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Le religioni al servizio della fraternità nel mondo, Fratelli Tutti VIII parte

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Sac. Pasquale Pirulli

Tutte le religioni, a partire dal fatto che riconoscono il valore di ogni creatura  come figlio o figlia di Dio, offrono una prezioso contributo  alla fraternità e alla giustizia sociale. Il dialogo tra i diversi credenti non è soltanto diplomazia cortesia o tolleranza, ma serio impegno a stabilire amicizia, pace e  armonia  e a condividere il patrimonio tradizionale dei propri valori morali e spirituali. (271)

Il fondamento ultimo
La fraternità universale ha la sua radice ultima nel rapporto dei credenti con il Padre di tutti. La ragione arriva a costruire sul principio dell’uguaglianza la convivenza civile ma non potrà mai parlare di fraternità umana. (272) A fondare positivi rapporti tra gli uomini soccorre la verità trascendente in forza della quale gli uomini scoprono il principio sicuro sul quale fondare i propri rapporti. Gli uomini si oppongono tra di loro per interessi di classe, di gruppo e di Nazione e fanno trionfare la forza del potere conculcando i diritti degli altri. Il totalitarismo nega la trascendenza dignità della persona umana, quale immagine visibile del Dio invisibile e soggetto di inviolabili diritti. (273)

La fede e la sapienza, come anche gli errori passati, affermano che compito dei credenti è testimoniare la presenza di Dio nella società perché tutti gli uomini si riconoscano compagni di strada e fratelli. Estromettere Dio dalla società significa aprire la strada alle violenze nei confronti degli uomini, calpestando la loro dignità e violando i loro diritti. Conculcare la libertà di coscienza e limitare la libertà religiosa significa impoverire l’umanità, privandola di speranza e di riferimenti ideali. (274)

La crisi del mondo contemporaneo è causata dalla perdita della coscienza umana e dall’emarginazione dei valori religiosi. Purtroppo l’individualismo e le filosofie materialistiche promuovono i valori mondani e materiali e nel consesso pubblico si alzano soltanto  le voci dei potenti e degli scienziati.  Si auspica che per il bene dell’umanità sia recuperato e valorizzato il contributo di riflessione e di spiritualità derivante dai testi religiosi. (275)

La Chiesa rispetta l’autonomia della politica, ma la sua missione non può essere ristretta solo al privato, perché essa rivendica un ruolo sociale di grande impatto perché risveglia le forze spirituali capaci di costruire un mondo migliore.  Anche i ministri religiosi, pur non svolgendo una politica partitica, non possono rinunciare alla dimensione politica della propria esistenza con l’attenzione al bene comune e allo sviluppo umano integrale. Ecco il  ruolo della Chiesa secondo papa Francesco nell’ambito sociale: «La Chiesa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma che si adopera per la promozione dell’uomo e della fraternità universale. Non aspira a competere con i poteri terreni, bensì ad offrirsi come una famiglia tra le famiglie – questo è la Chiesa-; aperta a testimoniare al mondo odierno la fede, la speranza e l’amore verso il Signore e verso coloro che Egli ama con predilezione. Una casa con le porte aperte, la Chiesa è una casa con le porte aperte, perché è madre…Una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, esser segno di unità… per gettare ponti, abbatter muri, seminare riconciliazione». (276)
 
L’identità cristiana
Papa Francesco, rifacendosi alla Dichiarazione “Nostra aetate”  del concilio Vaticano II sulle “Relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane”, ricorda l’apprezzamento verso l’azione di Dio nelle altre religioni  e «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di viere, quei precetti e quelle dottrine che non raramente riflettono  un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» (NA, 2)

