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In ascolto dell’Amazzonia, sintesi del Documento finale del Sinodo

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Sac. Pasquale Pirulli   
don pasquale foto
L’assemblea del sinodo dei vescovi che nei giorni 6-27 ottobre 2019 a Roma si è soffermata sul tema “L’Amazzonia: Nuovi Cammini per un’ecologia integrale” ha concluso i lavori con un Documento finale. Al sinodo hanno partecipato vescovi della regione panamazzonica, missionari, religiosi, esperti, indigeni in un clima di ascolto vicendevole e di preghiera allo Spirito Santo che guida sempre la Chiesa di Cristo nel suo navigare sulle onde della storia.  Purtroppo i notiziari tg e le pagine dei quotidiani hanno recepito e amplificato alcune problematiche marginali: la possibile ordinazione presbiterale dei <<viri probati>> (diaconi permanenti?), l’ammissione al diaconato delle donne, ecc. e alcuni episodi come le danze indigene o il furto delle statue della Pochamama dalla chiesa di S. Maria in Traspontina, poi recuperate nelle acque del Tevere. Sarà opportuno dare una rilettura sintetica di questo importante Documento  finale che si articola in 120 numeri, raggruppati in cinque capitoli, preceduti da una introduzione e conclusi da un breve paragrafo finale.  I temi sui quali si sono confrontanti i padri sinodali sono: la missione, l’inculturazione, l’ecologia integrale, la difesa dei popoli indigeni, un rito amazzonico, il ruolo delle donne e nuovi ministeri, specialmente in zone in cui i fedeli hanno un difficile accesso all’Eucaristia.  
Nell’introduzione (nn. 1-4) si danno essenziali informazioni su questo evento ecclesiale: la sua convocazione, i suoi partecipanti, il suo svolgimento e il clima di ascolto vicendevole e di preghiera in cui si è svolto il sinodo.

Il primo capitolo “Amazzonia: dall’ascolto alla conversione integrale” (nn. 5-19)  sottolinea che la voce e il canto dell’Amazzonia sono un messaggio di vita perché nella regione si riflette la problematica quanto mai attuale della cura della terra “nostra casa comune”. Nella Amazzonia si alza anche il grido dei poveri che fa eco a quello di una terra sottoposta a sfruttamento e violenze e che originano una condizione sociale drammatica: si parte dal clima e ci si sofferma sulle piaghe sociali: contaminazione del clima, narcotraffico, gruppi armati, violenza contro le donne, ecc. Si impone quindi la necessità di una conversione integrale con una pastorale d’insieme delle periferie  più attenta a sanare la piaga dell’emigrazione propria di una Chiesa di frontiera. Bisogna ritornare a esercitare la missione che in sintonia con le parrocchie offra liturgie inculturate che favoriscano la loro integrazione nel contesto comunitario ecclesiale.

Il secondo  capitolo (nn. 20-40) prospetta nuovi cammini di conversione pastorale e delinea l’azione di una Chiesa essenzialmente missionaria nella sua dinamica apostolica sempre itinerante (chiesa in uscita), con le caratteristiche proprie (samaritana, misericordiosa e solidale) suggerite dal buon samaritano, che va incontro a chi è ferito ai margini della strada (storia).esercitate da Maria Maddalena che annuncia il  Risorto, mariana (capace di generare sempre nuovi figli e inculturata, cioè in fecondo dialogo con il popolo indigeno.  Altra caratteristica della Chiesa in Amazzonia è quella di essere tra in dialogo ecumeni co interreligioso e culturale. Deve essere una chiesa indigena che si accompagna ai popoli indigeni e quindi recuperare la cultura indigena, campesina e afroascendente. Non deve aver paura di presentarsi come chiesa migrante e giovanile. Il sinodo si augura che la chiesa sia capace di inventare nuovi cammini per la pastorale urbana (delle città), ma che privilegi sempre l’ascolto e l’annuncio e abbia l’audacia di una autentica e coraggiosa “conversione pastorale”.  Particolare attenzione è rivolta al mondo dei giovani che possono essere l’avvenire della Chiesa in Amazzonia e hanno bisogno di essere evangelizzati (ritrovare Gesù) anche attraverso i social media con una positiva interculturalità.
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Il terzo capitolo (nn. 41-64) delinea i nuovi cammini di conversione culturale. Il documento insiste sui due concetti di inculturazione e di interculturalità. La Chiesa deve capire la cultura indigena dell’Amazzonia che ha valori di reciprocità, solidarietà e senso di comunità. Bisogna recuperare questi valori e la Chiesa deve essere alleata degli indigeni che non accettano la violazione sistematica dei loro diritti territoriali. La ricchezza culturale della regione è rappresentata da ben 130 gruppi etnici che subiscono la violenza di una pulizia etnica. Per quanto riguarda la problematica dell’inculturazione si auspica che ci sia il recupero di una teologia indigena e si dia spazio alla pietà popolare. Questo richieste una catechesi inculturata nelle tradizioni e nella identità degli indigeni.  C’è il deciso rifiuto di uno stile di annuncio evangelico nello stile “colonialista” e si auspica un annuncio che sia proprio di una Chiesa dal volto amazzonico. In questo campo i centri di ricerca promossi dalla Chiesa devono recuperare le tradizioni, le lingue, le credenze e le aspirazioni dei popoli indigeni. L’educazione alla fede cristiana deve partire dalla identità e dalla cultura degli stessi popoli. Sarebbe utile attivare una rete di comunicazione panamazzonica e viene fatta la proposta di una rete scolastica di educazione bilingue. Non si devono trascurare i bisogni sanitari degli indigeni e venire loro incontro con una rete di solidarietà.

