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Per i giovani con i giovani nei giovani… Cristo vive!

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Sac. Pasquale Pirulli
don pasquale foto
Dopo gli incontri sui giovani e con i giovani durante il sinodo sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” dei giorni 3-28 ottobre 2018, papa Francesco il 25 marzo nel santuario di Loreto “la casa di Maria” ha firmato la esortazione apostolica dal titolo “Christus vivit”. Attraverso la sua parola si esprime la preoccupazione pastorale della Chiesa nei confronti di tutti i giovani credenti e non credenti.

Non è una enciclica, cioè un atto formale di magistero apostolico, ma  una  esortazione, diretta “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”: La esortazione vuol essere  “ una lettera che richiama alcune convinzioni della nostra fede e, nello stesso tempo, incoraggia a crescere nella santità e nell’impegno per la propria vocazione” (n. 3) Essa viene dopo il sinodo che ha visto diversi e qualificati membri dell’episcopato mondiale  confrontarsi con i più cruciali problemi dei giovani in un vivace dialogo di esperti e con gli  stessi giovani. Il papa dichiara lo stile familiare del suo documento “Mi sono lasciato ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo” ma ancora esprime il proprio rammarico perché: “Non potrò raccogliere qui tutti i contributi , che potrete leggere nel Documento finale, ma ho cercato di recepire, nella stesura di questa lettera, le proposte che mi sembravano più significative”. (n.4)

Il documento è stato presentato alla stampa il 2 aprile e si articola in nove capitoli e 299 paragrafi costituisce una vera summa del pensiero della chiesa sulle diverse problematiche dei giovani del nostro tempo.
In questa nota ci soffermiamo sui primi tre capitoli dell’esortazione di papa Francesco rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio ,a scritta prima di tutto ascoltando e dialogando con i giovani.    

Il primo capitolo risponde alla domanda: “Che cosa dice la parola di Dio sui giovani?” e nell’Antico Testamento e Nuovo si ritrovano testi che sono autentici tesori che testimoniano l’attenzione di Dio verso i giovani, Il suo è un atteggiamento “rivoluzionario” perché valorizza il ruolo dei giovani nella storia non solo del popolo ebraico ma anche della salvezza. Il primo riferimento è alle storie Giuseppe, Gedeone, Samuele, Davide, Salomone e non manca anche l’esempio della innominata ragazza ebrea che aiuta il siriano Naaman a guarire dalla lebbra e della giovane Rut che accudisce la sua anziana suocera. Nel Nuovo Testamento oltre al riferimento al figlio «più giovane», la cui storia è raccontata da Luca nella esemplare parabola del padre misericordioso, c’è il richiamo a Gesù «l’eternamente giovane» che invita a spogliarsi dell’uomo vecchio e a rinnovarsi per una vita autentica che sia entusiasmo di azione e capacità di amore. Specialmente l’apostolo Paolo invita i genitori a non esasperare i propri figli e il papa conferma la sua fiducia nei giovani ricordando le parole dello stesso apostolo al diletto Timoteo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età!”. Dopo aver ricordato le lettere degli apostoli che invitano anche al dialogo intergenerazionale tra anziani e giovani, si citano i vangeli di Marco (n. 18) e di Matteo(19) in cui Gesù dialoga con i giovani spronandoli a vivere con autenticità la propria vita. L’ultimo riferimento è la risurrezione del giovane figlio della vedova di Naim che è restituito all’affetto della sua mamma (Lc. 7,14). Si può concludere che per la Parola di Dio la giovinezza è una importante stagione della vita di ogni persona umana.

