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Festa del Crocifisso, «riscopriamo il valore dell’umiltà e della condivisione»

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don-emilio-caputo interv

 

di Rosalba Lasorella

La notizia non ha sorpreso (quasi) nessuno, ma ha comunque suscitato reazioni contrastanti. Quest’anno niente luminarie che si accendono e spengono a ritmo di musica, niente fuochi d’artificio da ammirare, niente processioni, niente banda tra le vie della città. La Festa del Crocifisso 2020, come spiega l’Arciprete Sac. Emilio Caputo nell’intervista qui riportata, è concentrata unicamente sulle celebrazioni liturgiche e potrà essere considerata dai cristiani come occasione per riscoprire i valori dell’essenzialità, dell’umiltà e della condivisione.

Nei giorni scorsi è stato diffuso il comunicato ufficiale con cui si dava notizia del fatto che quest'anno, viste le disposizioni di prevenzione Covid-19 e d'accordo con il Comitato Ss. Crocifisso, la Festa del Crocifisso avrebbe preservato le celebrazioni liturgiche ma non avrebbe riempito il paese con luminarie, cassa armonica, banda, fuochi d'artificio. È davvero l'anno dell'essenzialità?
«Fin dall’inizio della pandemia, con Padre Alfredo e Andrea Saffi, ci chiedevamo “se” e “come” avremmo svolto la Festa del Crocifisso di quest’anno. La nostra attesa e i nostri interrogativi sono stati soddisfatti a fine maggio, quando è stata pubblicata la Nota della Conferenza Episcopale Pugliese su LE NOSTRE FESTE PATRONALI IN TEMPO DI COVID-19 - CELEBRARE IL SIGNORE DELLA VITA. Qui si afferma: "Le feste patronali e parrocchiali si limitino alle sole celebrazioni liturgiche. Non sarà possibile, nel rispetto della norma del distanziamento fra le persone attualmente vigente, organizzare processioni, trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che rischiano di creare assembramenti. […] Vi invitiamo, quindi, a vivere queste disposizioni con atteggiamento intelligente e responsabile, consapevoli della gravità di questa epidemia".
È ovvio che, insieme anche alle raccomandazioni del Vescovo Giuseppe, di attenerci scrupolosamente a queste direttive, non potevamo che accoglierle.
Ci tengo a precisare, però, che la nostra non è stata una accoglienza passiva, ma una condivisione pienamente totale e cosciente del pensiero dei nostri Vescovi».

A Pasqua e nei mesi precedenti i fedeli non hanno potuto vivere le celebrazioni fisicamente in chiesa. Da qualche tempo, invece, le porte si sono nuovamente aperte, sebbene la partecipazione a messa preveda ancora un'organizzazione particolare (tanto che si preferiscono in molti casi, come per la Festa del Crocifisso, luoghi all'aperto). Crede che questi cambiamenti abbiano avuto impatto sulla concezione della chiesa come casa di Dio?
«La nostra gente, i nostri fedeli soprattutto, hanno sempre visto la chiesa come il luogo privilegiato dell’incontro con Dio, la “casa di Dio”. Ed in molti hanno sofferto nel vedere le chiese chiuse. Durante quel periodo, però, tutti noi sacerdoti ci siamo attrezzati per poter arrivare ai fedeli con mezzi diversi. Papa Francesco ci ha invitati a trasformare questo tempo di pandemia in nuova opportunità di evangelizzazione. Così, insieme a tutte le Associazioni Cattoliche, abbiamo continuato a fare catechesi, incontri, momenti di preghiera on-line.
Ora, non solo l’accoglienza di questa nuova metodologia è stata accolta molto favorevolmente dai giovani, dalle famiglie e dai bambini, ma ha fornito la “nuova opportunità” di formazione cristiana e preghiera, in famiglia: nella casa. Le “case domestiche” sono diventate “la casa di Dio”.
Spero che la riscoperta della casa familiare come “Chiesa domestica”, non vada perduta».

Nel riavvicinamento dei fedeli dopo il periodo più difficile dell'emergenza avete notato dei nuovi bisogni spirituali di cui sacerdoti e comunità parrocchiali dovranno impegnarsi a prendersi cura?
«Il dialogo personale.
È stata questa la mancanza che tanti fedeli hanno sentito. Fedeli abituati alla confessione periodica ed ai “colloqui spirituali” con il sacerdote, hanno sofferto tanto. Per fortuna ora stiamo recuperando.
Tanto si può fare, abbiamo fatto e continueremo a fare “on-line”, ma noi siamo “esseri umani” e, in quanto tali, abbiamo bisogno di relazione, di dialogo, di confronto: di dialogo personale!».

Qual è la preghiera che lei personalmente affiderà al Ss. Crocifisso nelle celebrazioni di quest'anno?
«Nella Messa che io presiederò il 13 settembre, inviterò i fedeli a pregare per tutti i morti a causa del Covid-19. La preghiera per “i vivi”, invece, sarà quella che gli uomini riscoprano il valore dell’umiltà e della condivisione. L’“uomo tecnologico” è diventato orgoglioso, avido, esibizionista, arrogante, prepotente. Il Covid-19 ci ha messi tutti sullo stesso livello, facendoci riflettere sul fatto che il potere ed i soldi non preservano e non salvano dalla malattia e dalla morte.
Spero che l’amara lezione di questa pandemia porti tutti ad essere più umili e più capaci di condivisione: trasformare la difficoltà in opportunità!».

 

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