A eliminare il rischio di un superficiale sincretismo la Chiesa non nasconde la sua peculiare identità derivante dal vangelo di Gesù che “ è musica  che vibra nelle nostre viscere” e che genera “la gioia della compassione, la tenerezza della fiducia, la capacità di riconciliare perché già perdonati”. “Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna”.  La Chiesa ritrova nel Vangelo di Gesù Cristo la perenne sorgente della dignità umana e della fraternità universale. Proprio dal Vangelo <scaturisce per il pensiero cristiano e per l’azione della Chiesa il primato dato alla relazione, all’incontro con il mistero sacro dell’altro, alla comunione universale per l’umanità intera come vocazione di tutti>>.(277)   Per la peculiare nota della sua “cattolicità” la Chiesa avverte la bellezza dell’invito all’amore universale. San Paolo VI nella sua enciclica “Ecclesiam suam” del 6 agosto 1964 richiamava la «prossimità» della Chiesa a tutta l’umanità: “Tutto ciò che è umano ci riguarda… Dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siano onorati, quando ce lo consentono, di assiderci tra loro”. La fraternità cristiana fa riferimento anche a Maria che sotto la croce è ha ricevuto una maternità universale che si estende a tutti gli uomini che sono la discendenza del Risorto, abitanti di un mondo nuovo di giustizia e di pace, dove tutti sono fratelli e ha il suo posto ogni scarto della società. (278) Nel tracciare il cammino della fraternità e della pace papa Francesco insiste sul diritto della libertà religiosa per tutti i credenti. Così si realizza l’accordo tra culture e religioni differenti, che mettono insieme i valori comuni per una convivenza serena che sia accoglienza delle differenze e gioia di essere fratelli perché figli di un unico Dio. (279) Si impone però di ricercare l’unità della Chiesa di Cristo nel rispetto della ricchezza di ogni confessione cristiana. Gesù ha espresso il suo desiderio di unità nella preghiera sacerdotale: “che tutti siano una sola cosa” (Gv 17.21)   Al processo di globalizzazione manca l’apporto originario dell’unità dei cristiani. Essi sono ancora in cammino verso la piena comunione ma hanno il dovere di “offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità”. (280)

Religione e violenza
Prendendo spunto dal film “Papa Francesco. Un uomo di parola. La speranza è un messaggio universale” di Wim Wenders (anno 2018), papa Francesco sottolinea la modalità unica dello sguardo di Dio: “Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore, E l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia. E se è ateo, è lo stesso amore. Quando arriverà l’ultimo giorno e ci sara sulla terra la luce sufficiente per poter vedere le cose come sono, avremo parecchie sorprese”. (281)

Tutti credenti devono dialogare e agire per il bene comune e la promozione dei poveri. L’incontro non pretende di nascondere la propria identità religiosa ma questa può risolversi in un dono per gli altri credenti. Si tratta di un ritorno alle radici per scoprire l’essenziale: l’adorazione  di  Dio e l’amore del prossimo.  La violenza,  che si esprime nel disprezzo nell’odio nella xenofobia di rifiuto dell’altro, non trova giustificazione nelle convinzioni religiose ma soltanto nella loro deformazione. (282)

L’autentico culto di Dio porta al rispetto della vita, della dignità e della libertà degli altri e anche all’impegno per il benessere di tutti, perché “chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (! Gv 4,8). Il terrorismo che si ammanta di motivazioni religiose è da condannare ed è necessario spezzare la spirale della violenza dei movimenti terroristici facendo mancare loro il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e la copertura mediatica.  Le autentiche convinzioni  religiose portano al senso sacro della vita, al riconoscimento dei valori fondamentali della comune umanità sui quali si può e si deve collaborare, costruire e dialogar, perdonare e crescere. L’umanità deve ascoltare il canto armonico della pace e non le urla fanatiche dell’odio. (283)

Purtroppo la violenza fondamentalista di alcuni gruppi  religiosi è fomentata da alcuni leader. Ai leader religiosi spetta di costruire la pace non da intermediari interessati ad un personale vantaggio ma da «mediatori dialoganti» nell’interesse della pace universale scegliendo la modalità dell’«artigiano della pace», cioè “unendo e non dividendo, estinguendo l’odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri”. (284)

Il papa richiama alcuni punti nodali della “Dichiarazione sulla fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza comune”  firmata con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019:  
-la dichiarazione che “le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso  sui cuori degli uomini… Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente”.
- l’appello alla pace, alla giustizia, e alla fraternità: ”In  nome di Dio… dichiariamo di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio” (285)

Il papa chiude la sua enciclica sulla fraternità universale richiamando l’ispirazione e la testimonianza di Francesco d’Assisi e di altri testimoni di fraternità non cattolici: martin Luther King, Desmond Tuti, Mahatma Gandhi. Particolarmente commovente è il suo ricordo del beato Charles de Foucauld: «Egli andò orientando il suo ideale di una dedizione a Dio verso un’identificazione con gli ultimi, abbandonati nel profondo deserto africano. In quel contesto esprimeva la sua espirazione a sentire qualunque essere umano come un fratello e chiedeva a un amico: "Pregate Iddio affinché io sia davvero il fratello a tutte le anime di questo paese". Voleva essere, in definitiva, "il fratello universale". Ma solo identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere fratello di tutti. Che Dio ispiri questo ideale in ognuno di noi. Amen”.
Alla fine papa Francesco suggerisce prima una preghiera al Creatore e poi una preghiera cristiana ecumenica, per invocare lo spirito dell’autentica fraternità universale.

