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Alberto Mariani, rutiglianese a Parigi racconta la sua attività di medico e il lockdown

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alberto-mariani-medico-parigi

 

di Tino Sorino

Sono tanti i rutiglianesi all’estero, impegnati a fronteggiare la pandemia, che vivono le Festività lontani da casa, dai familiari e dagli amici. Tra questi, Alberto Mariani, classe 1978 che, dopo diverse esperienze lavorative in altri Paesi europei (Germania e Svizzera), vive ora a Parigi con la moglie polacca Joanna e i suoi due bambini. «Io lavoro come reumatologo liberale -racconta Mariani- in una clinica privata nella periferia di Parigi, precisamente a Bagnolet, in linea d’aria solo 8 km da Notre Dame, eppure due mondi opposti. Nel dopoguerra Bagnolet era una zona industriale: agli italiani e agli spagnoli di un tempo, sono subentrati, oggi, i nuovi residenti, artisti dello spettacolo, funzionari e operai (prima i maghrebini, poi gli africani e gli europei dell’est). Certo, anche tra i miei pazienti si avvertono forti gli effetti della crisi, e l’umore generale è piuttosto cupo. Ma io qui mi trovo bene, alle prese con un lavoro che ha un campo d’azione ben più ampio rispetto a quello che si apre in Italia. Il reumatologo in Francia si occupa oltreché delle patologie autoimmuni e dell’osteoporosi anche di quelle degenerative non ancora operabili (per esempio artrosi dell’anca o del ginocchio); realizza ecografie articolari e infiltrazioni eco-guidate o esami neurologici come l’elettromiogramma e spesso deve dare indicazioni al medico del lavoro sulla prognosi di un paziente. Nella fase iniziale dell’emergenza sanitaria, durante il lockdown, ho avuto anch’io tanta paura, perchè avevo un costante contatto con i pazienti. All’epoca si sapeva ancor meno del virus, mentre colleghi si aalberto-mariani-medico-parigi-1mmalavano gravemente ogni giorno e divampava in Francia, per generare ancora piu confusione fra i pazienti, una polemica sull’uso della clorochina (propagandata dal Prof. Raoult di Marsiglia, sostanza che poi si è rivelata inefficace negli studi randomizzati). Forte era anche il panico sulla prescrizione di antinfiammatori, essenziali per un reumatologo. Alle preoccupazioni per il lavoro si aggiungevano anche quelle per i miei figli che erano tenuti a frequentare le lezioni con quelli degli altri operatori sanitari, una specie di incubatore del virus, della serie : primo o poi tanto vi tocca, mentre tutti gli altri bambini rimanevano a casa. Adesso, invece, siamo tutti un po’ piu assuefatti o fatalisti, anche i pazienti più anziani che prima avevano smesso di andare dal medico per paura di ammalarsi. Il sistema sanitario francese è molto più generoso di quello italiano e i francesi sono in genere abituati a essere viziati e a lamentarsi (come diceva Cocteau "sono degli italiani di cattivo umore"). Si pensi che i pazienti possono prendere il taxi convenzionato a spese del servizio sanitario per recarsi dal medico se hanno difficoltà di deambulazione (e posso assicurare che il concetto  di "difficoltà" è interpretato in maniera davvero generosa). Molti non pagano il ticket se hanno malattie croniche come il diabete o l’ipertensione. Sopravvivono micro ospedali in piccoli comuni (spesso inefficaci), insomma un po’ come in Italia negli anni 80. Fino a qualche anno fa, sarei ritornato volentieri in Puglia o anche in Italia se ne avessi avuto l’opportunità. Adesso esiterei molto: i miei figli vanno a scuola qui, ho un lavoro che mi piace e il week end faccio (o meglio facevo prima del Covid) vela in Normandia (non è come Polignano in estate ma i paesaggi sono lo stesso molto belli). Jefferson ha detto "ogni uomo ha due patrie, la propria e la Francia", non potrei esprimermi meglio».  

Com’è stato quest’anno il tuo Natale a Parigi?
«Sono rimasto qui con i miei bambini e con mia moglie che ha preparato la sua specialità natalizia: i piroghi, una specie di tortellini in brodo. Non mi sono fatto mancare le cartellate sia col miele che col vin cotto. Mia madre ha provveduto alle spedizioni e, ormai, è un’esperta in logistica, come tutte le madri meridionali con figli espatriati all’estero o al Nord».

Che posto occupa la cucina pugliese nell’alimentazione della famiglia?
«La cucina pugliese prevale su quella polacca per la semplicità e rapidità di preparazione dei piatti e la digeribilità degli alimenti. E, poi, è facile trovare al supermercato pasta italiana, pomodori pelati e passate, anche se, un pò meno facilmente, si trovano  le verdure (si pensi che le bietole sono considerate un prodotto esotico). All’olio di coratine pensa mia madre, perchè l’olio francese fatto al Sud (il piu famoso è quello di Nyon) è un pò troppo dolce per i miei gusti. Ora, durante il periodo delle Feste, non mancano neppure nei negozi panettoni e pandori».

E come hai passato la notte di Natale?
«Mi sono tornati alla mente tanti ricordi della mia infanzia (i giocattoli e le liquirizie di Cesarino, le figurine da Tanino e le uscite all’Annunziata con gli scout del Rutigliano2) e le tombolate con gli amici della giovinezza a casa della nonna. Ho raccontato, ancora una volta, ai miei bambini il vero senso del Natale che non trova nessuno spazio nella Scuola francese molto rigida sul laicismo».

 

 

 

Commenti  

 
+1 # minguccio altieri 2021-01-05 19:16
Ciao Alberto ...grande..un bacio ai bambini !!!
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+1 # Vito Castiglione Min 2021-01-05 15:21
Ho letto con piacere la sua intervista. Come rutiglianese a Parigi (14e arr.), l’ho preceduta di qualche decennio. Appena la Covid lo permetterà verrò a salutarla. Vito Castiglione Minischetti
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