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Appalto rifiuti, Rutigliano e altri cinque comuni dell’ARO BA7 diffidati dall’Ecotecnica

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diffida-ecotecnica-art


di Gianni Nicastro

I quattro avvocati della ditta due volte esclusa dalla gara d’Ambito, hanno recapitato al comune di Rutigliano -il 18 settembre scorso- l’invito “ad aggiudicare a Ecotecnica s.r.l. la gara in oggetto, possedendo, la scrivente, tutti i requisiti di partecipazione richiesti per l’esecuzione dell’intero contratto di appalto”. La gara è quella per l’appalto della gestione unitaria dei rifiuti e dell’igiene urbana che si è conclusa ad aprile 2017 con l’aggiudicazione definitiva ad un’altra ditta, la Tekra (qui e qui), e con l’annullamento di quella stessa gara per decisione dell’ARO BA7 (qui). “Diversamente -concludono gli avvocati- la ditta Ecotecnica si vedrà costretta ad adire le ulteriori competenti Autorità per la miglior tutela dei propri interessi, incluse quella Penale e Contabile”.  Insomma, la diffida è importante ed è una spada di Damocle sulla testa dei comuni che compongono l’ARO BA7, insieme a Rutigliano, Noicattaro, Triggiano, Capurso, Cellamare e Valenzano. Oltre ai comuni, la diffida è rivolta all’ARO, al commissario ad acta dell’AGER Puglia (Agenzia territoriale regionale per il servizio di gestione dei rifiuti) ed è stata inviata, per conoscenza, all’ANAC (Autorità nazionale Anticorruzione).

Trenta giorni per la sentenza
Una diffida partita prima dell’udienza che si è svolta al Consiglio di Stato il 29 ottobre scorso sull’ottemperanza della sentenza del 2018 che ha riammesso in gara l’Ecotecnica. E a proposito di questa udienza, di cui ho già scritto (qui), c’è da dire che le parti, cioè gli avvocati dell’Ecotecnica e quelli dell’ARO e dell’AGER, hanno esposto le loro ragioni e il collegio -composto da cinque magistrati- si è riservato di emettere la sentenza, il che avviene generalmente non prima di una trentina di giorni dall’udienza.

C’è da dire che quella di settembre scorso è la seconda diffida che l’Ecotecnica indirizza all’ARO BA7, la prima l’ha inviata il 7 febbraio 2019, tre giorni dopo la sentenza del CdS che l’ha rimessa in gara. Anche allora è stato chiesto di “dare tempestiva esecuzione” a quella sentenza e “a procedere all’immediata aggiudicazione della gara” a suo favore; “Diversamente -si legge ancora nella prima diffida- la ditta Ecotecnica si vedrà costretta ad adire tutte le competenti Autorità giudiziarie per la migliore tutela dei propri diritti e interessi legittimi”.
Ma, al di là di come andrà a finire lo scontro giuridico-amministrativo tra Ecotecnica e ARO, della diffida del 18 settembre scorso interessante è il passaggio sul piano industriale del 2015, sull’offerta tecnica presentata in sede di gara dalla stessa ditta nel 2016 e sull’aggiornamento del piano del 2019.

Vecchio e nuovo, i "due" Piani a confronto
I legali dell’Ecotecnica scrivono che “all’esito dell’accesso richiesto e autorizzato nei mesi pregressi, è stato possibile raffrontare il Piano Industriale del 2015 e quello del 2019”. Da questo confronto “si evince in maniera evidente -scrivono gli avvocati- come non sussistono in alcun modo motivi tecnici oggettivi che abbiano potuto di fatto inficiare la validità del piano industriale del 2015 tanto da indurre le Amministrazioni competenti del BA/7 a riproporne uno nuovo”. Secondo l’Ecotecnica, dal 2015 “non vi sono state variazioni nel settore tali da inficiare il Piano industriale”. Ancdiffida-ecotecnica-art 1he dal punto di vista tecnologico, continua la lettera di diffida, non vi sono state “innovazioni (…) che potessero indurre l’Ente a valutare come congrua una modifica dell’Organizzazione del servizio”. Il servizio richiesto dalle amministrazione, sempre secondo L’Ecotecnica, “è di fatto quello del piano del 2015 a cui parrebbero apportate modifiche in termini di frequenza della raccolta o di spazzamento, eliminando e aggiungendo eventuali servizi”.  Insomma, per l’Ecotecnica l’ARO non sta facendo altro che una forte rivisitazione dei costi (e non del piano industriale)” alla quale corrisponde “una pseudo rivisitazione dei servizi, addirittura in senso negativo rispetto al” suo “progetto”; il tutto giustificato, con “presunte (ma di fatto inesistenti) ‘intervenute’ esigenze tecniche”.

Nello stesso passaggio della diffida si legge, ancora, che “il progetto offerto dalla società Ecotecnica è oltremodo migliorativo rispetto alle nuove indicazioni pervenute dalle Amministrazioni Comunali, a parità di costo se non addirittura con costi inferiori rispetto a quelli oggi preventivati”. Quindi, l’affondo finale all’aggiornamento del vecchio piano affidato dall’ARO agli stessi tecnici che l’hanno redatto nel 2015: “Il Piano Industriale del 2019 è certamente peggiorativo in termini di servizio rispetto a quello presentato dall’ATI Ecotecnica (senza tenere in considerazione la miriade di addizionali migliorative presentate nel 2016 e racchiuse nell’apposita relazione di Ecotecnica) e non genera assolutamente economie rilevanti, se si tiene altresì conto delle somme fino ad oggi impegnate dall’ARO (e dai suoi Comuni) per progettazione di due Piani Industriali, per contenziosi legali, per operazioni della gara 2016, etc.”.