Il secondo capitolo risponde alla domanda: “Cosa ci racconta il Vangelo della giovinezza di Gesù?” In un primo momento si parla della giovinezza di Gesù. Si annota il fatto che Gesù conclude la sua vita sulla croce “emise lo spirito” quando aveva poco più di trent’anni (Lc 3,23) e dobbiamo “prender coscienza che Gesù è stato un giovane.  Ha dato la sua vita in una fase che oggi è definita come quella di un giovane-adulto” (n. 23) Papa Francesco fa un breve accenno a questa stagione: “Il Vangelo non parla della fanciullezza di Gesù, ma ci racconta alcuni avvenimenti della sua adolescenza e giovinezza. Matteo colloca questo periodo della giovinezza del Signore tra due eventi: il ritorno della sua famiglia a Nazaret, dopo il tempo dell’esilio, e il suo battesimo nel Giordano, dove ha iniziato la sua vita pubblica.” (n. 24)  Ecco le immagini dell’infanzia di  Gesù: piccolo rifugiato in Egitto e rimpatriato a Nazaret. Bisogna aggiungere quella  di giovane adulto: confuso nella folla che si accalca al fiume Giordano per ascoltare e ricevere il battesimo da Giovanni Battista. Durante gli anni di Nazareth “grazie alla fiducia dei suoi genitori…. si muove con libertà e impara a camminare con  tutti gli altri(n. 29) In Gesù giovane si possono riconoscer molti aspetti dei giovani di oggi e quindi ritrovare anche le linee di una rinnovata pastorale giovanile “per non creare progetti che isolano i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio”. Il papa si augura che i giovani sentano vicino a loro un Gesù sempre giovane perché egli “non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza, che egli condivide con voi” (n. 31)

Sull’esempio del giovane Gesù ci si augura una chiesa che sia illuminata dalla sua giovinezza perenne: “chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro0 che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione;  credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno” (n. 35) Nella giovinezza sta la diversità della Chiesa: “Noi membri della Chiesa non dobbiamo essere tipi strani, ma dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale” (n. 36). Secondo il papa “Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane” (n. 37) Una Chiesa rimane giovane se non è sempre concentrata su sé stessa “ma rifletta soprattutto Gesù Cristo. Questo comporta che riconosca con umiltà che alcune cose concrete devono cambiare” (n. 39) Ecco i motivi del distacco dei giovani dalla Chiesa che avvertono come “fastidiosa e perfino irritante”: gli scandali sessuali ed economici, l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei  giovani… il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa  di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società”(n. 40). I giovani vogliono “una Chiesa che ascolti di più, che non stia continuamente a condannare il mondo. Non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano. Per essere credibile agli occhi dei giovani, a volte ha bisogno di recuperare l’umiltà e semplicemente ascoltare, riconoscer in ciò che dicono una luce che la può aiutare a scoprire meglio il Vangelo” (n. 41)  Da parte dei giovani si vuole una Chiesa che non sia sempre critica “nei confronti di tutti i discorsi sulla difesa dei diritti delle donne ed evidenziare costantemente i rischi e i possibili errori di tali rivendicazioni”, ma che sia sempre viva “prestando attenzione alle legittime rivendicazioni delle donne, pur non esswendo d’accordo con tutto ciò che propongono alcuni gruppi femministi” (n. 42). Il modello della sua giovinezza la Chiesa lo ritrova in Maria "la ragazza di Nazareth” e nel suo sì coraggioso l’input “di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di esser portatrice di una promessa.” Sulle orme di Maria hanno camminato tanti giovani santi e sono ricordati: San Sebastiano, san Francesco d’Assisi, santa Giovanna d’Arco, il beato martire Andrew Phu Yen, santa Kateri Tekakwitha, san Domenico Savio, santa Teresa del Bambin Gesù, il beato Ceferino Namuncurà, il beato Isidoro Bakanja, il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Marcel Gallo, la giovane beata Chiara Badano.

Il terzo capitolo delinea il presente dei giovani si oggi, perché non dobbiamo sempre dire che “i giovani sono il futuro del mondo; sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo” e a loro egli grida: “Voi siete l’adesso di Dio!”. Nella Chiesa “prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione” (n. 65). Non bisogna essere pessimisti nei confronti dei giovani ma avere il coraggio “di individuare percorsi dove altri vedono solo muri, saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli”.

