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Alberto Sordi, diciassette anni dalla scomparsa

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Cinque curiosità sull’attore simbolo della veracità italiana

Mentre il cinema nazionale e non solo si appresta a festeggiare il centenario dalla sua nascita, in questo turbolento mese cade il diciassettesimo anniversario della scomparsa di Alberto Sordi, precisamente il 24 febbraio 2003.
In questa occasione le sale proietteranno per tre giorni (24-25-26 febbraio) il film “Permette? Alberto Sordi”, diretto da Luca Manfredi e interpretato da Edoardo Pesce.
Dell’attore simbolo della veracità tutta romana e dell’italianità senza filtri e senza compromessi, oggi vogliamo svelare qualche piccola curiosità sull’uomo Alberto e sulla sua personalità decisamente sopra le righe.

1. I suoi esordi da protagonista
furono segnati dall’insuccesso

“Mamma mia che impressione” e “Lo sceicco bianco” (rispettivamente 1951 e 1952), pellicole di esordio da protagonista di Sordi, furono uno straordinario insuccesso. L’attore si ritrovò in una insidiosa situazione: si guadagnò la fama di iettatore. Chiunque osasse nominarlo, accompagnava il suo nome con scongiuri. Federico Fellini, deciso ad averlo nel cast de “I Vitelloni”, decise di non inserire il suo nome sui manifesti del film, per evitare di avere le sale vuote.

2. Le umili origini
Sordi non proveniva da una famiglia benestante, anzi. In più interviste ha dichiarato di andare la domenica a guardare le famiglie abbienti che si godevano un gelato in centro, a Roma. La spinta verso la rivalsa economica gli sarebbe venuta da un certo costruttore, conosciuto dal giovane Sordi, che si era fatto strada dopo una lunga gavetta da muratore.

3. La celebre frase
de “Il marchese del Grillo”

Del celeberrimo film di Mario Monicelli tutti ricordano la frase rivolta dal Marchese ai popolani. Si tratta di una citazione ripresa dal sonetto del 1831 “Li soprani der Monno vecchio”(I sovrani del mondo antico, ndt) del poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli: «C'era una vorta un Re cche ddar palazzomannò ffora a li popoli st'editto: "Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”».

4. Burattinaio, lirico e doppiatore
Da piccolo Sordi si improvvisava burattinaio di quartiere, vestendo le sue marionette con calzini da bambini. Studiò poi canto lirico, prima di darsi all’attività di doppiaggio, prestando la voce a Ollio del duo Stanlio&Ollio. Nel 1948 presta la voce all’uomo che dipinge la bicicletta in “Ladri di biciclette”.

5. I progetti non realizzati
Sordi confessò di aver voluto interpretare il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli ma di aver all’ultimo rifiutato perché temeva che San Pietro in persona potesse rimproverarlo. Al Corriere della Sera dichiarò inoltre di avere il sogno di interpretare Benito Mussolini.

 

 

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