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Sulla pedofilia nella Chiesa le riflessioni di Ratzinger, papa emerito

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A PROPOSITO DEL TESTO DEL PAPA EMERITO BENEDETTO XVI


Sac. Pasquale Pirulli
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L’11 aprile 2019 il papa emerito Benedetto XVI dal suo ritiro monastico (silenzio preghiera e riflessione) è intervenuto sul dibattito attuale circa la piaga degli abusi sui minori perpetrati da alcuni esponenti del clero. Il suo testo, che è insieme ponderato saggio storico sociologico culturale e teologico, è stato pubblicato dalla rivista tedesca «Klerusblatt» e presentato in traduzione italiana sulle pagine del quotidiano «Il Corriere della Sera» con un articolo di Massimo Franco.

La pubblicazione della schematica riflessione è stata suggerita dall’incontro dei Presidenti delle Conferenze Episcopali in Vaticano con la finalità di dare “un segnale forte… e rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici”. Papa Benedetto riconosce la modestia del suo contributo, anche in rapporto al suo ruolo di papa emerito, e ringrazia papa Francesco del suo quotidiano impegno “per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata”. A chi potrebbe tacciarlo di aver oltrepassato il limite della “buona educazione” quasi un tentativo di lanciare una bomba contro il Vaticano, egli risponde che precedentemente ha avuto contatti con il Segretario di Stato card. Pietro Parolin e con lo stesso Santo Padre Francesco circa la opportunità del suo intervento.

Il testo è diviso in tre parti. Nella prima egli analizza il fenomeno degli anni ’68 in cui sono venuti meno “criteri validi in tema di sessualità” e quindi ne è derivata l’assenza di norme  cui si è cercato invano di rimediare. Nella seconda parte egli accenna alle deleterie “conseguenze nella formazione e nella vita dei sacerdoti”. Nella terza egli suggerisce alcune linee di intervento sul problema della pedofilia “quale giusta risposta da parte della Chiesa”.    

Nella sua diagnosi della crisi egli si riferisce alla discutibile proposta della conoscenza della sessualità ai bambini e alla gioventù avviata in Germania dalla ministra della salute Katia Strobel articolata nella produzione di film che “mostravano tutto quello che sino a quel momento non poteva esser mostrato pubblicamente, rapporti sessuali inclusi”. Nello stesso tempo il governo austriaco proponeva la “Sexkoffer” (valigia del sesso) con “film a fondo sessuale e pornografici” proiettati anche nei cinema delle stazioni. Benedetto XVI ripercorre nella memoria alcuni fatti: la lunga fila di gente che attendeva di entrare in un cinema di Ratisbona e poi la pubblicità di “manifesti che presentavano in grande formato due persone completamente nude abbracciate strettamente” il venerdì santo del 1970.  Alla rivoluzione del ‘68 egli ascrive la proposta di “una completa libertà sessuale, che non tollerava alcuna norma”. A livello educativo egli ricorda il disorientamento delle autorità universitarie impossibilitate a porre riparo alla violenza e alla dissipazione (derivante da una moda provocante) degli studenti. Allora ne derivava il fatto che la stessa “pedofilia era stata diagnosticata come permessa e conveniente”.

Con queste premesse problematiche egli si pone la domanda: “come i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze” e si spiega “il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali e l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale”.
Nella disamina ratzingeriana viene analizzato anche il fenomeno del “collasso della teologia morale cattolica” che sotto la spinta del Concilio Vaticano II abbandona la base giusnaturalistica e si fonda esclusivamente sulla sacra Scrittura. Viene criticata l’opera di P. Bruno Schuller s.j. docente alla facoltà dei PP. Gesuiti di Francoforte. Si afferma la tesi che “la morale deve essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano” e si apriva la strada al relativismo morale: “Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio”. Non è da trascurare anche la protesta montate con gli interventi dottrinali di Giovanni Paolo II e in modo particolare contro la sua enciclica “Veritatis Splendor” che fu contestata in alcune affermazioni, già prima della pubblicazione (6 agosto 1993)  dal noto teologo moralista Franz Bockle. La contestazione arriva a negare alla Chiesa un proprium morale autenticamente cristiano e quindi la stessa autorità della Chiesa in ambito morale.

