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“Grappoli di Luce”: cibo, cultura e identità mediterranea al Museo Civico Archeologico

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mostra-fotogr uva

 
Salvo D’Avila presenta la sua
personale fotografica a Rutigliano


di Teresa Gallone

Simbolo della prosperità delle nostre terre, segno di eccellenza gastronomica, l’uva torna a essere protagonista e soggetto di indagine artistico filosofica negli scatti di Salvo D’Avila, in “Grappoli di Luce”, personale fotografica inaugurata il 19 ottobre scorso presso il Museo Civico Archeologico.

Volta a immortalare l’uva nella sua purezza di frutto di natura ma anche la carica simbolica che le è sottesa, l’esposizione fa parte di un progetto di promozione della gastronomia come elemento identitario e culturale. Dietro questo percorso di scoperta a più tappe della cultura del cibo, la Tipica Food & Art con la sovvenzione del GAL Sud Est Barese e il patrocinio delle associazioni Etra e Volontari per la Cultura.

Dopo le tappe di Conversano e Mola di Bari e in attesa di una esposizione onnicomprensiva del 3 novembre prossimo, è Rutigliano ad accogliere il terzo tassello di questo percorso con il contributo di Lia De Venere, critico d’arte e docente di Storia dell’Arte Contemporanea e dell’assessore Tonio Romito.mostra-fotogr uva-1
«Nato nell’arte» e formato alla Scuola Romana di Fotografia, Salvo D’Avila pone l’accento sul fondamentale ruolo del cibo nella cultura mediterranea già dalla sua prima mostra, “Immagini rubate all’agricoltura” (29 febbraio 2012), rassegna di “quadri fotografici” nella pittoresca cornice del Mercato di Campo de’ Fiori a Roma.

Concentrati sull’elemento nella sua purezza per esaltarne la valenza simbolica, i quadri fotografici di D’Avila prendono a modello le nature morte del XVI-XVIII secolo per «la cura del dettaglio, la precisione e l’equilibrio». Lia De Venere evidenzia come però l’artista vada oltre il filone delle nature morte, notando come in D’Avila manchi l’accento malinconico alla caducità degli elementi terrestri, tipico della vanitas (dal lat. vanitas, vanitatis: vanità, caducità), simbologia pittorica diffusa dal XVI secolo. I grappoli immortalati da D’Avila si rifarebbero alla concezione di natura morta del pittore spagnolo Juan Sanchez Cotan (1560-1627) che sospendeva con uno spago il cibo per non farlo deteriorare e lo dipingeva in questo stato, evitando il riferimento tipico alla brevità della vita terrestre, consegnandola al tempo nel momento di sua massima freschezza.

Dal canto suo D’Avila dichiara di aver voluto «riportare l’attenzione sull’oggetto in sé» privo di ogni accessorio per sottolinearne il valore ancestrale e di trovare «l’uva di Rutigliano molto estetica» tanto da usarla esclusivamente per gli scatti della sua personale. Non nega la presenza di un fondo di amarezza nei suoi scatti, sostenendo quanto proprio la riflessione sulla vanità della bellezza naturale dia significato alla rappresentazione del cibo che è essenziale identità nella cultura nostrana.

Il Museo Civico Archeologico di Rutigliano ospiterà la mostra “Grappoli di Luce” sino al 2 novembre 2019, dalle 17:00 alle 20:00. L’ingresso è libero.

 

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