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Rifiuti ARO 7, dopo l’annullamento della gara il riesame del piano industriale

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di Gianni Nicastro

Dopo l’annullamento della gara d’appalto (qui) per la gestione unitaria nei sei comuni dell’ARO BA7, l’assemblea del sindaci dello stesso ARO ha deciso “di dare indirizzo ai Dirigenti del Servizio Ambiente dei Comuni aderenti all'ARO 7/BA di predisporre apposita relazione da cui si evincano eventuali ragioni tecniche ed economiche per le quali potrebbe ritenersi opportuno procedere ad un RIESAME del progetto d'ambito”, così si legge nella delibera (n. 3) approvata dagli stessi sindaci nella seduta ARO del 7 maggio scorso. La formula, un po’ troppo al condizionale, non è delle migliori e si tratterebbe di un “riesame”, immaginiamo del quello vecchio, e non di un nuovo piano. Però è già qualcosa che gli stessi autori dell’approvazione del Piano “Cincavalli-De Pascali…”, avvenuta a febbraio del 2015, comincino a porsi il problema, a pensare che, forse, quel piano potrebbe non essere adeguato non da oggi, come affermano i sindaci, ma già da allora, come abbiamo sempre sostenuto sin dal 2015, da dopo la sua approvazione.

I sindaci, infatti, ritengono che “a distanza di quasi tre anni dalla sua presentazione il Piano Industriale potrebbe non essere più adeguato agli sviluppi gestionali recenti e presentare delle criticità”. Criticità, tante, che già c’erano allora, scandagliate con puntualità da Rutiglianoonline in una inchiesta pubblicata a giugno del 2015 (qui).

Il quadro oggi è del tutto cambiato “sia per via delle evoluzioni tecnologiche -scrivono i sei sindaci-, che per i miglioramenti delle performances di igiene urbana conseguiti dai singoli comuni dell’ARO”, quindi, “potrebbe ravvisarsi la necessità di procedere ad un aggiornamento del Piano Industriale”. Anche perché “il raggruppamento degli Enti locali in ARO -si legge ancora nella delibera citata- ha l’obiettivo dichiarato di raggiungere le auspicate economie di scala che, garantendo la gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei RSU per più Enti, consenta di abbattere i costi fissi, raggiungendo una riduzione del costo complessivo dell’appalto”. E’ interessante questo passaggio della delibera perché, giustamente, i sindaci qui pongono l’accento sulle economie di scala che il piano industriale da loro approvato non contempla affatto. riesame-aro7-piano-industr -1Sembrerebbe -scrive Rutiglianooline nella già citata inchiesta- che i comuni dell’ARO BA/8 abbiano introitato bene le economie di scala senza le quali la gestione unitaria dei rifiuti non avrebbe senso. I comuni dell’ARO BA/7, invece, non solo non beneficiano di nessuna economia di scala, ma con il passaggio alla gestione unitaria così come pianificata si vedranno i costi aumentare di parecchio”, un aspetto del piano industriale che ai sei sindaci -allora- è completamente sfuggito.

Ci sarebbe, dunque, da capovolgere la logica di quel piano perché parte dai cassonetti stradali e non dalla virtuosità della raccolta differenziata che tre comuni dell’ARO praticavano, con eccellenti risultati, già allora. Il Piano è stato tarato sul comune più disastrato per quel che riguardava, allora, la gestione dei rifiuti e le percentuali di raccolta differenziata, cioè sul comune di Noicattaro, perché «era il primo comune» quello capofila, ci ha detto a giugno del 2015 l'autore del piano, l’ing. Giuseppe Cincavalli da noi contattato. «Di sicuro siamo partiti da Noicattaro», ci ha detto l’ingegnere aggiungendo che «i comuni sono stati trattati tutti alla stesa stregua e con gli stessi standard».

Ora, come si faceva a trattare tutti e sei i comuni alla stessa stregua! C’erano quelli -come Noicattaro appunto- che avevano i cassonetti per strada e percentuali di raccolta differenziata dell’ordine del 9% (dati del 2014) e comuni come Rutigliano che, già dal 2011, avevano adottato un sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti con percentuali di differenziazione del 77,42%; pluripremiato come comune più riciclone di Puglia. E quella qui descritta decisamente non è l’unica criticità del Piano “Cincavalli” venuto a costare ai comuni 70.000 euro.
Se si vuole riesaminare quel Piano bisogna invertirne la logica, partire dai risultati di gestione dei comuni più virtuosi e trattare tutti gli altri -questa volta sì- alla "stessa stregua"; insomma, ci sarebbe da fare esattamente il contrario di quello che hanno fatto i tecnici del vecchio piano.

I sindaci, infine, come scrivono nella delibera, ravvisano la necessità che i dirigenti dei servizi ambiente dei sei comuni predispongano una relazione dalla quale, eventualmente, "procedere ad un RIESAME del progetto d'ambito”. Bene. Ci permettiamo, se i sindaci ce lo consentono, di suggere i dati fondamentali da cui quei dirigenti comunali dovrebbero partire nella “riesamina” del Piano industriale, dati -riferiti al 2017- relativi al comune più virtuoso dell’ARO BA7: attuale produzione dei rifiuti (che diminuisce man mano aumentano le percentuali di raccolta differenziata), porta a porta con raccolta notturna giorni 7/7, quattro pattumelle, aggiungendo, magari, la raccolta a domicilio anche del vetro e degli indumenti (in modo che scompaiano del tutto cassonetti e campane dalla strada, ricettacolo di rifiuti abbandonati), raccolta differenziata 79,29%, costo appalto € 2.185.000 (costo/abitante € 117,36). Questi dovrebbero essere gli “standard” con cui trattare “tutti i comuni alla stessa stregua”.

Per i minimi nella percentuale di raccolta differenziata, bisognerebbe tener presente quello che succede oggi nei sei comuni e non applicare indiscriminatamente il 65%, come fa il Piano "Cincavalli". Le percentuali non sono, oggi, uniformi, appunto. Se prendiamo ad esempio la media degli ultimi tre anni, due comuni soltanto sono appena sopra, e molto sopra, il 70%, e sono Cellamare col 70,5% e Rutigliano col 78,33%. La media di Noicattaro è 39,82, quella di Capurso è 55,7; la media degli ultimi tre anni di Valenzano è 40,64% e di Triggiano è 58,67%. L’eventuale nuovo piano industriale, dunque, dovrebbe prevedere una fase transitoria di uno, o due anni, per quel che riguarda i minimi nelle percentuali di raccolta. Per i comuni di Rutigliano e Cellamare i minimi non dovrebbero scendere al di sotto, rispettivamente, del 78% e 70%. Per gli altri quattro comuni il minimo temporaneo dovrebbe essere quello imposto dalla legge, il 65%; minimi al di sotto dei quali dovrebbero scattare dignitose penalità per la ditta appaltatrice.

La speranza, in conclusione, è che il “riesame” migliori i risultati di gestione del comune più virtuoso dell’ARO e faccia fare passi avanti in positivo ai comuni che sono ancora al di sotto delle potenzialità, intrinseche, di un efficiente sistema porta a porta di raccolta dei rifiuti. Sistema che tenga davvero, e debitamente, in conto le economie di scala e i tre principi fondamentali imposti dalla legge: efficienza, efficacia ed economicità.

 

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