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CONSIGLIO COMUNALE, SI AL TUBO CHE “SALVERÀ” L’ANNUNZIATA

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di Gianni Nicastro


Il consiglio comunale di mercoledì scorso si è svolto tranquillo, ma con una nota dolente che è venuta dalla cittadinanza: nessuno, fuori l’aula consiliare, ha avuto la possibilità di ascoltarlo, di seguire i lavori che hanno tenuto impegnati consiglieri e amministratori perché non c’è più la trasmissione via radio, non c’è neanche quella in streaming, men che meno la diretta web. E’ un fatto che mortifica la trasparenza amministrativa, inaccettabile in un’era dove la comunicazione viaggia in tempo reale su una vasta gamma di tecnologie.

IL CONSIGLIO
All’apertura dei lavori c’è stata la pregiudiziale del consigliere Vittorio Berardi che, sulla questione della perdita dell’autonomia scolastica dell’ITC, ha proposto una sorta di monitoraggio dell’andamento delle iscrizioni e delle classi (le quinte) che escono riferito agli istituti scolastici superiori, per capire quali sono i problemi ed evitare che anche il liceo si ritrovi declassato. Ha chiesto, quindi, l’istituzione di una commissione ad hoc che svolga questo monitoraggio. Al consigliere di minoranza ha risposto Roberto Romagno. Il sindaco ha condiviso la preoccupazione e accettato il monitoraggio proposto affidandolo, però, non a una commissione da istituire ex novo, ma a una che già esiste e che è la 3ª commissione consiliare che si occupa, tra le altre cose, di pubblica istruzione. Sollecitati dalla disponibilità del sindaco i componenti di minoranza della 3ª commissione hanno presentato ieri mattina una richiesta di convocazione della stessa commissione per discutere del monitoraggio e incontrarsi con i dirigenti scolastici degli istituti interessati (richiesta scaricabile al link sotto).

Dopo la pregiudiziale si è passati alla discussione dei punti all’ordine del giorno. Su cinque ne sono stati discussi solo quattro. L’interpellanza del consigliere Berardi sui “lavori alle strade esterne della zona commerciale di via Noicattaro” (quinto punto), non è stata discussa per assenza del sindaco e dell’assessore all’urbanistica Carmine Iaffaldano. C’è da dire che il presidente Matteo Colamussi all’apertura del consiglio aveva avvertito l’aula che il sindaco di lì a mezzora avrebbe lasciato i lavori a causa di altri impegni istituzionali.
Sull’oggetto dell’interpellanza di Berardi si è, in quasi un anno, sviluppata una interessante vicenda (che approfondiremo in seguito) su lavori di urbanizzazione stradale per 600.000 euro eseguiti non a regola d’arte, un danno urbanistico ed economico notevole per il comune.

IL BYPASS
Si è passati poi al pezzo forte in discussione, il secondo punto: “Proposta alternativa dello scarico del depuratore di Casamassima in lama S. Giorgio, atto di indirizzo”. Più che una proposta, è una controproposta quella fatta dall’amministrazione ed elaborata dal dirigente dell’ufficio tecnico comunale ing. Erminio D’Aries. Ricordiamo che la minoranza consiliare aveva proposto di portare il tubo di scolo del depuratore di Casamassima a valle dell’Annunziata per tutelare, dai reflui, quel tratto importante di lama. Su quella proposta l’assessore regionale Fabiano Amati si è reso disponibile, l’ha fatta valutare tecnicamente dall’AQP ed è stato lui stesso, nel consiglio comunale del  17 febbraio scorso, a comunicare a consiglieri e amministrazione che tecnicamente la cosa si può fare. La regione, dunque, ha accettato di allungare di 1000 metri il tubo e di farlo rientrare in lama appena dopo l’Annunziata.

Il consiglio comunale mercoledì ha, invece, approvato un atto di indirizzo -con allegata bozza tecnica di tracciato qui sotto pubblicata- che allunga quel tubo di 5000 metri in più rispetto ai 1000 di Amati.
Il punto di scarico in lama è previsto a quota di circa 113 metri s.l.m. (sul livello del mare, n.d.r.), pertanto l’intero tronco, che si sviluppa per complessivi 6.200 metri circa, presenta una cadenza di circa 75 metri”, è quanto si legge nella relazione dell’ing. D’Aries che accompagna la controproposta.
Da dove è ora, fermo da aprile scorso interrato sulla strada provinciale della Materdomini, il tubo percorrerà i 6 km tutti su suolo pubblico, al lato di strade comunali, quindi la regione risparmierebbe, nel caso accettasse, gli espropri. Un siffatto allungamento porterebbe lo scarico quasi a ridosso del territorio di Noicattaro “sotto l’attraversamento stradale della S.P. n. 240 in Contrada Caggiano”, scrive ancora l’ingegnere comunale nella sua relazione.

