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Giornata Mondiale della Pace, un cammino di speranza e un invito al dialogo...

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Giornata Mondiale della Pace, un cammino di speranza e un invito al dialogo, alla riconciliazione e alla conversione ecologica

Sac. Pasquale Pirulli 

Il giorno 8 dicembre 2019 papa Francesco ha diffuso il suo messaggio per la celebrazione della LIII Giornata Mondiale della pace, continuando la tradizione che risale al papa S. Paolo VI, il quale sin dal suo viaggio in Terra Santa nei  giorni 4-6 gennaio 1964 con le storiche visite a Betlemme, Nazareth, Gerusalemme, ecc. e poi il 4 ottobre 1965 dalla tribuna della sede delle Nazioni Unite a New York aveva lanciato i suoi accorati inviti alla pace dei popoli e con il messaggio dell’8 dicembre 1967 per il primo giorno dell’anno aveva proposto la celebrazione di una giornata di riflessione e preghiere sul tema della pace.

Papa Francesco si dice convinto che “La pace è un bene prezioso, oggetto della nostra speranza, al quale aspira tutta l’umanità”. Nei suoi confronti ci deve essere sempre un “cammino di speranza” anche se l’umanità “porta, nella memoria e nella carne, i segni delle guerre e dei conflitti che si sono succeduti, con crescente capacità distruttiva nei confronti specialmente dei più poveri e dei più deboli”.

Con decisione si condanna la guerra come un “fratricidio”. Circa la sua genesi il papa esplicita il suo pensiero: “La guerra, lo sappiamo, comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà del dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a richiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo”. messaggop-pace-franceso-2020-1
Egli non può fare a meno di ricordare il suo recente viaggio in Giappone con le soste ad Hiroshima e Nagasaki durante le quali ha dichiarato: “La pace e la stabilità internazionali sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’interra famiglia umana di oggi e di domani”.

La pace non può cancellare la memoria che conserva e trasmette alle generazioni future la retta coscienza dell’umanità che condanna “ l’orrore di ciò che accadde nell’agosto del 1945 e le sofferenze indicibili che ne sono seguite fino ad oggi… Non possiamo permettere che le generazioni perdano la memoria di quanto accaduto”. Ne deriva anche un debito di riconoscenza verso tutti coloro che sono testimoni della “memoria”, perché “va custodita non solo per non commettere di nuovo gli stessi errori o perché non vengano riproposti gli schemi illusori del passato”. Proprio la memoria “diventa la radice e suggerisce la traccia per le presenti e le future scelte di pace”. Quindi “la memoria è l’orizzonte della speranza” e “aprire e tracciare un cammino di pace è una sfida”.

Ne deriva che “il processo di pace è quindi un impegno che dura nel tempo; un lavoro di ricerca  della verità e della giustizia”. Si tratta di un processo educativo lungo e paziente secondo l’insegnamento di San Paolo VI: “La duplice aspirazione all’uguaglianza e alla partecipazione è diretta a promuovere un tipo di società democratica…Ciò sottintende l’importanza dell’educazione alla vita associativa, dove, oltre l’informazione sui diritti di ciascuno, sia messo in luce il loro necessario correlativo: il riconoscimento dei doveri nei confronti degli altri”. Si tratta di promuovere uno sviluppo umano integrale che facilita la realizzazione del bmessaggop-pace-franceso-2020-2ene comune mettendo a frutto «la capacità di compassione e la solidarietà creativa».
Non bisogna dimenticare che la Chiesa, seguendo le orme di Cristo, «partecipa pienamente alla ricerca di un ordine giusto, continuando a servire il bene comune e a nutrire la speranza della pace, attraverso la trasmissione dei valori cristiani, l’insegnamento morale e le opere sociali e di educazione».

La pace si configura come “cammino di riconciliazione nella comunione fraterna”. L’insegnamento dei profeti invita ad essere fedeli all’alleanza con un Dio che è creatore e padre di tutti gli uomini i quali devono riconoscersi non solo suoi figli ma vivere come fratelli. Si tratta sempre di un cammino di riconciliazione, di imparare a vivere nel perdono vicendevole per diventare costruttori di pace.

Nella costruzione della pace non si deve dimenticare l’impegno a costruire un giusto sistema economico che auspica “una progressiva apertura, in contesto mondiale a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e comunione” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 39).
Il papa richiama, secondo la tua sensibilità tutta francescana di rispetto per la casa comune che è la terra, alla urgenza di una “conversione ecologica” per costruire la pace tra gli uomini. Nell’accanimento distruttivo della natura egli ritrova la prova della nostra infedeltà alla sapienza naturale e a quella rivelata dalla Bibbia. Del resto il recente sinodo sull’Amazzonia ha auspicato “una relazione pacifica tra le comunità e la terra, tra il presente e la memoria, tra le esperienze e le speranze”. Lo sguardo si allarga dalla “casa comune” a tutti i fratelli e le sorelle in uno spirito dei condivisione. «Tale conversione va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita».

Si costruisce la pace nella speranza e cioè prima di tutto “ credere nella possibilità della pace, di credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace”. Si tratta di eliminare la paura e di riconoscerci figli dell’unico Padre celeste che ha a cuore la <cultura dell’incontro> tra i suoi figli.
In questo cammino di speranza per la pace il cristiano può fare riferimento ed esperienza positiva nella celebrazione del sacramento di riconciliazione: riceve il perdono di Cristo e con l’aiuto dello Spirito Santo si impegna «negli atteggiamenti e nelle parole ad essere artigiano di giustizia e di pace».

L’augurio finale di papa Francesco è questo: «Che il Dio della pace ci benedica e venga in nostro aiuto. Che Maria, Madre del Principe della pace e madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga nel cammino di riconciliazione, passo dopo passo. E che ogni persona, venendo in questo mondo, possa conoscere un’esistenza di pace e sviluppare pienamente la promessa d’amore e di vita che porta in sé».
                       

Foto tratte da vaticannews.va/it         

 

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