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Il primo commento critico, datato 1878, della Storia di Rutigliano di Lorenzo Cardassi

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di VITO CASTIGLIONE MINISCHETTI
    (Ex Conservatore della Bibliothèque nationale de France)


L’opera di Lorenzo Cardassi fu pubblicata a cavallo tra il 1877 e il 1878. Infatti, la data riportata sul frontespizio della prima edizione è quella del 1877, mentre sulla quarta di copertina appare la data del 18781. Si deduce quindi che la sua diffusione sia avvenuta verosimilmente agli inizi degli anni 1878 . È l’anno in cui lo storico e direttore dell’Archivio Storico di Napoli, nonché soprintendente generale degli archivi napoletani, Camillo Minieri Riccio2, redige il primo esame critico dell’opera del Cardassi pubblicato in Archivio Storico per le Province Napoletane3. Va ricordato che Minieri Riccio è stato fra i più importanti studiosi del periodo della Napoli angioina ed è stato l'autore di numerosi volumi, tutti di grande interesse documentario. D’altronde, chiunque voglia accingersi a studiare la storia dell’Italia meridionale angioina non può non ricorrere anche alle edizioni di fonti come quelle del Minieri Riccio oltre, ovviamente, alla consultazione della pubblicazione, ancora in corso, dei Registri della Cancelleria Angioina (Napoli, Accademia Pontaniana, 1950-).

Che uno storico del livello di Camillo Minieri Riccio abbia avuto interesse a recensire la Storia di Rutigliano del Cardassi non è da poco! Egli aveva infatti appena pubblicato nel 1877, al seguito di una nutrita bibliografia sull’argomento, le Notizie storiche tratte da 62 registri angioini dell’Archivio di Stato di Napoli. La prima parte della Storia, quella relativa alla storia generale della Puglia, della Peucezia in particolare, ed alle origini di Rutigliano, viene rapidamente tratteggiata rilevando per esempio che, secondo il Cardassi, « Dalla penuria delle acque, che soffre quella regione, deduce la etimologia del nome Puglia, cioè Apulia quasi a Pluvia » e che Rutigliano abbia avuto origine « dal greco Rudio fondato dai superstiti di Rudia ». Mentre della seconda parte evidenzia soprattutto le lacune, facilmente giustificabili: « Poichè l’autore in due luoghi tenta trattare dei feudatarii di Rutigliano, e vien meno per mancanza di documenti, io vi supplisco con brevi notizie ». La recensione del Minieri Riccio va quindi letta anche come una integrazione dell’opera del Cardassi. Occorre aggiungere che molti dei documenti citati da Minieri Riccio fino "alle soglie del XIV secolo" sono stati poi trascritti ed arricchiti da Pietro Larizza nella sua opera su Rutigliano medievale4 .


«Cardassi Lorenzo. — Rutigliano in rapporto agli avvenimenti più notevoli della provincia e del regno. Sua origine e vicende — Bari dai tipi di G. Gissi e C." 1877, e poi sull' ultima faccia della coperta. Bari dai tipi di G. Gissi e C.° 1878 in 8° di p. 372.

L'opera è divisa in due parti; nella prima, p. 11-205, l'autore tratta della origine di Rutigliano cominciando a ragionare della Magna Grecia, di Pitagora, de’ suoi discepoli e degli altri insigni filosofi che vi fiorirono fino all’anno 265 avanti l’era volgare, quando tutta questa regione fu conquistata dalla repubblica romana. E benchè, dice l'autore, che allora avesse avuto termine la nazionalità greca e fosse sorta la latina, pure la memoria di quelle città greche rimane eterna nella storia, perchè furono sedi del genio e delle arti. Passa poi a discorrere della provincia Peucezia, ossia della Puglia Petrosa al di qua dell’Ofanto, stando al di là dello stesso fiume la Puglia Daunia. E qui le solite tradizioni favolose di Peucezio figlio di Licaone condottiere degli Arcadi in queste contrade. Di questa provincia ne assegna i confini, comprendendo quasi tutta la Terra di Bari con parte de’ vicini distretti di Brindisi e di Taranto. Dalla penuria delle acque, che soffre quella regione, deduce la etimologia del nome Puglia, cioè Apulia quasi a Pluvia. Dice che dal greco Rudio fondato dai superstiti di Rudia, sorse Rutigliano, di cui fa una breve descrizione topografica.
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Compendia poi la storia generale del già reame di Napoli, dalla caduta del romano impero fin all’anno 1860, in cui non solamente le cose principali che riguardano le Puglie e la Capitanata non sono trascurate, ma l'autore si intrattiene molto in tutto quello interessa il suo Rutigliano. Di fatti descrive il castello di Rutigliano, che egli crede edificato nel secolo 7.° e non nel 10.°; e poi la chiesa di cui fa la storia dalla sua fondazione; e descrivendola nota i pregevoli dipinti che l’adornano, tra’ quali loda principalmente quelli di Paolo Veronese, e del Tintoretto. Si occupa ancora della cronologia e delle biografie degli arcipreti e delle altre Dignità della chiesa di Rutigliano dal 1440 al 1844; narra l’orribile saccheggio dato dagli Ungari a Rutigliano; riporta pure alcuno per intero ed altri accenna de’ privilegii concessi a Rutigliano da’ diversi sovrani in varii tempi; ed in fine discorre intorno a’ fenomeni naturali e meteorologici osservati in quel paese. Mette termine a questa prima parte con la cronologia de’ Gran Priori di S. Nicola di Bari.