E’ normale che l’Ecotecnica difenda il piano industriale del 2015, rappresenta la base su cui è stata bandita e si è espletata la gara d’appalto per la gestione unitaria dei rifiuti nei sei comuni dell'ARO (117milioni di euro per nove anni), gara che il CdS, alla fine di questo mese, potrebbe aggiudicare alla stessa Ecotecnica.

Il Piano è sostanzialmente lo stesso
Per chi lo ha sempre criticato, quel piano industriale non andava bene nel 2015 e, a maggior ragione, non va bene nel 2019. A differenza dell’Ecotecnica, io ritengo che i piani non siano due, quello vecchio del 2015 e quello nuovo del 2019. Dalle prime carte che sono circolate l’impressione che si ha è che si tratti dello stesso piano del 2015 pur essendo stato revocato, cioè eliminato, a giugno del 2018. Che sia così, lo si legge già nella delibera n. 4 dell’1 giugno 2018 con la quale l’assemblea dei sindaci ha deciso “di revocare la delibera assembleare n.1 del 10/02/2015 (cioè il Piano industriale, n. d. r.)  per tutte le criticità tecnico-economiche emerse e recepite nelle motivazioni degli atti trasmessi dai Comuni” e, allo stesso tempo, “di dare indirizzo al Dirigente dell'Ufficio Comune ARO di procedere all'individuazione di un professionista esterno da incaricare per l'adeguamento/aggiornamento/rivisitazione del Piano d'Ambito necessario per la successiva indizione della gara”. Dall’“indirizzo” dato si capisce che l’ARO non ha deliberato la redazione di un nuovo piano, ha deliberato “l'adeguamento/aggiornamento/rivisitazione del Piano d'Ambito”, cioè dell’unico piano che aveva, quello del 2015.

Costo appalto aumenta, ma non a tutti
E’ interessante ciò che sta venendo fuori da questo “adeguamento/aggiornamento/rivisitazione del Piano d'Ambito”, intervento tutto concentrato sul quadro economico dei servizi relativo a sei comuni, tra l’altro simile, come impostazione e voci, a quello del 2015.
In due comuni, Rutigliano e Cellamare, il costo/anno dell’appalto aumenta, e anche di molto, rispetto al 2015, mentre negli altri quattro comuni il costo/anno dell’appalto diminuisce da 200mila a 500mila euro e oltre. Il caso di Triggiano è eclatante. Per il comune capofila dell’ARO il costo/anno dell’appalto messo a gara nel 2015 era di 3.594.553 euro; l’aggiornamento di giugno 2019, per lo stesso comune di Triggiano e gli stessi servizi, preventiva un costo/anno di 3.068.152 euro, -526.401 euro. Per il comune di Rutigliano il costo/anno del 2015 era di 2.323.915 euro, l’aggiornamento di giugno 2019 lo porta a 2.485.507 euro, +161.592 euro.

La voce del quadro economico del comune di Rutigliano che ha una maggiore incidenza rispetto all’aumento del costo dell’appalto èspazzamento strada, il cui singolo costo nel 2015 era di 409.375 euro (i costi dello spazzamento qui considerati sono tutti Iva esclusa); l’aggiornamento di giugno 2019, allo stesso comune di Rutigliano, fa lievitare questo costo a 563.656 euro, +154.281 euro. Non si capisce per quale motivo lo spazzamento stradale a Rutigliano, dal 2015 al 2019, aumenti di 154.281 euro, mentre a Triggiano -la stessa voce di costo- diminuisca di 237.878 euro. Il costo/anno dello spazzamento stradale di Triggiano, infatti, passa da 786.423 euro del 2015 a 548.545 euro del 2019. In sostanza Triggiano, con una popolazione  di 27.175 abitanti e 51 chilometri di strade comunali, ha un costo dello spazzamento stradale inferiore a quello di Rutigliano che ha 18.532 abitanti e 30 chilometri di strade comunali. Qual è la logica che diminuisce i costi/anno dei servizi a Triggiano -in modo eclatante-, ma anche a Valenzano, Capurso e Noicattaro e li aumenta, invece, a Rutigliano -in modo eclatante- e a Cellamare?

Come già detto nell’articolo precedente (qui), l’analisi completa e puntuale del “nuovo” piano industriale sarà fatta quando l'adeguamento/aggiornamento/rivisitazione sarà completato. Quando, in sostanza, avremo a disposizione l’elaborato della descrizione dei servizi e della loro organizzazione, il nuovo capitolato speciale d’appalto, l’elaborato del confronto di congruità e quello dell’analisi merceologica e della produzione dei rifiuti nell’ARO BA7, l’elaborato dell’analisi del territorio di ogni comune, dei servizi esistenti e dei costi dei vari appalti già in essere nei sei comuni. Tutto questo materiale dovrebbe essere a breve disponibile, soprattutto ai consigli comunali dei sei comuni, che saranno chiamati a ratificare il “nuovo” piano industriale dopo l’approvazione da parte dell’assemblea dei sindaci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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