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Martino di Tours. L’uomo, il santo e la tradizione

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Storia e leggenda in una tradizione che unisce l’Italia

di Teresa Gallone

L’estate d’autunno si avvicina, tempo di vino nuovo, clima mite e rinnovamento nei lavori agricoli. In quasi ogni comunità agricola italiana e non solo, la festa di San Martino è particolarmente sentita. Infatti i festeggiamenti in onore del santo che porta il sole in autunno sono collegati alla Festa del Ringraziamento negli Stati Uniti ed è in questo preciso momento dell’anno che qui si rinnovano tradizionalmente i contratti di locazione di fondi agricoli e pascoli.

Già i poeti latini Virgilio e Orazio danno nei loro scritti testimonianze di una tradizione di celebrazione consolidata legata al vino, all’agricoltura e alla mitezza del clima. Nella tradizione iconografica del XIII-XV secolo il santo del vino compare ne “L’investitura di San Martino” nella Basilica Inferiore di San Francesco in Assisi e in “San Martino e il mendicante” di El Greco, conservato nella National Gallery of Art di Washington. Le atmosfere della tradizionale festa di inizio novembre sono poi evocate da Giosuè Carducci nella celebre “San Martino” del 1883.
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Martino nasce a Sabaria Sicca in Pannonia (Ungheria) fra il 316 e il 317 d.C., figlio di un ufficiale romano ed educato a Patavium (Padova). Si arruola nella guardia imperiale e viene inviato in Gallia per poi lasciare l’esercito e combattere contro i seguaci del vescovo Ario. Convertito in giovane età al Cristianesimo, abbraccia lo stile di vita degli eremiti per poi fondare uno dei primi monasteri d’Occidente e in seguito diventare vescovo di Tours.

Di personalità estremamente intraprendente e spiccata, il giovanissimo Martino si avvicina al Cristianesimo san-martino-art -2all’insaputa dei genitori pagani, partecipando in segreto alle riunioni dei fedeli sino a diventare catecumeno. Durante il periodo nella legione, il giovane ignora la rigida gerarchia militare dedicandosi al suo attendente, considerato alla stregua di un fratello, tanto da prodigarsi a pulirgli i calzari ogni mattina. Durante una ronda a cavallo, Martino si imbatte in un mendicante infreddolito e, impietosito, gli dona metà della sua cappa militare. Nella notte successiva avrebbe compreso in sogno che il mendicante altri non era che Cristo, pronto a metterlo alla prova e a benedire la sua vita da cristiano donando un clima mite e favorevole in un periodo dell’anno inusuale, novembre.

Di qui il percorso di Martino si dipana fra opere caritatevoli, eremitaggio e viaggi per diffondere il Vangelo nei villaggi pagani. La sua fama lo porta a essere scelto per ricoprire l’incarico di vescovo a Tours, nella Francia centro occidentale. La leggenda vorrebbe che Martino non si sentisse degno di ricoprire l’incarico, essendo di indole mite e deciso a rimanere un umile monaco. Per sfuggire al popolo che lo acclamava, si sarebbe nascosto in una cascina in campagna. Il suo nascondiglio sarebbe stato svelato da un gruppo di oche che starnazzavano rumorosamente, quasi a indicare la sua presenza al popolo. Divenuto vescovo nel 371 d.C. si dedica completamente alla comunità, erige monasteri e compie miracoli. Muore l’8 novembre del 397 d.C. e le sue esequie vengono celebrate l’11 novembre, giorno in cui in Europa il Vescovo di Tours si festeggia. Ogni anno, dal suo incontro con il mendicante, il mondo è allietato da quella che per tradizione è diventata “l’estate di San Martino”, momento di celebrazione dei frutti della terra.

In tutta Italia in onore del Santo è tradizione consumare caldarroste e vino novello ma l’usanza gastronomica si diversifica da regione a regione. Nelle regioni settentrionali si mettono in tavola piatti a base d’oca, per rievocare il momento in cui Martino accettò di diventare vescovo. A Venezia si preparano i galeti, biscotti a forma di cavaliere regalati ai bambini per ricordare il momento del dono del mantello al mendicante. Anche in Sicilia la tradizione celebra Martino con dei dolci, i viscottu o sammartini che vengono donati ai meno abbienti, rigorosamente da inzuppare nel vino dolce. In Puglia Martino si commemora con il vino novello ma anche con l’olio, prodotto tipico di questo periodo.

Per questo, nel barese e nel Salento è usanza preparare frittelle da regalare ad amici e parenti. A Martina Franca (Ta) il santo patrono si onora con capocollo in tavola e fiera degli animali.

 

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