Nella parte seconda, p. 207-362, dopo varii documenti, cioè i Capitoli sulla bagliva di S. Niccola di Bari del 1476; la Convenzione tra il Capitolo e l’Università di Rutigliano del 1549; il Regolamento per la guardia delle frutta, ed altri, l’autore fa seguire la spiegazione de’ nomi delle antiche cariche ed uffizii che esistevano in Rutigliano; e quindi fa la storia delle case religiose soppresse; delle congregazioni laicali; lorenzo-cardassi-2delle cappelle rurali e degli istituti di beneficenza. Compie l’autore la sua opera con la descrizione topografica del paese e ragionando intorno alle produzioni del suo suolo; a’ prodotti della sua industria; alle arti e mestieri che ivi si esercitano; alla sua superficie ed alla sua popolazione; e da ultimo alle famiglie ed agli uomini illustri. La cronologia de’ notai di Rutigliano dal 1472 fino al 1876, termina il volume. Poichè l’autore in due luoghi tenta trattare dei feudatarii di Rutigliano, e vien meno per mancanza di documenti, io vi supplisco con brevi notizie.

Il primo feudatario nei tempi Angioini, che risulta da’ documenti, è il milite Iterio de Nugnat, il quale era signore delle terre di Rutigliano, di Valenzano e di S. Nicandro nel 29 del mese di decembre dell' anno 12695. Di costui nulla altro si conosce.
Nell' anno 1272 si trova possessore delle terre di Rutigliano, di S. Nicandro e di Noia il milite Giovanni de Confluence (de Confluentia)6 regio familiare7  e Giustiziero di Capitanata e dell’Onore di Monte S. Angelo, dal 7 di settembre del 1269 al cominciare dell’anno 12738 . Non si hanno documenti che dicano se il Confluence possedè queste terre come a lui donate da Carlo I di Angiò alla morte del Nugnat, per non aver costui lasciati figliuoli; ovvero che gli fossero stati portati da Angletina sua moglie, forse figliuola del Nugnat. Io inclino più a questa ultima idea, perchè quando Angletina, come si vedrà qui appresso, passò a seconde nozze, portò questi ed altri feudi al nuovo sposo.

Nel 14 di Maggio del 1273 Angletina, rimasta vedova del predetto Giovanni de Confluence, si rimaritò col milite e regio familiare Guido de Arsellis signore di Ascoli, portando in dote oltre le terre di Rutigliano, di S. Nicandro e di Capurso, feudi in Noia ed in Camerata, ed i casali di Mutinata, Gallano e di Vigna Castrense: e poichè lo sposo chiese a re Carlo d’Angiò di essere investito di tutti que’ feudi, il re ne lo investì con la clausola, durante la vita della moglie, cui si appartenevano9 . Ora essendo stato ammazzato ne’ primi giorni del mese di aprile dell'anno 1277 Guido de Arsellis, senza lasciare figliuoli, re Carlo subito ordinò ad Orso Rufolo portolano di Puglia d’incamerare tutti i feudi del defunto compresi quelli di sua moglie Angletina10 , la quale per ordine dello stesso Carlo d’Angiò fu catturata dal Giustiziere di Terra di Bari e spedita, scortata da una compagnia di stipendiarii, al castello di Melfi per consegnarla a quel castellano con ordine espresso di custodirla diligenter curialiter et honesta custodia11 . Anche Sibillina di Rutigliano moglie di Ruggiero di Rutigliano e Gemma de Casalareto furono imprigionate nel castello di Melfi, come pure Miletto scudiere dell’ucciso Guido de Arsellis, tutti complici di quel delitto: ma esaminato il processo dal vicemaestro Giustiziere del Regno con i suoi giudici della Gran Corte, nel giorno 22 le due donne, e lo scudiero Miletto nel 25 di luglio di quell’anno 1277, ottennero la libertà provvisoria mediante cauzione12. E poi nel giorno 3 del seguente mese di agosto re Carlo d’Angiò donò a Mobilia, figliuola del defunto milite Ruggiero di Bari, il casale di Matinata devoluto alla Regia Corte in danno della detta Angletina per le sue manifeste colpe: (pro manifestis culpis)13 . Da tutte queste cose è da credersi che, Angletina avesse procurata la morte del marito, complici le due donne e lo scudiero Miletto; o che costui, forse suo drudo, l’avesse indotta al delitto. Da tali documenti si rileva Angletina la più colpevole, perchè a tutti i complici si accordò la libertà provvisoria, che a lei non fu concessa, ed il re la disse rea di manifeste colpe.