Il quarto capitolo (nn. 65-85) traccia i nuovi cammini di una conversione ecologica. Ci si deve prendere cura della terra “che è un regalo di Dio” perché ci troviamo dinanzi ad una crisi socioambientale senza precedenti. L’aggressione perpetrata nei confronti della regione panamazzonica si trasforma in un rischio grave per tutto il pianeta. Bisogna insistere nel proporre “modelli di sviluppo giusto e solidale” che colleghi la difesa della natura con la giustizia nei confronti dei più poveri. L’ecologia integrale è l’unica difesa contro l’estrattivismo predatorio, lo spargimento di sangue innocente e la criminalizzazione dei difensori dell’Amazzonia. I cristiani devono avere interesse e preoccupazione per la promozione e il rispetto dei diritti umani tanto individuali che sociali. Si tratta di mettere al centro la persona umana quale “immagine di Dio Creatore” con una dignità inviolabile. Il confronto dell’uomo con la terra deve essere giusto, solidale e sostenibile. Quindi la Chiesa, in sintonia con le altre confessioni religiose presenti nella regione, approva e sostiene le campagne di disinvestimento delle compagnie estrattive che causano danni socio ecologici. Si auspica la creazione di cooperative impegnate nella  difesa della bioproduzione, delle riserve forestali e del consumo sostenibile. “Il futuro dell’amazzonia è  nelle nostre man, ma dipende principalmente  che noi abbandoniamo subito il m0odello attuale che distrugge la foresta e che mette in pericolo questo immenso tesoro naturale e i suoi difensori”. Si tratta per la Chiesa di proporre la dimensione socio-ambientale della stessa evangelizzazione. La Chiesa deve appoggiare e partecipare  alla proposta di una formazione che tenda conto del valore della vita etica e spirituale delle persone in una visione integrale. Si tratta di difendere la biodiversità, di difendere e promuovere politiche energetiche che riducano l’emissione di CO2 (anidride carbonica) e di altri gas. Si deve favorire l’accesso di tutti all’acqua potabile, che è un diritto basilare di tutti, richiamato da papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’ (n. 30) e riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2010. La Chiesa si dichiara favorevole alla difesa della vita, della terra e delle culture originarie delle popolazioni amazzoniche. La Dottrina Sociale della Chiesa da qualche tempo si interessa al tema ecologico e quindi è auspicabile che si creino degli esperti per la cura della “Casa comune” in Amazzonia. La Chiesa deve essere povera con i poveri iniziando dalle periferie vulnerabili. Tra le proposte in questo campo c’è quella di “definire il peccato ecologico come una azione o omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità papa-sinodo-amazzonia-2e l’ambiente e anche contro le future generazioni”. Si propone anche la creazione di un fondo mondiale per la difesa della regione contro la violenza predatoria delle aziende nazionali e multinazionali. Nell’ottica di una conversione ecologica si propone la riduzione di combustibili fossili e plastica, la modifica di abitudini alimentari (eccessivo consumo di carne e pesce), stili di vita più sobri e piantare alberi. Potrebbe essere utile la creazione di un Osservatorio Socio Pastorale  che oltre ad una azione di diagnosi del territorio e dei tanti conflitti socio ambientali coordini gli interventi dei diversi enti ecclesiali (CELAM, CARITAS, ecc.)