La proposta elaborata da D’Areis prevede anche una grandezza maggiore del tubo in polietilene, un diametro di 500 mm anziché 300 utili solo al “passaggio della portata proveniente dal depuratore di Casamassima”. Un aumento del diametro fino a mezzo metro di quel tubo fornirebbe la possibilità di farci passare “in futuro anche gli scarichi provenienti dai depuratori di Sammichele, Gioia del Colle e Putignano” suggerisce ancora l’ingegnere. Secondo il tecnico del comune e l’intero consiglio comunale, dunque, “questa proposta alternativa rappresenta una valida soluzione” per la salvaguardia  della lama nel tratto di Rutigliano, è immediatamente cantierizzabile, non richiede particolari studi e “le lavorazioni previste sono di semplice e rapida esecuzione”. Il costo dell’opera dovrebbe aggirarsi intorno ai 100-110 euro a metro, costo contenuto perché si risparmierebbe sugli espropri e sulle “economie rivenienti dalla mancata esecuzione dei lavori di rinaturalizzazione nel tratto di lama bypassato dal collettore”.

GLI INTERVENTI
Qui gli interventi sono stati tutti favorevoli. Filippo Masotti (PD) si augura che la regione e l’AQP accettino l’allungamento proposto e, nel caso sia respinto, ritiene che si debba essere d’accordo ad accettare il tracciato molto più breve già acconsentito dalla regione. Pinuccio Valenzano (Arcobaleno) ha messo in dubbio che Amati e l’AQP avessero espresso -il 17 scorso- la disponibilità ad allungare il collettore, «ci troviamo -ha detto- con misure parecchio diverse da quelle concordate con l’assessore regionale». Mimmo Gigante (Il Paese che Vogliamo) ha espresso perplessità di tipo giuridico sulla servitù di passaggio a cui sarebbero coattivamente sottoposti i proprietari dei terreni nella lama e sull’allungamento da 1000 a 6000 metri del tubo. Michele Maggiorano (UDC) ha detto che alla regione conviene accettare la proposta elaborata dall’ing. D’Aries «perché evita lo sversamento dei liquami depurati in lama». «La regione -ha aggiunto- deve prestare attenzione a questa proposta perché fa risparmiare i soldi della savanella».

Per Pasquale Coletta (Partito Socialista) è stato grazie al consiglio comunale del 17 «che si è avuta l’opportunità di fare questa variante al progetto originario». Mario Gaio si è detto d’accordo con la variante e ha condiviso le perplessità di Gigante.
«Al di là di qualche distinguo si può dire che oggi ha vinto il buon senso», ha contribuito così alla discusione Oronzo Valentini (FLI), il quale si è detto soddisfatto della capacità espressa dal consiglio comunale di riunirsi su questo problema. «Si diceva che non c’erano alternative, invece l’ingegnere comunale l’alternativa l’ha trovata» ha rimarcato  Giuseppe Tagarelli (impegno per Rutigliano). «Quando si discute dei problemi e la politica non divide i risultati si ottengono» ha detto Vittorio Berardi.  «Non per dare medaglie a nessuno, ma l’opposizione lavora a questa soluzione da agosto scorso» ha aggiunto Berardi che ha ringraziato l’ing. D’Aries «per aver elaborato diverse soluzioni e lunghezze del tubo». Ha messo in guardia il consiglio sul non «fare i conti senza l’oste perché è la regione che alla fine deciderà» e potrebbe anche rigettare la controproposta. Nel caso, Berardi mette le mani avanti: «Se la regione non accetta i 6000 metri non dobbiamo rifiutare i 1000 metri» già accordati da Amati. Come era nelle cose, l’atto di indirizzo proposto da D’Aries è stato infine approvato all’unanimità.

NO ALL'UNITA' D'ITALIA
Al terzo punto c’era l’approvazione del regolamento per il funzionamento del museo del Fischietto in Terracotta “Domenico Divella”, museo istituito nel 2004 nel Palazzo San Domenico. Approvato all’unanimità l’atto dota il museo di un regolamento formato da 13 articoli che ne definiscono la gestione, la fruibilità, i servizi e le finalità.
L’ultimo punto discusso è stata la mozione presentata dall’opposizione sull’intitolazione dello stadio comunale all’Unità d’Italia. Questa mozione era già stata ritirata una volta in un passato consiglio comunale per un ulteriore, comune, approfondimento tra maggioranza e minoranza. I due schieramenti consiliari nel frattempo non hanno approfondito nulla e l’opposizione mercoledì ha voluto che la proposta fosse comunque approvata. La mozione, però, non è passata. La maggioranza non ha voluto dedicare all’Unità d’Italia lo stadio comunale pur riconoscendo l’importanza del Risorgimento italiano.

clicca qui per scaricare la richiesta dell'opposizione

Il tracciato del tubo proposto dal consiglio comunale

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