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"Alpi-Montale", presentazione del libro sul caporalato "Morire come schiavi..."

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di Tino Sorino


In un libro tutto l’orrore del caporalato. A descrivere questo triste universo che ci fa piombare indietro direttamente nel Medioevo, scuotendo tutte quante le coscienze, Enrica Simonetti autrice della pubblicazione “Morire come schiavi. La storia di Paola Clemente nell’inferno del caporalato” (Imprimatur editore, 2016).

Se ne parlerà ampiamente a Rutigliano nel primo di una serie di incontri, programmati e organizzati dal Liceo Scientifico “Ilaria Alpi” di Rutigliano, quale occasione formativa ed educativa per gli alunni in linea con il PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa).La presentazione avrà luogo mercoledì 11 ottobre, alle ore 10.30, presso I.I.S.S. “I.Alpi- E. Montale” di Rutigliano.

Relatore il prof. Gaetano Veneto, avvocato, accademico e politico italiano, esperto in diritto del lavoro e allievo del giuslavorista Gino Giugni. Interverranno con l’autrice, il dirigente scolastico IISS Alpi-Montale prof.ssa Angela Borrelli,Antonio Gagliardi, segretario generale della FLAI, impegnato attivamente nella battaglia a fianco del movimento bracciantile contro lo sfruttamento del caporalato e gli alunni della classe IV B del Liceo Linguistico “Ilaria Alpi”.

Moderatrice la prof.ssa Angela Difino, docente di lettere del Liceo. Il libro inchiesta della scrittrice Simonetti racconta in un tour on the road anzi in the fields, dal Gargano alla Calabria, tra ghetti e vecchi casolari, la storia incredibile di Paola Clemente, la bracciante agricola morta ad appena 49 anni, nel terzo millennio, nei campi di Andria mentre “faceva l’acinino“(ossia mentre selezionava gli acini migliori) in una estate piena di sole sotto una cappa di silenzi e omertà…con la ricompensa di due euro all’ora e nessun diritto.

Paola, durante la campagna dell’uva, viaggiava (alzandosi ogni giorno alle tre di notte), da San Giorgio Jonico fino al nord della Puglia (Andria) ed è morta stroncata da un infarto. Una donna che simboleggia il sacrificio di tante braccia che da anni continuano a lavorare nei campi sotto la pesante e assurda piaga del caporalato.In questa delicata e coraggiosa indagine, scorrono anche tante storie di donne pugliesi, calabresi, lucane, di numerosi immigrati africani o rumeni arrivati in Italia con la promessa di un lavoro sicuro. Enrica Simonetti, da esperta giornalista, intraprende questo viaggio con un obiettivo preciso, quello di indagare e di svolgere una inchiesta “vecchio stile” sul perché ancora oggi, con la scusa della crisi, i lavoratori subiscano tanti soprusi.

“Il problema del caporalato”, sottolinea Simonetti, “ha tante sfaccettature e va considerato da diversi punti di vista, ma quello che è importante sottolineare è che ciascuno deve conoscere i propri diritti e i propri doveri (di qui il determinante ruolo dell’informazione). E’ quello che ho fatto io, da giornalista, cercando di descrivere ciò che vedevo e raccontando l’odissea non solo degli italiani ma anche degli stranieri”.

Laureata in Scienze Politiche, giornalista, capo servizio de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, dove cura le pagine culturali, Simonetti, da appassionata di storia del mare, ha compiuto uno studio-reportage sui fari italiani, dal quale sono nati tre libri pubblicati da Laterza e intitolati “Lampi e splendori, “Fari d’Italia” e “Luci sull’Adriatico”. In questo suo ultimo lavoro, l’autrice si sposta per la prima volta dal mare nelle campagne, tra il fascino del paesaggio e l’orrore dello sfruttamento.


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