Preghiera al Creatore

Signore e Padre dell’umanità, che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità, infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno. Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace. Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno, senza fame,. Senza povertà, senza violenza, senza guerre.
Il nostro cuore si apra a tutti i popoli e le nazioni della terra, per riconoscere il bene e la bellezza che hai seminato in ciascuno di essi, per stringere legami di unità, di progetti comuni, di speranze condivise. Amen.

Preghiera cristiana ecumenica
Dio nostro, Trinità d’amore, dalla potente comunione della tua intimità divina effondi in mezzo a noi il fiume dell’amore fraterno. Donaci l’amore che traspariva nei gesti di Gesù, nella sua famiglia di Nazaret e nella prima comunità cristiana.
Concedi a noi cristiani di vivere il Vangelo e di riconoscere Cristo in ogni esser umano, per vederlo crocifisso nelle angosce degli abbandonati e dei dimenticati di questo mondo e risorto in ogni fratello che si rialza in piedi.
Vieni, Spirito Santo! Mostraci la tua bellezza riflessa in tutti i popoli della terra, per scoprire che tutti sono importanti, che tutti sono necessari, che sono volti differenti della stessa umanità amata da Dio. Amen. (287)

Commento
In apertura di questo ultimo capitolo viene riconosciuto il prezioso apporto di tutte le religioni al dialogo e all’amicizia sociale proprio perché in tutte c’è il riconoscimento del valore di ogni persona umana chiamata ad essere figlio di Dio. Archimede filosofo fisico per sollevare il mondo chiedeva soltanto un punto e tutte le religioni proprio nel riconoscere in Dio il Padre di tutti trovano la ragione dell’invito alla fraternità. Deriva soltanto da una verità trascendente l’unico principio che garantisce una pacifica convivenza tra gli uomini che si riconoscono uguali nella loro dignità e nei loro inalienabili diritti. Per un «umanesimo integrale» non si può trascurare la dimensione religiosa che deve avere anche delle connotazioni sociali e politiche. Viene affermata l’autonomia della politica ma anche rivendicato un giusto spazio pubblico e sociale all’azione della Chiesa che, secondo le parole di Paolo VI, è “esperta di umanità”. Secondo la incisiva immagine di papa Francesco la Chiesa «in uscita» si pone in atteggiamento di cordiale e disinteressato servizio per essere “segno di unità, per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione”.

Con attenzione ai valori postivi delle altre religioni la Chiesa ritrova la sua «identità» nel confronto con il Vangelo di Gesù Cristo. In esso ritrova il richiamo alla relazione, all’incontro con l’altro, alla comunione universale che è vocazione di tutti gli uomini. Fedele alla sua identità si scopre “cattolica” e nei paesi in cui i cristiani sono minoranza chiede libertà di religione in uno scambio paritario. La via alla convivenza pacifica e serena è segnata dall’accoglienza delle differenze e dalla gioia di essere fratelli perché tutti figli di un unico Dio. Con coraggio papa Francesco invita a superare le divisioni storiche perché la Chiesa deve essere unita per poter presentarsi al mondo come «sacramento di unità» tra i popoli.

Non poteva mancare una parola chiara sullo spinoso problema del «rapporto tra religione e violenza»: Viene rifiutata ogni forma di discriminazione per motivi religiosi e c’è il cordiale invito a ritrovarsi sull’essenziale: adorazione di Dio e servizio d’amore a tutti, perché le convinzioni religiose pur diverse possono sintetizzarsi in un coro armonioso che fa tacere le urla dell’odio. C’è un rifiuto deciso del terrorismo religioso, fomentato da alcuni leader che dimenticano di dover essere «dialoganti e mediatori>>per aprire le vie del dialogo sereno, franco e costruttivo di un mondo di fratelli. Sulla sintonia della fraternità si pone l’appello alla pace, alla giustizia e alla fraternità firmato insieme al Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb nell’incontro avuto ad Abu Dhabi. Lo «spirito di Assisi», promosso dal papa Giovanni Paolo II, e il richiamo a San Francesco, permette di ricordare con spirito ecumenico anche altri operatori di pace e di fraternità, quali Martin Luther King, Desmomd Tutu, il Mahatma Gandhi e con particolare affetto il Beato Charles de Foucauld “fratello universale” che aveva scelto di identificarsi con gli ultimi. Le due preghiere, assegnate la prima a tutti gli uomini di buona volontà e la seconda ai cristiani, invitano a ritrovare il volto di Dio e di Cristo in tutti gli uomini che sono fratelli,  non solo per la comune dignità di persone ma perché tutti amati dall’unico Dio che è Padre di tutti. In tal modo la pratica della religione diventa scuola di fraternità. 

 

 

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