Le conseguenze sono quanto mai disastrose per la vita sacerdotale. Egli cita la caotica formazione data in un seminario della Germania in cui i seminaristi “stavano insieme ai referenti pastorali coniugati, accompagnati da moglie e in qualche caso dalle loro fidanzate” e conclude: “Il clima del seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale”. La situazione è critica negli Stati Uniti, dove i vescovi vengono scelti in base alla loro “conciliarità”. Che cosa si intende per “conciliarità”? e questa è la risposta: “Il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento critico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momento, che ora poteva esser sostituita da un nuovo rapporto”. Vi furono tentativi da parte di alcuni vescovi di proporre una nuova “cattolicità”. Purtroppo due Visite apostoliche non furono sufficienti a mettere in luce tutti gli aspetti negativi: proiezione di film pornografici, club di omosessuali, ecc.. Il papa emerito esprime un suo rammarico personale: “In non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per così dire letti sottobanco”.
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 La questione della pedofilia negli Stati Uniti scoppia nella seconda metà degli anni ’80. Pare che il nuovo Codice di Diritto Canonico, inteso a tutelare il diritto degli accusati, paralizza l’intervento disciplinare. Infatti il diritto penale  aveva sposato il “garantismo” e così rendeva impossibile qualsiasi condanna. Papa Giovanni Paolo II affida alla Congregazione per la Dottrina della Fede i processi di abuso sui minori nella speranza di arrivare subito alla pena massima che era la dimissione dallo stato clericale dopo un “vero processo  penale”. “E tuttavia, in questo modo  si chiedeva troppo sia alle diocesi che alla Santa Sede. E così stabilimmo una forma minima di processo penale e lasciammo aperta la possibilità che la stessa Santa Sede avocasse a sé il processo nel caso  che la diocesi o la metropolia non fossero in grado dei svolgerlo. In ogni caso il processo doveva esser verificato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per garantire i diritti dell’accusato. Alla fine, però, nella Feria IV (vale a dire la riunione di tutti i membri della Congregazione), creammo un’istanza d’appello, per avere anche la possibilità di un ricorso contro il processo. Poiché tutto questo in realtà andava al di là delle forze della stessa Congregazione per la Dottrina della Fede e si verificavano dei ritardi che, invece a motivo della materia, dovevano esser evitati, papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme.”
Con passione pastorale e responsabile preoccupazione il papa emerito delinea una strategia di intervento chiedendosi: “Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già  fallito.”   

Benedetto XVI si dice convinto che è necessario prima di tutto recuperare il senso dell’amore di Dio che è creatore e salvatore ed il male non è altro che “la nostra incapacità ad amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uomini”. Per lui è fondamentale vivere nella convinzione dell’esistenza di Dio e, seguendo il suggerimento di Hans Urs von Balthasar, “Il Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo.” Purtroppo la nostra società ha dimenticato Dio e alla fine ci accorgiamo che “Un mondo senza Dio non può essere che un mondo senza senso”.
Per lui non basta la conoscenza teologica di Dio ma bisogna fare l’esperienza dell’amore di Dio che si è rivelato nella storia di Gesù Cristo e quindi si impone il recupero del senso pieno della sua presenza nella vita e nella liturgia della Chiesa. Tutta la Chiesa ha bisogno di riscoprire tutta la ricchezza del mistero eucaristico: sia nella celebrazione da parte dei sacerdoti sia nella partecipazione da parte dei fedeli. Papa Benedetto lamenta che “l’Eucaristi8a è declassata a gesto cerimoniale” e lo stesso avviene per la Comunione. Ecco la sua terapia per fronteggiare la crisi: “Non abbiamo bisogno di un’latra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento”.

Si tratta in ultimo di recuperare il senso autentico del mistero della Chiesa. Egli condivide la speranza di Romano Guardini che  diceva: “Un evento di incalcolabile portata è iniziato: La Chiesa si risveglia nelle anime”. Il teologo svizzero sottolineava la necessità di purificare la Chiesa da ogni apparato mondano di potere, ma più tardi papa  Benedetto avverte la tentazione di dire: “La Chiesa muore nelle anime”. Ed ecco la sua diagnosi impietosa: “In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovo che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi causata da molti casi di abuso spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisamente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza”.

Ripercorrendo le pagine evangeliche ci si può fare una idea di quello che lo stesso Gesù Cristo pensava della  Chiesa: le parabole della rete che raccoglie pesci buoni e cattivi, del campo in cui la zizzania è mescolata col grano… Papa Benedetto commenta anche l’azione di Satana che nel libro di Giobbe mette alla prova la fedeltà dei giusti. Egli si dice convinto che  nel nostro tempo “L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e così nell’allontanarci da essa”, ma egli decisamente condanna l’idea di una “Chiesa migliore creata da noi”. Egli esprime la sua fiducia nella Chiesa “che non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è anche oggi, e  proprio oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva”. Non bisogna lasciarsi ingannare dalle menzogne del diavolo  e tutta la verità è questa: “Sì, il peccato e il male sono nella Chiesa. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli”. Conclude la sua riflessione esprimendo la sua gioia nello scoprire la presenza della vera Chiesa nella sua vita: “Vi vo in una casa nella quale una piccola comunità di persone scopre, nella quotidianità, testimoni così del Dio vivo, indicandoli anche a me con letizia. Vedere e trovare la Chiesa viva è un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti nella fede”.

