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AMIANTO. BONIFICA ALLA CASA IN VIA MADONNA DELLE GRAZIE

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L’altro ieri c’è stata la bonifica dall’amianto del rudere in via Madonna delle Grazie. Ricordiamo che la settimana scorsa due operai hanno demolito, su ordine del proprietario dell’immobile in questione, un intero tetto fatto completamente di eternit a mani nude, senza alcuna protezione e misura di sicurezza per se stessi e l’ambiente circostante.

I vigili sono intervenuti quando tutto l’amianto era ormai a terra, dentro l’immobile; è intervenuta anche la ASL che ha fatto coprire la casa con teli di plastica per evitare la dispersione delle polveri contenente le micidiali fibre di asbesto.

Siamo stati di nuovo sul posto, abbiamo intervistato il tecnico della Serveco -ditta che ha operato la bonifica- l’ing. Domenico Colucci.
L’amianto è stato incapsulato con speciali vernici e portato «a stoccaggio preliminare ad Ostuni, non stiamo parlando di deposito nel suolo, ma di stoccaggio preliminare», ci ha detto subito l’ingegnere. Per l’intervento in questione «abbiamo osservato tutta la prassi burocratica necessaria», ha aggiunto il tecnico della Serveco, «ovvero presentazione di un piano di lavoro allo SPESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, n.d.r.) di Bari, al quale abbiamo chiesto un intervento d’urgenza da parte nostra su indicazione del SISP (Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, n.d.r.) di Rutigliano che, per una questione di igiene pubblica ci ha, appunto, intimato di intervenire urgentemente».

Ingegnere, l’operazione di bonifica che state eseguendo è a carico del proprietario dell’immobile?
«Si, del committente che è il proprietario dell’immobile».

Sappiamo che l’amianto può essere stoccato in discariche di rifiuti speciali, ce ne sono diverse qui a Bari, Canosa per esempio.
«No, l’amianto è classificato rifiuto speciale pericoloso».

Ci dia un’idea, anche indicativa di cosa viene a costare una operazione di bonifica di questo tipo. Come fate, a peso o ad intervento?
«Dipende dalla circostanze, che possono essere tante. Ci sono da considerare le attività di intervento: se si opera all’interno o all’esterno, l’accessibilità, cioè se si interviene dall’esterno con dei ponteggi o, per circostanze particolari, non ci si può avvicinare all’immobile, quindi si è costretti a noleggiare delle piattaforme autoarticolate e a braccio snodato. Questi sono costi che incidono. Noi come Serveco per i privati facciamo sempre dei preventivi i più trasparenti possibili. A parte i costi fissi, che sono il monitoraggio ambientale (che qui stiamo facendo), le analisi, i costi per la presentazione del piano di lavoro, quindi l’intervento e poi lo smaltimento che ha un costo al chilogrammo».

Si può quantificare, tenendo presente tutto questo, un costo al chilogrammo.
«No, non si può quantificare perché, ripeto, tutto dipende da tanti fattori e situazioni».

L’intervento di bonifica che state facendo stamattina, ad esempio, quanto viene a costare al committente, indicativamente.
«Questi, diciamo, sono costi relativi all’intervento. Non abbiamo uno standard di costi. Può essere 2 euro al kg a lei, 2,50-3 euro a un altro. Bisogna vedere a monte lo studio di fattibilità che è stato fatto».

Una cosa è certa, l’amianto non può essere manipolato da persone inesperte e senza le necessarie precauzioni. La Serveco -che gestisce la raccolta differenziata a Rutigliano- è una ditta specializzata in questo tipo di interventi, l’operazione di bonifica, dunque, è avvenuta l’altro ieri in sicurezza per gli operatori e per l’ambiente.
L’amianto è una delle emergenze a Rutigliano, la sua rimozione -o la bonifica- ha un costo anche considerevole, come abbiamo visto, se l’intervento è impegnativo. Ci vorrebbe che il comune stipulasse una convenzione con una dita specializzata che abbatta i costi della rimozione e dello smaltimento dei manufatti di amianto, una convenzione che possa essere utilizzata anche dai privati cittadini.

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