Allorchè nell’anno 1277 il predetto re Carlo d’Angiò faceva costruire in Terra d’Otranto14 la nuova terra di Mola, vicino a Rutigliano, questa Università si offrì di contribuire a quell’opera con cento once, ed in ricambio re Carlo nel giorno undici del mese di novembre dell' anno medesimo dichiarò la terra di Rutigliano di Regio Demanio15.

Anselmo de Chabros o de Chaubros (De Caprosia)16 Maresciallo del Regno fu signore di Rutigliano fino all’anno 1302. Oltre di questa tenne Anselmo molte altre terre e feudi, tanto nel Regno, che il Francia. Egli fu prescelto da re Carlo d’Angiò per accompagnare il principe di Salerno, Carlo suo primogenito, nel suo viaggio per la Francia; ed alla morte di Adamo de Moriher17, avvenuta nell'aprile dell'anno 1280, fu creato Maresciallo del Regno. Nell’anno 1288 già esercitava pure l’altro uffizio di Maestro della Casa di Carlo Martello figliuolo primogenito del predetto Principe di Salerno. E poi nel 12 di settembre dell’anno seguente 1289 fu creato membro del Consiglio di Reggenza del predetto principe Carlo Martello Vicario del Regno, durante la permanenza nella Corte Romana di Carlo 2° suo padre, il quale volle il Chabros a suo Maestro di casa. Alla fine nel giorno 11 di decembre del 1301 ottenuta licenza dal suo sovrano si ritirò in Francia, dove si morì correndo l’anno 1302, lasciando una sola figliuola per nome Giovanna18.

La figliuola Giovanna, stando in Francia ricorse a re Carlo denunziando la morte del padre, e chiese essere investita dei feudi paterni, e re Carlo nel giorno 20 di ottobre dell’anno 1304 la investì della metà della terra di Rutigliano; e l'altra metà nel giorno primo del seguente mese di novembre donò alla Chiesa di S. Niccola di Bari19 20.

Oltre del feudatario principale in Rutigliano vi erano de’ nobili, i quali possedevano feudi in quella terra: cioè Berardo de Casalareto, Alessandro di Sir Oddone, Pierro Catelano, Stefano di Garliano, Guglielmo Papiono, Donna Gemma de Casalareto e Donna Alfarana; e taluno di essi anche con vassalli, come Ruggiero de Moriliano, Giovanni di Tocco, forse il medico di Carlo d’Angiò e professore di fisica e medicina nello Studio di Napoli, ed esaminatore di tutti i medici e cerusici, i quali dopo essere stati da lui approvati ottenevano la licenza di potere esercitare la professione21, e Giovanni di Sir Stefanicio22.
Nel 28 di febbraio dell'anno 1324 Carlo Duca di Calabria, Vicario di suo padre re Roberto, confermò la donazione di Rutigliano alla Chiesa di S. Nicola di Bari ed ordinò di porsi i confini a Rutigliano ed a’ limitrofi castelli di Turi, Casamassima e Copersano, pertinenti a Gualtieri Conte di Brenne e di Lecce suo affine23.

