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Lettera pasquale targata «Covid19»

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lettera-pasqua-2020


Sac. Pasquale Pirulli
don pasquale foto
La tradizione secolare della Chiesa ci informa che nella ricorrenza annuale della Pasqua i vescovi rivolgevano ai propri fedeli una lettera di commento alla solennità liturgica e di cordiale augurio.

Quest’anno la mia piccola lettera pasquale porta il marchio della pandemia del Covid-19 e desidera essere un messaggio di speranza per tutti.
Gli Ebrei nella loro Pesah (Pasqua, cioè passaggio) celebrano l’evento fondativo della loro identità di popolo libero: la fine della schiavitù di Egitto con la guida di Mosè, il profeta di un Dio che, fedele alla alleanza con i patriarchi, ascolta le grida dei sofferenti. I segni del suo intervento protettivo sono: il sacrificio dell’agnello prima della partenza, il passaggio del Mar Rosso, nelle cui acque sono sepolti i soldati del faraone, e il serpente di bronzo che salva dai serpenti velenosi nel deserto. Nella ricorrenza annuale della Pasqua il popolo ebraico con il rito del «seder» (cena) celebra la propria storia e si augura che Dio sia sempre presente come liberatore e a cui rende grazie.

Gesù, dopo aver celebrato la sua ultima cena con i Dodici nella spiritualità della Pasqua ebraica, affronta il suo Pesah (Pasqua, cioè passaggio) che lo porta dalla condanna alla morte di croce alla gloria della risurrezione. Fatti che una cronologia equilibrata e ricostruita criticamente si sono svolti nella settimana che va dal 2 al 9 aprile dell’anno 30 e che ha un punto fermo nel venerdì 7 che per gli Ebrei era il 14 di Nisan, vigilia del grande giorno di Parasceve (Pasqua). I segni della sua singolare Pasqua, sono: il dono della sua vita, anticipato nel pane spezzato e nel calice di vino  condivisi con i suoi, e realizzato attraverso la tragedia  del Calvario, la luce che scaturisce dal suo sepolcro che egli ha abbandonato all’alba del primo giorno dopo il Sabato. Questa  storia pasquale, cioè di passaggio, diventa augurio di liberazione per tutti gli uomini, nella cui  storia attraverso Gesù Cristo passa ed è presente lo stesso unico Dio che aveva liberato gli Ebrei dall’Egitto.

La Pasqua degli Ebrei come la Pasqua di Gesù di Nazareth illuminano di speranza anche la nostra storia attuale segnata dalla tragedia del Covid 19. In questa realtà quotidiana di sofferenza, di lagrime e di morte la celebrazione dell’evento di Pasqua è un messaggio di speranza: Dio è con noi! Non solo l’agnello pasquale ebraico, ma ancor di più la croce di Gesù raccontano una storia di liberazione e sono auspicio e augurio che anche la nostra storia può essere illuminata da un evento di liberazione.

A tutti, pur nelle condizioni di  sofferenza derivanti da necessarie  misure di pubblica sicurezza, che desertificano le chiese e rendono difficili gli incontri familiari, l’augurio più cordiale di Santa Pasqua nella certezza che Dio non abbandona i suoi figli e che nella storia del suo Figlio Gesù Cristo, crocifisso e risorto, recupera e salva la storia di tutti gli uomini che affrontano la via crucis della quotidiana sofferenza che si apre alla speranza della liberazione pasquale.

 

 

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