Il quinto capitolo (nn.86-119) esamina i nuovi cammini di conversione sinodale. Si richiamano alcuni principi dottrinali quali: a) la sinodalità missionaria di tutto il popolo di Diosotto la guida dello Spirito (nn. 87-88), b)la spiritualità di comunione sinodale sotto la guida dello Spirito (nn. 89-90); c) un nuovo stile sinodale di vivere e operare nella regione amazzonica. Si propone una decisa conversione del servizio (ministero) della Chiesa ai popoli dell’Amazzonia. Si tratta di vivere la ministerialità di tutto il popolo di Dio cominciando dai laici, il cui ruolo è stato richiamato dal Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”( n. 31) e che vivono nella stessa Chiesa la triplice relazione con Cristo, la Chiesa e il mondo e svolgono un ruolo profetico anche nella cura della “casa comune” come “attori privilegiati”. Nella Chies aci deve essere più spazio per i laici sia nel momento della consultazione sia in quello delle decisioni per la vita e la missione. Si tratta di scoprire per i laici (uomini e donne) nuove forme di ministero ecclesiale senza personalismi e magari optando per un sistema di rotazione degli incarichi. “Il vescovo può affidare, con un mandato a tempo determinato, in assenza di sacerdoti, l’esercizio della cura pastorale delle comunità ad una persona non investita del carattere sacerdotale , che sia membro della comunità stessa”.  È decisivo nell’azione missionari della Chiesa in Amazzonia riscoprire e valorizzare il prezioso contributo della vita consacrata che si rivesta della cultura e delle attese degli indigeni. La formazione dei religiosi deve essere attenta all’interculturalità, all’inculturazione e al dialogo con la spiritualità e la visione del mondo propria degli indigeni. Il documento dedica spazio alla presenza e all’ora della donna (nn. 99-103), recuperando la provocazione di papa Francesco “Se la Chiesa perde le donne nella loro totale e reale dimensione, la Chiesa si espone alla sterilità” e l’insegnamento di Paolo VI che parlava “dell’ora in cui la vocazione della donna si deve compiere nella sua totalità” e poi ancora il dato della cultura indigena e occidentale. Il ruolo della donna deve essere recuperato in una visione sinodale e quindi si auspica che la stessa “assuma una leadership nella Chiesa, nei consigli pastorali o anche nelle istanze di governo”. La Chiesa intende difendere le donne che sono spesso “vittime di violenza, fisica, morale e religiosa, femminicidio compreso”. Nel documento sinodale  si auspica che la donna sia ammessa, dopo adeguata preparazione, al ministero del Lettorato e dell’Accolitato. Per quanto riguarda la questione del Diaconato permanente per le donne, che è stata vivacemente discussa, si spera che la Commissione di Studio sul Diaconato alle donne”, istituita fin dal 2016 da papa Francesco, riprenda i suoi lavori e comunichi risultati positivi.

Grande attenzione la Chiesa dell’Amazzonia rivolte al diaconato permanente di cui giudica urgente la promozione, la formazione e la sua importanza per la vita delle comunità, Anche il diacono permanente è al servizio della comunità dietro mandato dal vescovo, di cui si richiama la responsabilità nella scelta vocazione e nella formazione degli stessi. Nella formazione dei diaconi permanenti bisogna dare spazio al dialogo ecumenico, interreligioso e e interculturale, alla storia  della Chiesa in Amazzonia, alla sessualità e all’affettività, alla cultura indigena e alla ecologia integrale, Ancora nel cammino di formazione deve essere sintetizzata l’aspetto accademico e la pratica pastorale, con il coinvolgimento della famiglia del candidato. Giustamente il sinodo  propone per i presbiteri, i diaconi e gli operatori pastorali itinerari di formazione  attenta alla cultura dei popoli dell’Amazzonia.
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Non manca il richiamo al ruolo dell’Eucaristia quale fonte e vertice della comunione sinodale (nn. 109-111) Si richiama la frase di San Giovanni Paolo II “La Chiesa vive dell’Eucaristia” e poi ancora la Istruzione della Congregazione del Culto Divino “Redemtoris sacramentuim” (2004) con la sottolineatura del diritto fondamentale di tutti i cristiani di accedere all’Eucaristia secondo la riflessione di papa Francesco: “Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura…. Unito al Figlio di Dio incarnato, presente nell’Eucaristia, tutto il cosmo rende grazie a Adio. In realtà, la Eucaristia è in se stessa un atto di amore cosmico”. (Laudato si’, n 236). Per il Sinodo “esiste un diritto della comunità alla celebrazione, che deriva dall’essenza dell’Eucaristia e del suo posto nella economia della salvezza” e perché la comunità la avverte come punto di partenza: di incontro, di riconciliazione, di conoscenza e di catechesi e di crescita comunitaria” (n. 110).