Nell’anno poi 1497 e propriamente nel giorno 10 di novembre re Federico di Aragona donò in feudo perpetuo la terra di Rutigliano col criminale e mero e misto impero nelle cause criminali e miste, con le quattro lettere arbitrarie e con tutti i diritti della Regia Corte, salvi solo ed espressamente riservati quelli di pertinenza della venerabile Chiesa e Regia Cappella di S. Niccola di Bari, al Magnifico Marco Antonio Filomarino Vicerè della Provincia di Abruzzo, in premio della grande sua fedeltà "prestata et demostratali maxime nella conquista di questo Regno da mano de Franzesi, cum esset Gubernator Tarenti invadente hoc regnum Carolo VIII Gallorum Rege maxima vi, et infinita militum manu, cum potentie eius omnia cederent, huius Marci Antonii tamen fides, ei animus non cessit, nam eo tempore existens Tarenti Gubernator eam urbem in nostra fìdelitate detinuit, et ubi amplius repugnare nequivit ita sese inde subtraxit, ut Galipolim se conferens constrepentibus undiis victricibus hostium armis sub nostra fìdelitate usque ad extremum servavit, eiusdem quoque opera Civitatem Idronti ad fìdelitatem nostram reduxit"; come pure altre città e terre della provincia di Terra d’Otranto, tra le quali S. Severo e S. Angelo del Monte24 25.
Nell’anno 1541 Gio. Bernardino d’Azzia Conte di Noia e suo figlio Gio. Batt. venderono a Bona Sforza d’Aragona duchessa di Bari, principessa di Rossano e regina di Polonia la giurisdizione criminale di Rutigliano con annui ducati 825 di pagamenti fiscali coll’uffizio di Capitano a guerra, con tutti i diritti concessi al predetto Marco Antonio Filomarino, da cui gli Azzia aveano causa26.
Nell' anno 1553 Carlo V. imperadore concesse alla detta regina Bona Sforza la giurisdizione delle seconde cause tanto nella terra di Rutigliano, che in altre terre27.
Nell'anno 1558 Camillo Brancaccio vendè per ducati 12 mila a Gio. Angelo Pisanello per Gio. Lorenzo Pappacoda marchese di Capurso la giurisdizione criminale nelle prime cause e la cognizione delle seconde cause civili, criminali e miste della terra di Rutigliano, a lui lasciate per testamento dalla predetta regina Bona Sforza28.
Nel 1577 a Lorenzo successe Gisulfo suo figlio, il quale denunziando la morte del padre pagò il rilevio per Capurso, Trigiano, Noia e per gli annui ducati 825 di pagamenti fiscali di Rutigliano29.
Indi Antonio Acquaviva d’Aragona comprò la giurisdizione criminale di Rutigliano30, che poi nell’anno 1597 unitamente con gli annui ducati 825 di pagamenti fiscali rifiutò a favore di Marcantonio suo figliuolo31.
Finalmente il Vicerè Conte d’Olivares nell'anno 1599 vendè al magnifico Giacomo Galluccio avvocato fiscale del Regio Patrimonio, come persona nominata dal Reverendo Capitolo della Chiesa di S. Niccola di Bari, la cognizione delle seconde cause civili in detta terra di Rutigliano per ducati 3100, pagati dallo stesso Reverendo Capitolo, e gliela vendè col peso della lite che vertiva con Marcantonio Acquaviva32.
                                            Camillo Minieri Riccio»

