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SHOAH. LA “SETTANNI” RIFLETTE CON TITTI MARRONE

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di Rosalba Lasorella

«Per quanto sublime possa essere l’arte di dimenticare, noi non possiamo praticarla».
Gershom G. Sholem

E’ a partire da questa consapevolezza che, in occasione della “Giornata della Memoria 2012”, la Scuola Primaria “G. Settanni” ha pensato ad una serie di eventi attraverso cui supportare il ricordo dello sterminio ebraico e motivare la riflessione sul tragico evento della Shoah.

Come stabilito da calendario, lo scorso 2 febbraio si è, dunque, tenuta la presentazione del libro “Meglio non sapere” di Titti Marrone, giornalista napoletana che il pubblico non ha però potuto personalmente conoscere perché trattenuta nella sua città a causa di un grave problema familiare. Nonostante l’assenza dell’autrice -la quale ha comunque riposto in una lettera alcune considerazioni in merito alla pubblicazione del volume- l’aula magna della scuola elementare ha potuto cogliere il senso del «reportage narrativo» edito da Laterza grazie soprattutto alla presenza di Mario De Simone, protagonista indiretto e testimone fedele delle vicende che hanno coinvolto la sua famiglia e, in particolare, suo fratello Sergio.

Introdotto dalla Dirigente prof.ssa Maria Melpignano, il racconto del dott. De Simone, sobriamente trascritto da Titti Marrone in un’opera dal titolo evidentemente provocatorio, ha catturato l’attenzione e commosso i presenti per la sua assurda tragicità: Sergio De Simone, fratello maggiore mai conosciuto e mai dimenticato, fu allontanato dalle cugine Andra e Tatiana Bucci - come lui deportate ad Auschwitz nel 1944 ma sopravvissute allo sterminio- perché selezionato insieme ad altri 19 bambini con un crudele stratagemma («Chi vuole tornare con la sua mamma?»): divenne così cavia da esperimento nelle mani di Joseph Mengele, spietato medico che di quelle sperimentazioni sulla tubercolosi necessitava per ottenere la cattedra di docenza.

Le circostanze della sua morte furono rivelate anni dopo, quando emersero i particolari più trucidi dell’aberrante progetto nazista e, soprattutto, quando Mario – con l’aiuto di Günther Schwarberg - decise di andare fino in fondo, di affrontare la verità delle cose e di portare la sua storia all’attenzione di tutti, insieme alle cugine che ancora oggi vivono il tormento di non essere riuscite a salvare il piccolo Sergio.

La testimonianza di Mario De Simone -sulla quale gli alunni hanno in precedenza lavorato- è stata accompagnata dalla proiezione di video, dalla musica del maestro Vito Giampaolo e dalla breve relazione con cui il prof. Loconsole, teologo esperto ebraista, ha illustrato i luoghi che anche nel meridione (si pensi ad Alberobello e Gioia del Colle) hanno ospitato migliaia di uomini, donne e bambini ebrei, dei quali è ancora possibile osservare le tracce.

In “Meglio non sapere” si conserva il ricordo di venti bambini i cui sogni si sono infranti troppo presto per un motivo che sfugge ad ogni logica; venti anime annerite dal fumo di quelle maledette ciminiere, venti corpi logorati dal freddo e dalla malattia, appesi ad un filo che, nella cantina della scuola di Bullenhuser Damm, si trasformerà in corda mortale: l’ultimo atto di una tragedia crudelmente consumatasi in nome di un po’ di grappa e qualche sigaretta.

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