Popolare.
Fra loro, una vittima in particolare rischia di stravolgere l’equilibrio già precario sul fronte dei rapporti con il Medio Oriente: il generale Qassem Soleimani.

Cosa è accaduto
00:30 (ora locale): il generale Soleimani atterra dalla Siria all’aeroporto internazionale di Baghdad e sale su un’auto dell’Unità di Mobilitazione Popolare Irachena, pronta a trasportarlo a casa.
Pochi minuti dopo, due delle automobili del convoglio vengono colpite da missili di precisione sganciati da un drone statunitense. Il generale muore sul colpo insieme ad altre sette persone. Altri dettagli sulla dinamica dell’attacco e sui motivi dell’arrivo del generale a Baghdad restano ancora sconosciuti.

Perché sarebbe accaduto
Il comunicato ufficiale del Pentagono, diramato qualche ora più tardi, giustifica l’attacco come azione difensiva atta a «evitare futuri attacchi iraniani» dato che «il generale Soleimani stava pianificando di attaccare i diplomatici statunitensi […] in Iraq e in tutta la regione». Di Soleimani il Dipartimento di Difesa Statunitense inolte dice che «è stato responsabile […] della morte di centinaia di americani e di membri della coalizione […] approvando gli attacchi all’ambasciata statunitense a Baghdad nelle settimane precedenti»¹.

Chi era Qassem Soleimani
Figlio di contadini provenienti da Rabord, villaggio iraniano ai confini con l’Afghanistan, comincia la sua scalata poco dopo la rivoluzione iraniana del 1979, con l’ingresso nel corpo delle Guardie Rivoluzionarie.
Dal 1998 capo delle forze speciali “Brigata Santa” (Niru-ye Qods o “Forze Quds”), corpo di forze specializzate in operazioni all’estero, Soleimani è stato al centro di delicatissimi interventi militari in Medio Oriente. Nel 2006 sostiene militarmente Hezbollah in Libano.
Il suo operato lo porta ad avvicinarsi alla guida religiosa suprema dell’Iran, l’ayatollah Khamenei, lavorando per garantire la stabilità politica nella Repubblica Islamica. Nel 2011 l’Unione Europea lo inserisce in una lista di soggetti a sanzioni per il supporto al regime siriano.
Nel 2015 Soleimani interviene in Iraq nella lotta contro lo Stato Islamico, equipaggiando in breve tempo milizie in grado di scongiurare il pericolo a Baghdad e in Siria.

Le possibili conseguenze
L’agenzia di stampa Reuters presagisce una «escalation problematica in una “guerra ombra” fra Iran e Stati Uniti»². Le conseguenze sono solo ipotizzabili, soprattutto se si considera quanto i due fronti stiano attraversando momenti delicati: l’economia iraniana versa in uno stato di crisi mentre gli Stati Uniti si preparano alle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. Impossibili da prevedere per ora sono anche le mosse delle autorità locali nei confronti delle milizie statunitensi presenti.

Fonti:
¹ defense.gov
² reuters.com

 

 

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