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Fiera del Fischietto 2020, il silenzio fa tanta “Josa”

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Frakasso Blog e Room 70018 presentano
“Gallo Matto” di Francesco Laforgia

di Teresa Gallone

Dal clamore della “Promessa d’amore” del 15 gennaio scorso, la “josa” si fa più posata e riflessiva ma non per questo meno mordente, nell’appuntamento del 16 gennaio scorso. Il gallo simbolo di prosperità e amore eterno, veicolo verso il futuro, diventa “matto” e regna sulla scacchiera.
Al gioco degli scacchi e all’inventiva di Francesco Laforgia, figulo due volte vincitore del Concorso Nazionale del Fischietto in Terracotta, è dedicato il secondo incontro de “La Josa – Arte e Musica”.

Ad accompagnare la presentazione dell’opera di Francesco Laforgia, il giornalista Gianluca Giugno e Rosanna Bianco, docente di Storia dell’Arte Medioevale presso l’Università degli Studi di Bari. la-josa-fischietti-scacchi-1

È la tradizione con salde radici e che si rinnova mantenendo intatti origine e valori a fare da filo conduttore della serata, con un’opera che unisce la schiettezza del manufatto in terracotta alla purezza di un gioco che «è rimasto intatto e non contaminato dal passare del tempo». L’artista propone una scacchiera che fonde la “josa” della Festa di Sant’Antonio Abate al momento catartico dell’osservazione dei manufatti che ogni avventore si è ritagliato e si ritaglia nel corso degli anni. La scacchiera di Francesco Laforgia unisce in un solo colpo d’occhio anche l’intera trla-josa-fischietti-scacchi-2adizione iconografica del Fischietto: la donna con l’ombrello diventa regina fra le pedine, il gallo è re della festa e di tutti i pezzi in gioco, i cavalli corrono per scampare dalle mani di chi li ridurrà in brasciole, le  torri svettano nell’imponenza che solo un campanile o una torre di guardia possono avere.

Scacchi, quelli di Laforgia, che si uniscono a una tradizione figurativa millenaria approfondita dalla professoressa Bianco sulla base degli studi dello storico Michel Pastoureau. Un gioco, quello degli scacchi, che nasce nel VI secolo in India e che approda in Occidente dall’Oriente in cui si sviluppa. Un passatempo che resiste all’invasione della Chiesa verso il gioco e che diventa momento di aggregazione di culture, personalità e anche tecniche artistiche diverse. Dal nudo legno aniconico (privo di rappresentazioni di figure umane o antropomorfe, ndr), al vivo avorio e al cristallo di rocca, i pezzi degli scacchi si animano della vita e delle tradizioni delle civiltà che li maneggiano. La scacchiera di Laforgia fischia la “josa” della nostra Festa e si consegna nelle mani dei posteri come invito a proseguire e innovare la tradizione figula e il mestiere dell’artigiano.

Non è mancata infatti la presenza dei più giovani, membri del Circolo Scacchistico Nojano e guidati da Stefano Paciolla, che hanno “inaugurato” la scacchiera fischiante di Laforgia con una partita disputata davanti alla platea, sigillo finale della nostra nuova tradizione della Josa.

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