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Il Ciborio neoclassico della Chiesa Matrice restaurato, la presentazione dei lavori

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di Gianni Nicastro

E’ stata una serata molto interessante non solo per la cornice dentro cui si è svolta, la Chiesa Madre, anche per gli interventi dei vari relatori. Don Emilio Caputo, arciprete parroco, Francesco Dicarlo, direttore del Museo Capitolare e Rosanna Guglielmo, dell’impresa esecutrice dei restauri, hanno parlato del Ciborio e dei lavori da tre diverse angolazioni. Antonello Florio ha presentato e moderato gli interventi. La serata è stata allietata dalla bella musica vivaldiana del quartetto d’archi AlterAzioni.

Don Emilio ha posto l’accento sulla bellezza, quella che, da più parti, si dice “salverà il mondo”. Ci sono due tipi di bellezza, ha detto l’arciprete, quella della natura e la bellezza creata dall'uomo, quindi l’arte. Non si può non scorgere in queste due bellezze la mano di Dio.
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Dio, dunque, creatore di una bellezza che può -io dico- salvare il mondo se l’uomo, dalla bellezza, si fa attraversare, permeare, contaminare. La chiesa di Santa Maria della Colonna e San Nicola a Rutigliano è tutta un fiorire di bellezze artistiche che «sono il frutto di secoli di Fede -ha detto don Emilio- l’espressione più alta di quanto i nostri avi, sacerdoti e non, hanno voluto edificare per la gloria del Signore». «L’arte non è fine a se stessa» ha detto don Emilio; se arte, quindi, è bellezza «la bellezza salverà il mondo».

Sul piano storico, del Ciborio, del coro ligneo e della zona absidale, ha parlato l’arch. Francesco Dicarlo, arricchendo l’esposizione con la proiezione di slide. «La zona del presbiterio è rimasta immutata rispetto alla sua ultima redazione del 1832», ha detto Dicarlo aggiungendo che quella zona «è rimasta indenne dai restauri degli anni ‘50/’60 del novecento» e «un restauro conservativo del 2004 ha ridato colore a tutta l’area presbiteriale». Area che non è sempre stata così come la vediamo oggi perché, ha detto ancora l’arch. presentazione-restauro-ciborio-2Dicarlo, è stata ampliata agli inizi del settecento. L’aspetto a “pigna” della cupola del Ciborio ha un significato particolare, «allude -ha aggiunto Dicarlo-  al più alto grado di illuminazione spirituale possibile»; le foglie di acanto, che circondano la cupola di alabastro, simboleggiano la Resurrezione.

Si è parlato anche del coro ligneo, finanziato, nel 1719, con 300 ducati dai canonici Gaetano Cannone, Vito Antonio Colamussi e Stefano Franzese. Coro ligneo, rifatto in una nuova veste nel 1764, su cui sono intarsiati e ben visibili gli stemmi delle casate che hanno regnato durante la vita della Chiesa Madre: Bassavilla, Angiò, Aragona e Borbone.

La presentazione del restauro conservativo della Chiesa Madre, dal punto di vista degli interventi e dei materiali, è toccata alla restauratrice Rosanna Guglielmo. Ha cominciato dalla descrizione del materiale con cui è fatto l’altare. Si tratta di «marmo bianco di Carrara -ha detto- con tarsie in marmo rosso Verona, travertino giallo e rosa Peralba». L’altare «presenta dei bellissimi intarsi sui quattro lati» e «in facciata spicca una bellissima colomba con in bocca un ramo d’ulivo e la scritta in latino “Pax”». «I lati corti -ha aggiunto la restauratrice- presentano uno stemma ad intarsio con due grifoni ai lati di un decoro a mosaico sormontati da una croce». La dottoressa Guglielmo ha riferito che l’altare, prima del restauro, si presentava in buono stato di conservazione. «E’ stato riscontrato un accumulo di depositi superficiali sulle zone aggettante dell’altare e vecchie cere ossidate» ha detto; ha trovato un deterioramento alle stuccature delle presentazione-restauro-ciborio-1giunzioni dei marmi, mancanti in alcuni tratti. Le lastre di marmo alla base delle colonne del Ciborio, prima dell’intervento, presentavano dei distacchi e delle rotture, problemi che sono stati risolti.

Le operazioni di restauro sono consistite nella rimozione dei depositi superficiali sia a secco che con l’ausilio di aspirapolvere, spazzole e pennellesse. Si è praticata la pulitura con acqua demineralizzata, carbonato di ammonio e tween20; poi accurato risciacquo, stuccatura dei giunti e stesura di cera microcristallina come protettivo. Il coro ligneo è stato spolverato e trattato con antitarlo.

Il restauro della cupola del Ciborio è stato piuttosto delicato. Intanto la restauratrice ci ha spiegato che «nel 1832 fu costruita la nuova ed elegantissima tribuna, detta pure Ciborio alla salomonica che si compone con quattro snelle colonne scanalate con capitelli di ordine corintio e di marmi finissimi come quelli dell’ara sottostante». L’elemento principale che caratterizza la cupola è l’alabastro bianco, montato su un telaio ligneo anch’esso oggetto di restauro e disinfestazione a causa della presenza di insetti (xilofagi) golosi del legno. Si è intervenuti con la pulizia delle lastrine di alabastro.

Ora, la Chiesa Madre sta vivendo un momento di grandi interventi sull’edificio all’esterno e di restauro all’interno; ma ci sono altri lavori da fare che attengono alla sua messa in sicurezza. E a proposito, alla fine della presentazione, sia don Emilio che l’arch. Dicarlo, hanno dato una bella notizia. Alla Chiesa Madre di Rutigliano è stato assegnato un finanziamento (fondi PNRR) di 1,6 milioni di euro per la sua messa in sicurezza strutturale.

L’altra interessante notizia data quella sera da don Emilio riguarda il dipinto sul portone lato via Roma. Proprio in occasione di questo restauro si è scoperto, in realtà è un sospetto, che non si tratti di un dipinto ma di un affresco, una tecnica di pittura che si pratica direttamente sull’intonaco fresco. La soprintendenza è stata messa al corrente e, con molta probabilità, praticherà dei saggi che fugheranno ogni dubbio circa la tecnica usata. Se davvero si dovesse trattare di un affresco, quell’opera acquisirebbe tutto un altro significato e valore artistico.

 

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Foto: presbiterio, coro ligneo, cupola alabastro di Francesco Dicarlo

 

 

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