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ANCHE RUTIGLIANO NELLA STORIA DELL'UNITA' D'ITALIA

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In occasione della ricorrenza dei Centocinquanta anni dall'Unità di Italia, ricordiamo due figure rilevanti per Rutigliano: Pietro de Bellis, patriota e letterato , Provveditore agli Studi, e Giuseppe Raffaele del drago (1813 – 1869) canonico teologo – patriota. Mi piace mettere in risalto l’impegno morale e civile di questi nostri eroici concittadini, ai quali il nostro comune ha dedicato due strade.

Pietro de Bellis (Rutigliano, 18 dicembre 1834 – Napoli, 17 marzo 1901) nacque in una agiata famiglia patrizia da Lorenzo de Bellis fu Pietro Paolo e donna Anna Teresa Losavio di Putignano. Dopo gli studi liceali a Conversano, approfondì gli studi umanistici presso l'Università di Napoli. La stima per la sua dottrina umanistica gli fruttò il mecenatismo del vescovo Mucedola, insieme a Domenico Morea di Alberobello, Luigi Pinto e Vitantonio dell'Erba di Castellana e a Domenico Jaia di Conversano.

Questi erano stati tutti allievi del vescovo Mucedola, impegnato in una opera educativa politico-religiosa di diffusione delle idee di unità e libertà di Vincenzo Gioberti, proprio negli anni più cruenti della repressione borbonica. Il giovane Pietro, animato da sentimenti liberali, fu fervente patriota antiborbonico e da Napoli strinse segrete relazioni con il comitato liberale di Bari, in particolar modo col patriota e medico Nicola Longo da Modugno. Il suo sogno si realizzò partecipando direttamente e attivamente in Napoli ai moti insurrezionali garibaldini nel 1860 e all'ingresso di Giuseppe Garibaldi in Napoli. Il prof. Pietro de Bellis fu nominato il 6/01/1874, Cavaliere della Corona d’Italia, il 16/01/1883, Cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro e Ufficiale dello stesso Ordine il 15/01/1891.

Giuseppe Raffaele del Drago nacque a Polignano il 3 settembre 1813, da Nicola, acceso Carbonaro, e da Maria Raffaella Baldassarri, di distinta famiglia polignanese. Nel marzo 1821, il padre partì ai confini come sergente contro gli austriaci che venivano nel regno per abolire la Costituzione a richiesta del re, che nove mesi prima l’aveva concessa e giurata. A otto anni Del Drago rimase orfano del padre, e fu posto, dodicenne nel collegio militare di Giovinazzo. Dopo quattro o cinque anni tornò in famiglia e per completare gli studi entrò nel Convento dei Cappuccini di Rutigliano.

Era un uomo intelligente e vivace, vigoroso, prestante e brioso. Rimase nel convento ben cinque anni, e poiché si fece conoscere presto per la sua inntelligenza e per il profitto che traeva dagli studi, fu invitato da alcuni canonici di Rutigliano ad indossare l’abito talare. Frequentò il Seminario di Conversano, divenendo sacerdote nel 1837. Si stabilì a Rutigliano attratto dall’affetto degli amici e da memorie della giovinezza. Dopo solo cinque anni di sacerdozio, fu nominato canonico della Collegiata di Rutigliano da monsignor De Simone di Conversano, e poco dopo fu chiamato in quel Seminario quale professore di filosofia e matematica.

Nel 1848 Re Ferdinando concedeva, sebbene a malincuore, la costituzione ed un parlamento. del Drago fu indicato da amici e conoscenti quale loro rappresentante. Ma nella sanguinosa giornata del 15 maggio la Camera fu sciolta. Si prepararono comizi contro il governo, si tennero convegni, in cui Mons. Del Drago fu tra più focosi oratori. Ai moti insurrezionali di tutto il Regno il governo cedette e si fecero nuove elezioni. Ma Ferdinando, rendendosi spergiuro, sciolse questa seconda camera ed abolì la costituzione. Cominciarono le rappresaglie e le persecuzioni contro i migliori uomini d’ingegno e di sapere ed uno dei primi ad essere arrestato fu del Drago, il 10 nov. 1849.

Fu condannato a 24 anni di ferri duri ed alla malleveria di 500 ducati per sei anni, Fu destituito della sua dignità di Canonico e, col suo foglio di via, su cui si leggeva: “Galeotto canonico teologo Giuseppe del Drago”, fu mandato ad espiare la pena nel bagno di Nitida, col Settembrini, Poerio, Imbriani, Scialoia. A Ferdinando II, ottocento prigionieri politici erano un pugno negli occhi; poiché la stampa estera lo infastidiva con la verità che rivelava. Nei primi giorni dell’anno 1859, ne fece imbarcare 66, fra i più temuti, sullo Stromboli. Questo vapore scortato dalla R.N. “Fieramosca” giunse a Cadice, e i deportati furono trasbordati sul vascello americano “David Sterwot” che li doveva condurre in America. Ma il veliero, in alto mare, per opera del figlio di Settembrini che si era imbarcato come mozzo, fu deviato in Inghilterra.

Del Drago proseguì per Londra dove esercitò il suo ministero religioso, ricevendo dal Cardinale Wisseman, Arcivescovo di Londra, l’incarico di Missionario Apostolico. Nel 1860 cambiarono i destini dell’Italia ed i profughi poterono lasciare l’esilio e ritornare in Patria. Rutigliano accolse con solenni festeggiamenti il suo figlio di adozione, e Polignano, sua terra natia, lo accolse persino col pallio e gli mostrò entusiastiche dimostrazioni. Fu candidato nelle elezioni della prima legislatura del Governo Italiano e fu eletto nel Collegio di Acquaviva.

Il del Drago, di indole indipendente, sedette sui banchi di sinistra; vi rimase pochi mesi poiché, morto Cavour, la parte ministeriale, per diminuire la forza della sinistra, annullò 18 elezioni e, fra queste quella di del Drago, che ritornò a Rutigliano e riprese la sua vita di sacerdote. Mentre era deputato a Torino non lasciò mai l’abito talare nonostante il periodo difficile per i sacerdoti. Del Drago amava la buona tavola e forse proprio il peccato di gola lo trasse a morte precoce. Il 17 marzo 1869 morì a Rutigliano, che lo pianse come uomo di spirito e d’ingegno e come primo deputato della rinata Italia.


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