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Alì Eshani, la speranza e la libertà

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Lo scrittore afgano presenta “Stanotte guardiamo le stelle”

di Teresa Gallone

Commuove il pubblico Alì Ehsani, autore del best seller “Stanotte guardiamo le stelle” (Feltrinelli) e ospite presso il Museo Civico Archeologico il 20 aprile scorso.
Si raffronta con due platee molto distanti fra loro, dialoga con i ragazzi delle scuole medie “A. Manzoni” e “Don Tonino Bello” e si confronta con la cittadinanza adulta qualche ora più tardi, in un tour de force che ha visto affiancati la Libreria Barcadoro, la Pro Loco e i giornalisti Gianluca Giugno e Giannilibro-scrittore-afgano-1 Capotorto.

Non c’è tristezza nei suoi racconti, non lo guidano l’autocommiserazione né l’intento polemico, Ehsani si rivolge al pubblico pacatamente, lo abbraccia con lo sguardo, parla di speranza oltre il dolore, di condivisione e di «famiglia umana».
Scampato per miracolo a un bombardamento, dopo la scuola Ehsani non ha più una casa né una famiglia. Guidato dal fratello maggiore, arriverà in Italia dopo infinite peripezie e un percorso di conoscenza della natura umana in ogni sua sfaccettatura.

«Con la malattia si prova, si può vincere o perdere. Se ci si prende cura di una persona invece si può solo vincere. Io ho deciso di seminare il bene così come gli altri hanno fatto per me», risponde così alla docente Dominga Lepore che gli domanda quale forza lo guida nella vita quotidiana e tiene lontano il dolore delle ferite passate. Confida di aver «pianto nel letto ogni notte, da ragazzino» e di aver trovato nello studio lo sprone per andare avanti.

Dice di non ricordare il nome del padre perso troppo presto ma di avere ancora nitidi nella mente i racconti ascoltati sul tetto della casa a Kabul, guardando le stelle. Il titolo della sua opera risuona come un augurio per un ritorno alla condivisione e alla libertà di guardare avanti, senza catene.

Non esita ad affrontare la questione delle migrazioni, invita a non guardare gli esuli come disperati perché solo una enorme speranza dà la forza a donne e uomini per affrontare viaggi tanto difficili e dolorosi. Sarebbe l’investimento sulla cultura la chiave di volta per l’integrazione. Sostiene con forza quanto sia necessario educare per integrare, per arricchire il tessuto sociale di nuovi tasselli, per innestare la consapevolezza che «gli umani non hanno prezzo ma valore».

 

 

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