Nel n. 111 si affronta il problema delle molte comunità ecclesiali che nella regione panamazzonica hanno difficoltà ad accedere all’Eucaristia: “In molti casi passano non solo mesi ma anche anni prima che un sacerdote possa ritornare nella comunità per celebrare l’Eucaristia, amministrare il sacramento della riconciliazione quello dell’unzione degli infermi”. Ecco la proposta del Documento finale: “Proponiamo di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti da parte della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterat0o, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostene3re la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento”. ”. Si fa notare che “la legittima diversità non danneggia la comunione e l’unità della Chiesa, perché la manifesta e la conserva e che c’è anche nella Chiesa cattolica una diversità di riti e di disciplina” ed quindi si prospetta la istituzione di una chiesa di rito amazzonico.

L’ultima parte del documento  (nn. 112-119) prospetta nuovi cammini per una sinodalità ecclesiale che si articola nella proposta di strutture sinodali regionali, di un Fondo amazzonico per il sostegno all’evangelizzazione di fondazione di università amazzoniche. In questo contesto si propone un rito proprio per gli indigeni (nn. 116-119) e si suggerisce di istituire una commissione per studiare la elaborazione di un “rito amazzonico” che “esprima il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale  dell’Amazzonia”, e si arricchito “dal modo con cui questi popoli si rapportano con il proprio territorio e con le sue acque”. Si auspica che si proceda  alla traduzione e la stesura di testi biblici nelle lingue dei diversi popoli indigeni “preservando la materia dei sacramenti e adattandoli alla forma, senza perdere di vista l’essenziale”.   
La conclusione (n. 120) è un richiamo schematico a tutti i temi del documento finale votato dal sinodo: “Concludiamo sotto la protezione di Maria, madre dell’Amazzonia, venerata con varie titoli in tutta la regione. Per sua intercessione, chiediamo che questo Sinodo sia un’espressione concreta della  sinodalità, in modo che la vita piena che Gesù è venuto a portare al mondo (Gv 10,10) raggiunga tutti, specialmente i poveri, e contribuisca alla cura della “casa comune”. Che Maria, madre dell’Amazzonia, accompagni il nostro cammino. A San Giuseppe, fedele custode di Maria e di suo figlio Gesù, consacriamo la nostra presenza ecclesiale3 in Amazzonia, Chiesa dal volto amazzonico e vita missionaria”.

Ho voluto rileggere il Documento finale del Sinodo sull’Amazzonia per offrire un momento di riflessione sulle diverse problematiche prospettate che trascorrono da quelle ambientali ecologiche a quelle antropologiche ed ecclesiali. La Chiesa “in uscita”, guidata da papa Francesco, si pone in ascolto del grido di aiuto della foresta amazzonica (ambiente e popolazioni indigene) e riflette sulle modalità in cui annunciare, vivere e celebrare  il messaggio evangelico ed essere Chiesa radunata dall’Eucaristia. Riascoltando le voci dell’Amazzonia il sinodo  invita tutti i fedeli e gli uomini di bona volontà, nello spirito di Francesco d’Assisi, a prendersi cura della “casa comune”, a praticare la solidarietà con i più poveri che devono recuperare la loro dignità di persone e di figli di Dio anche per quanto riguarda la loro identità culturale. 

Foto tratte da avvenire.it

 

 
                           

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