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MOSTRA PINO PASCALI, IL CONTRIBUTO RUTIGLIANESE

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di Rosalba Lasorella


Sembra quasi una contraddizione, l’espressione di un contrasto insanato ed insanabile tra il paese e la città, il sud e il resto del mondo; in realtà, in “Mediterraneo Metropolitano” si concentra il senso della produzione di Pino Pascali, eclettico artista di origini polignanesi a cui è dedicata la mostra ospitata dal Teatro Due di Parma dal 3 fino al 26 febbraio.
Intitolata, appunto, Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano, la mostra supera l’ossimoro apparente ed esalta il felice connubio tra l’amore di Pascali per la sua terra e la seducente realtà metropolitana americana, grazie ad un lavoro che sfrutta consapevolmente lo spazio e le energie.

Come ha spiegato Rossella Romito, nostra giovane compaesana iscritta al Corso di Laurea in Storia, Critica e Organizzazione delle arti e dello spettacolo presso l’Università di Parma e curatrice dell’esposizione insieme a Enza Bergantino, «l’iniziativa nasce come prosecuzione della mostra didattica che abbiamo realizzato tra marzo ed aprile scorsi per il workshop “Pensare per fare”, tenuto dalla prof.ssa Zanella. In quell’occasione abbiamo conosciuto Sara Montoro, Valentina Pirelli e Nicola Spalanzino, gli studenti di Architettura che hanno ideato l’allestimento».
“Pensare per fare” è anche il nome dell’Associazione di Promozione Sociale che il gruppo – quasi completamente pugliese - ha fondato per continuare a costruire, a progettare, a lavorare sull’arte e per l’arte.

«Abbiamo scelto Pino Pascali – continua Rossella – non solo perché nostro conterraneo, ma soprattutto perché è un artista interessante sotto molteplici punti di vista: nei caroselli da lui realizzati per la RAI durante gli anni ’60 si fondono architettura e pubblicità e, nonostante la sua breve vita, ha introdotto grandi innovazioni». Pascali, infatti, dopo il diploma conseguito presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, comincia a lavorare come aiuto scenografo alla RAI, iniziando nel contempo una continuativa collaborazione con Sandro Lodolo che lo spinge alla realizzazione di  caroselli, spot pubblicitari e sigle televisive.
Ottiene sin da subito un grande riscontro, ma nel 1968, all’apice della carriera e mentre alcune sue sculture sono esposte alla Biennale di Venezia, muore a causa di un incidente stradale.

Nel mese di maggio, dunque, il progetto della mostra ha ottenuto i finanziamenti che l’Università di Parma mette annualmente a disposizione per le attività culturali studentesche ed è partita la ricerca di ulteriori fondi che permettessero di sostenere tutte le spese preventivate: in Puglia si sono positivamente attivati la Presidenza del Consiglio Regionale, l’agenzia Resta Viaggi di Corato, il Comune di Polignano, la Fondazione Pino Pascali e l’azienda agricola di Rutigliano Orchidea Fruit.

Accanto alle opere dell’artista polignanese, concesse dalla Galleria Colossi di Brescia, dalla Galleria Frittelli di Firenze e dal collezionista Vittorio Berardi, la mostra contiene una sezione dedicata ai lavori di quattro giovani artisti «la cui ricerca è in linea con la produzione di Pascali e ruota attorno alle tematiche del mediterraneo e del metropolitano». Giocando con la luce e con la materia, si incastrano tra gli spazi del teatro parmense le opere di Lapo Simeoni, Antonio Abbatepaolo, Pino Giacovelli e Miki Gorizia, quest’ultimo già conosciuto ai rutiglianesi per la sua attività nelle Ufficine UFO.

Per “Mediterraneo Metropolitano”, Miki espone “Viral City”, un’installazione fotografica composta da numerose fotografie scattate in luoghi diversi, in formati diversi e attraverso tecniche diverse (macchine analogiche, digitali, usa e getta, telefonia mobile). Le foto – come scrive l’artista nel suo saggio critico – «sono disposte sulla parete in maniera “virale” a richiamare l’influenza che le abitudini e le politiche metropolitane hanno sui piccoli centri urbani così anche il rapporto stretto che le città hanno instaurato con i nuovi media di comunicazione di massa e le tecnologie informatiche». Alla metropolitana si ispira anche il progetto “Le Passager Uniquè”, una video- animazione ottenuta dall’accostamento di fotografie scattate con il telefonino ai passeggeri della metro di Milano. Qui si fondono (e confondono) i pensieri dei singoli passeggeri che, seppure persi ciascuno nella propria personale divagazione mentale, contribuiscono a tratteggiare il profilo di un unico passeggero: «lo sguardo sul singolo diventa il ritratto di una collettività, come se tutti insieme, ognuno con la propria storia, si assomigliassero gli uni con gli altri, si amalgamassero in un unico composto variegato, diventassero parte di una stessa comunità …“in transito”».

A partire da Pascali, dunque, le strade si dipanano e i percorsi si moltiplicano, attraversando sempre – e ogni volta con stupore – le assolate pianure del sud dalle quali si intravedono le luci al neon che a stento riscaldano le grandi case di città.




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