Alla fine di questo excursus sul testo del papa emerito Benedetto che oggi, 16 aprile 2019, compie 92 anni, sarà opportuno fare qualche riflessione. Il battage pubblicitario è stato molto vivace anche in riferimento al drammatico problema degli abusi sessuali sui minori da parte di ecclesiastici. Il contributo del suo testo può esser anche discusso per la sua analisi del fenomeno della pedofilia. Si tratta di verificare l’impatto della ideologia del ‘68 quanto valori educativi circa la persona nella società e nella Chiesa. Da teologo egli denunzia la perdita del senso di Dio e il conseguente collasso della morale. Con riferimento alla sua esperienza di vescovo e pastore denunzia la diffusione della piaga della pedofilia nella Chiesa specialmente tra i sacerdoti e i limiti del contrasto messo in atto a livello diocesano e anche centrale (garantismo degli accusati e silenzio imposto alle vittime). La sua terapia è il richiamo alla fede in Dio, alla degna celebrazione dell’Eucaristia, al mistero della Chiesa, che, sia pure con i suoi limiti di umanità e di peccato, rimane pur sempre strumento di salvezza.

Questo intervento del papa emerito ha registrato anche reazioni negative. D. Duilio Albarello ha intitolato il suo articolo: “Il papa e l’antipapa” e ha scritto di “improvvido documento dell’Emerito” che ha sdoganato “gli istinti animali del peggior fanatismo cattolico” dei paladini di papa Benedetto XVI. Il teologo Andrea Grillo, introducendo la dichiarazione dei teologi della morale di lingua tedesca, che si sono detti particolarmente chiamati in causa da Benedetto XVI,  si è detto sorpreso dal giudizio “in contumacia” sulla storia degli ultimi decenni e trova fuori posto “il giudizio liquidatorio”, tipico dello stile di papa Ratzinger, e la sua “ironia” davvero “troppo fuori le righe”. A spiegare il fenomeno della pedofilia clericale non basta per lui la riflessione teologica ma bisogna “dialogare con tutte le scienze umane” e fare attenzione al contesto culturale e sociale. Sul piano storico il fenomeno della pedofilia non si può imputare né alla rivoluzione del ‘68 e neanche alle indicazioni di rinnovamento teologico del Concilio Vaticano II. Bisogna denunziare che in una “società chiusa” si giustificava la tolleranza nei confronti di persone marginali (minori, donne, novizi…) I teologi moralisti rivendicano la loro libertà di discussione di delicati problemi e criticano l’intervento del papa emerito che per loro  rimane “prigioniero dei propri pregiudizi”.

Mi pare di poter condividere la ponderata valutazione espressa da Amedeo Cencini il 15 aprile 2019 che scrive: “ Un intervento con il quale Benedetto intende dare il proprio apporto alla spinosissima questione, e lo fa col proprio stile e sensibilità, e grazie alla sua ricca esperienza Dunque anche con la credibilità che merita chi a suo tempo ebbe il coraggio di cambiare radicalmente un certo approccio clerical-difensivo al problema. Strano che qualcuno lo dimentichi. Si tratta comunque, per esser precisi, non d’un testo analitico vero e proprio, ma di “appunti”, come li chiama l’estensore stesso, note che non pretendono esser complete né conclusive. …
È chiaro, ad esempio, che nella lettura di Ratzinger di tali eventi e della loro storia manchino una prospettiva sistemica e una conseguente identificazione di responsabilità a vario livello, o non si faccia  riferimento alle vittime (se non n un solo accenno indiretto), o non sia sottolineato il legame tra abuso di potere e di coscienza, e non s’accenna alla cultura dell’abuso e della sua copertura, o al fenomeno del clericalismo…. Ma chi può negare la verità della sua osservazione che identifica la radice profonda della crisi (anche) nella cosiddetta “etica della situazione”, per la quale “non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio”? Con pesanti ripercussioni anche all’interno della chiesa e nella coscienza di chi era chiamato a esser formatore di coscienze…. Ma tuttora c’è tra noi chi trova eccessivo questo “mea culpa”…

Certo gli abusi non sono causati solamente da una crisi d’autorità o dal generale clima di permissivismo morale-sessuale del ’68, ma – di nuovo – come non vedere una conseguenza di tutto ciò in quello stile di mediocrità che progressivamente ha tolto passione ed entusiasmo pure alla vita del prete, facendogli cercare gusto e bellezza della sua scelta in ciò che la smentisce e deforma?... E ancora la pedofilia non è certo un prodotto della rivoluzione sessuale, e Ratzinger sa bene che pedofili vene sono stati anche prima, ma nemmeno la tanto decantata liberazione sessuale (quella del far sesso “con chi voglio e come voglio, quanto e quanto voglio”), figlia di quella rivoluzione, ha prodotto vera libertà, quella che “benedice” la sessualità, ne coglie bellezza e verità e ne rispetta la grammatica. Semmai ha illuso e sedotto anche chi avrebbe dovuto sapere ove abita la gioia pura dell’incontro”.

Lo stesso Amedeo Cencini esorta: “La questione degli abusi sessuali nella Chiesa è davvero complessa per quanto riguarda radici e conseguenze, responsabilità e  vie d’uscita. Nulla di strano che se ne diano spiegazioni diverse, purché alla fine ci si ritrovi a lottare assieme”.

Foto primo piano tratta da huffington post.it   
                       

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