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I miti di fondazione delle nostre città. Brindisi

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brindisi-art fondazione


di Teresa Gallone

Nei precedenti articoli abbiamo aperto e imboccato un altro sentiero, un percorso alla scoperta dei miti di fondazione delle nostre città. Abbiamo conosciuto Taras figlio di Poseidone e Barione, compagno del condottiero Japige. I due rispettivamente secondo il mito fondarono Taranto e Bari. Oggi aggiungiamo un ulteriore tassello al nostro percorso di scoperta e conosciamo Brento e Diomede, eroi greci che toccarono le sponde di Brindisi.

La storia comprovata
Gli scavi dimostrano la presenza di un centro situato nella zona del promontorio Punta le Terrare. Questo piccolo agglomerato urbano risalirebbe al XVI secolo a.C., durante l’Età del Bronzo. Secondo lo storico Erodoto si trattava di un insediamento miceneo.
Nell’VIII secolo a.C. il territorio di Brindisi fu preso e abitato dai Messapi, che diedero vita a un fiorente giro di commerci con la sponda opposta del mare. Il centro venne preso di mira dai Romani che approdarono e conquistarono nel 266 a.C.
La città, nodo di porto essenziale per i contatti romani con i Balcani e con l’Egeo, venne collegata alla capitale con la via Appia, strada che va verso l’Urbe attraverso Taranto, Venosa e Benevento.

Il mito: Brento figlio di Eracle
Prima che fosse chiamata Brundisium dai Romani, Brinidisi era conosciuta come Brention che in lingua japigia e messapica significava “cervo”.
Da una parte questo nome si spiega osservando dall’alto Brindisi: i due seni di Levante e Ponente sembrerebbero ramificazioni delle corna di un cervo.
D’altra parte il mito interviene, collegando il toponimo Brention al mitico Brento, figlio di Eracle. Il giovane volle emulare il padre costruendo nel territorio di Brindisi due colonne che delimitassero il confine del mondo. L’opera non riuscì a eguagliare quella paterna e Brento fu oggetto di scherno fra le divinità. Così il giovane decise di rappresentare se stesso e tutta la sua virilità dando sua forma a una città: scavò le insenature, simbolo delle sue braccia, creò la penisola che rappresentava la sua testa, modellò il porto e due piccoli fiumi che lo circondano a immagine del suo corpo e delle sue gambe. Volle farsi beffa degli dei rappresentando anche il suo membro, l’isola di Sant’Andrea che è la prima parte di Brindisi che si vede arrivando dal mare.

L’altro mito: Diomede che
non riuscì a prendere Brindisi

Ritornato dalla Guerra di Troia, Diomede scoprì a casa che la sua sposa Egiale lo aveva dimenticato. Infuriato si mise alla testa di una piccola flotta, pronto ad affogare il dolore nella conquista della Japigia. L’eroe greco fu respinto strenuamente dagli abitanti di Brindisi. Non contento mandò due ambasciatori a riferire ai nemici il responso dell’oracolo che Diomede aveva consultato: la terra sarebbe stata loro per sempre. I brindisini non si persero d’animo e concretizzarono a modo loro il responso dell’oracolo: seppellirono vivi i due ambasciatori e fecero scappar via Diomede. La città era salva.

 

 

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