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RIABILITAZIONE, DA OSPEDALE A SERVIZIO TERRITORIALE

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Martedì scorso si è tenuto il consiglio monotematico sulla questione dell’ospedale di Rutigliano, un consiglio comunale aperto agli interventi, prenotati, del pubblico.Era presente il direttore generale della ASL Bari dott. Nicola Pansini, che si è sottoposto a più di tre ore di interventi (gran parte dei quali non hanno aggiunto o tolto nulla alla problematica in discussione).

Questa full immersion sull’ospedale e la sanità locale è stata chiesta dai consiglieri comunali del PDL Valentini, Giuliano, Gaio, Milillo e Colamussi, allarmati dalla delibera regionale di dicembre scorso con cui la giunta Vendola ha azzerato i posti letto a Rutigliano trasformando l’ospedale in “struttura extra-ospedaliera di riabilitazione”.

Il dott. Pansini, già in una videointervista (che qui riproporremo quanto prima), a novembre scorso ha assicurato che il cambiamento è solo nel nome e non nella sostanza, che la struttura rimane con gli attuali posti letto -attivi 24 su 24 ore- a svolgere la riabilitazione ortotraumatologica così come ha sempre fatto. Anzi, in quella intervista ha detto di voler fare di Rutigliano un centro di eccellenza della riabilitazione pubblica. Cose che ha puntualmente confermato nel suo intervento conclusivo l’altra sera in consiglio comunale.

«Io non vedo il problema economico prima, vedo la salute», ha detto il direttore generale. «Se noi riusciamo a dare efficacemente la salute, risparmiamo; se non riusciamo a darla, facciamo degli sprechi». «Quindi, non si tratta di togliere posti letto per dire risparmiamo, si tratta di dare una risposta efficace ai bisogni». «Ci sono tanti sprechi -ha continuato Pansini- io ne ho visti tantissimi in questa ASL enorme, ed è difficile anche saperli tagliare. Molte volte ho travato un clima omertoso, e là dove mi sono posto in prima persona, ho avuto anche delle ripercussioni».

Prima di arrivare a parlare, nello specifico, del nostro ospedale il dirigente massimo della ASL ha fatto una lunga premessa, sull’attaccamento delle comunità al proprio territorio, alle proprie tradizioni e strutture quando queste ultime sono parte integrante della storia locale. Una premessa stimolata da diversi interventi che hanno ribadito il legame storico, appunto, che quell’ospedale ha con la città, a cominciare dalla struttura costruita con soldi comunali affianco ad un’altra che apparteneva all’IPAB “Monte dei Poveri”.

Sulla lungodegenza, dunque. Questa specialistica «rappresenta nel 99% dei casi delle patologie che non sono nemmeno molto sanitarie, sono socio-sanitarie, devono quindi avere una risposta diversa» dall’ospedalizzazione, ha argomentato il direttore generale. A questo tipo di problemi la ASL ritiene si debba dare una risposta socio-territoriale, di assistenza domiciliare; la questione, quindi, è politica, non sanitaria.

C’è da dire che la chiusura del reparto di lungodegenza è un fatto deciso sin dal 2002, dal Piano di riordino ospedaliero di Raffaele Fitto. Il riordino di Nichi Vendola mantiene quell’indirizzo e trasforma gli attuali otto posti letto di lungodegenza in 6 posti letto di alcoologia, un servizio sanitario territoriale che assiste i soggetti affetti da etilismo cronico.

Sulla riabilitazione. «Continuerà ad essere quella che è ora, non si modifica», ha ribadito Pansini. Tecnicamente non è più riabilitazione ospedaliera «ma è territoriale». «Cioè, la stessa funzione, così come svolta ora, viene tolta dalla incasellatura “ospedale” e viene messa in quella di “territorio” facendo le stesse cose». «E’ un problema solo di cambiamenti di posizione -specifica ancora il dirigente ASL- perché non è più logico avere questo tipo di riabilitazione in un ospedale, ma si fanno le stesse cose». Il concetto è chiaro, sarà un servizio riabilitativo extra-ospedaliero, ma che conserverà tutte le funzioni e le caratteristiche di quello che svolgeva l’ospedale.

Il punto di primo intervento. «118 si, 118 no; è un problema sbagliato anche questo» esordisce il direttore generale. «Tenete presente che sarà garantita l’assistenza h24 come punto di primo intervento». Qui Pansini fa una analisi sulla differenza tra pronto soccorso e punto di primo intervento, che consiste nel fatto che il primo è inserito in un contesto ospedaliero con medici ospedalieri, il secondo no, è fuori da quel contesto. Ha anche denunciato il limite della rete dell’emergenza, fatta di vari servizi che purtroppo non comunicano tra loro. Il punto di primo intervento, dunque, «non posso toglierlo a Rutigliano, non si può togliere» ha ribadito con una certa decisione, «fintanto che non avviene, non so come, non so quando, una riorganizzazione che dia una garanzia di assistenza al cittadino».

Sul poliambulatorio ha detto che sarà fornito di ulteriori specialistiche là dove gli specialisti siano messi nelle condizioni di operare, con gli strumenti adeguati, altrimenti non ha senso e che, in concerto con i dirigenti del distretto, sta lavorando alla sua implementazione.
Rispetto ai servizi di radiologia e laboratorio analisi le cose non cambiano, anche se il laboratorio potrebbe ridursi a un semplice centro di prelievo. «Che le analisi si facciano materialmente altrove -ha più volte ribadito Pansini- al cittadino non interessa, interessa invece avere il servizio di prelievo in loco, che non si debba spostare».

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