___________________________________________________

1 Un'annotazione manoscritta sulla copertina dell'esemplare della Biblioteca nazionale centrale di Firenze contempla la data di: « Bari [1°?] Aprile 1878 ». Sono poi seguite una ristampa del 1967, a cura del Comune di Rutigliano, con la prefazione di Sebastiamo Tagarelli, pubblicata presso le Officine Grafiche A. De Robertis di Putignano e la recente edizione del 2004, riveduta e arricchita, a cura di Francesco Dicarlo, edizioni A.B.M.C. – Inoltre sono attualmente consultabili due esemplari digitalizzati della prima edizione, quello della Biblioteca di S. Scolastica di Subiaco, con pagine mancanti, e quello posseduto dalla BNCF, integralmente digitalizzato.
2 Camillo Minieri Riccio (1813-1882) è stato direttore dell’Archivio Storico di Napoli dal 1874 al 1882 ed autore di numerosi lavori sulle fonti e sul periodo della Napoli angioina.
3 A cura della Società di Storia Patria, Anno III – Fasc. III, Napoli, F. Giannini, 1878, pp. 617-624.
4 Sviluppo urbano di Rutigliano : dalle origini fino alle soglie del XIV secolo attraverso gli antichi documenti dei codici diplomatici, Putignano, Vito Radio Editore, 2006.
5 REG[istri] ANG[gioini] 1269, D. n. 6 fol. 232 dell’Archivio di Stato di Napoli.
6 Jean de Conflans (de Confluentia). Si suppone che possa essere originario di Conflans-en-Jarnisy, un comune francese nel dipartimento di Meurthe-et-Moselle. [vcm]
Le note contrassegnate in parentesi quadra con le iniziali "vcm" sono del curatore.
7 REG. ANG. 1272. D. fol. 81. Questo Registro ora manca, ma nell’anno 1683 fu studiato da Carlo de Lellis, che lo riassunse ne’ suoi Notamenti, prezioso Ms. da me posseduto.
8 REG. ANG. 1269. D. n. fol. 84. t. 92. 118.
9 REG. ANG. 1274. B. n. 21, fol. 41 t.
10 REG. ANG. 1276. A. n. 25. fol. 133 ― REG. ANG. 1276. B. n. 26. fol. 53 t. 54.
11 REG. ANG. 1276. A. 25. Fol. 75 t. ― REG. ANG. 1276. 1277. A. n. 27. fol. 116.
12 REG. ANG. 1276. A. n. 25. fol. 133.
13 REG. ANG. 1276. B. n. 26. fol. 75 t.
14 Chiara confusione di Minieri Riccio, per tutto il testo, del distretto amministrativo della Terra di Bari con la Terra d’Otranto. [vcm]
15 REG. ANG. 1278. D. n. 31. fol. 20.
16 Anselme o Anseau de Chevreuse (~1240-1304), nobile francese originario dell’Ile-de-France. Fu vassallo del re di Francia, del vescovo di Parigi e dell’abate di Saint-Denis. Maresciallo del Regno dal 1280 al 1302, sposò Béatrice du Bois (morta nel 1310) da cui ebbe soltanto una figlia di nome Jeanne. [vcm]
17 Adam Morrier, maresciallo del Regno, dal 1271 al 1280, e Vicario in Sicilia.[vcm]
18 REG. ANG. 1268, A, n. 1. fol. 29 t. — REG. ANG. 1270. C. n. 9. fol. 116.— REG. ANG. 1271. A. fol. 171. — REG. ANG. 1272. C. n. 15. fol. 21. 17 t. — REG. ANG. 1274. B. n. 14. fol. 296. — REG. ANG. 1278. C. fol. 23 t. — REG. ANG. 1280. B. n. 39. fol. 143. 180. — REG. ANG. 1282. A. n. 43. fol. 77. — REG. ANG. 1283. A. n. 45. fol. 114 t. — REG. ANG. 1284. A. n. 47. fol. 97. — REG. ANG. 1284. C. n. 49. fol. 180. — REG. ANG. 1289, 1290. A. n. 51. fol. 183 t. — REG. ANG. 1293-94. A. n. 63. fol. 63. — REG. ANG. 1301. B. n. 107. fol. 142 1. — REG. ANG. 1301. G. n. 112. fol. 96 t. 100 t. — REG. ANG. 1302. G. fol. 156. 326. — REG. ANG. 1304. A. n. 133. fol. 16.
19 REG. ANG. 1304. A. n. 133. fol. 16. 26.
20 Jeanne de Chevreuse (1275-1343), figlia di Anselme e Béatrice du Bois, signora di Chevreuse e di Maurepas, sposò nel 1309 il nobile francese Pierre Ier d’Amboise, non rivendicò più la sua eredità nel Regno. [vcm]
21 FASC. ANG. 67. fol. 141 dell' Archivio di Stato di Napoli — Arca G. mazzo 8. n. 12 del detto Archivio. — REG. ANG. 1304. 1305. F. n. 143. fol. 253.
22 FASC. ANG. 45. fol. 22. — FASC. ANG. 67. fol. 141.
23 REG. ANG. 1324. A. n. 153 fol. 96 t.
24 Quinternione 1 della provincia di Terra d’Otranto fol. 171 dell’Archivio di Stato di Napoli.
25 San Severo e Monte Sant’Angelo facevano parte della "Provincia di Capitanata", così denominata dal 1442 al 1860-61. [vcm]
26 Quinter. 17 di Terra d’Otranto fol. 68.
27 Quinter. 53 di Terra d’Otranto fol. 18.
28 Quinter. 47 di Terra d’Otranto fol. 84.
29 Quinter. 12 di Terra d’Otranto fol 114.
30 Quinter. 104 di Terra d’Otranto fol. 224.
31 Quinter. Refut. di Terra d’Otranto 3.
32 Quinter. Instrumentorum Regiorum 2° di Terra d’Otranto fol. 720.

 

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