Dinanzi alla “pluralità di mondi giovanili” papa Francesco sottolinea alcuni problemi drammatici: contesti di guerra, rapimenti, criminalità organizzata, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale, crimini e violenze. “Molti giovani sono ideologizzati, strumentalizzati e usati come carme da macello o come forza d’urto per distruggere, intimidire o ridicolizzare gli altri. E la cosa peggiore è che molti si trasformano in soggetti individualistici, nemici e diffidenti verso tutti, e diventano così facile preda di proposte disumanizzanti o dei piani distruttivi elaborati da gruppi politici o poteri economici”.(n.73) Non poteva mancare la denunzia dell’emarginazione e di esclusione sociale per ragioni religiose, etniche o economiche. Altre sofferenze sono quelle delle adolescenti e delle giovani “che restano incinte e la piaga dell’aborto, così come la diffusione dell’HIV, le diverse forme di dipendenza (droghe, azzardo, pornografia, ecc.) e la situazione dei bambini e ragazzi di strada” (n. 74). Papa Francesco grida: “Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo farci l’abitudine” e si rifiuta di proporre le ricette di anestetizzare i giovani con distrazioni e banalità.

Nei confronti dei giovani si attua poi una  colonizzazione ideologica da parte di alcuni Paesi più ricchi o di alcuni organismi internazionali i quali condizionano i loro aiuti economici all’accettazione di proposte discutibili in materia di sessualità, matrimonio, vita o giustizia sociale.  
Altra forma di violenza è quella di una cultura che presenta il modello giovanile di bellezza e usa i corpi giovani nella pubblicità perché questa “Significa che gli adulti vogliono rubare la gioventù per se stessi “(n. 79)

Altro problema cruciale per i giovani è la sessualità. Papa Francesco  ricorda che “in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Proprio la morale sessuale diventa per i giovani “causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa” che è conosciuta “come uno spazio di giudizio e di condanna. Alla Chiesa i giovani esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità”. Un avvertimento deriva dallo sviluppo della scienza, delle tecnologie biomediche e delle neuroscienze  che “Possono f arci dimenticare che la vita è un dono, che siamo esseri creati e limitati, che possiamo facilmente essere strumentalizzati da chi detiene il potere tecnologico” (n. 82). I giovani portano ferite nell’anima che “sono le ferite della propria storia, dei desideri frustrati, delle discriminazioni e ingiustizie subite, del non essersi sentici amati e riconosciuti”  e “Gesù si fa presente in queste croci dei giovani, per offrire loro la sua amicizia, il suo sollievo, la sua compagnia risanatrice, e la Chiesa vuole essere il suo strumento in questo percorso verso la guarigione interiore e la pace del cuore”. (n. 83)        

Nel complesso mondo giovanile si accendono luci di speranza: “In alcuni giovani riconosciamo un desiderio di Dio, anche se non con tutti i contorni del Dio rivelato. In altri possiamo intravedere un sogno di fraternità, che non è poco. In molti ci può essere un reale desiderio di sviluppare le capacità di cui sono dotati per offrire qualcosa al mondo. In alcun vediamo una particolare sensibilità artistica, o una ricerca di armonia con la natura. In altri ci può esser forse un grande bisogno di comunicazione. In molti di loro troveremo un profondo desiderio di una vita diversa. Sono autentici punti di partenza, energie interiori che attendono con apertura una parola di stimolo, di luce e di incoraggiamento.” (n. 84)

Seguendo le indicazioni del Sinodo l’esortazione di papa Francesco si sofferma su tre temi cruciali: l’ambiente digitale, i migranti e gli abusi sui minori
A proposito del mondo digitale vengono sottolineati i vantaggi ma anche i pericoli dei social media. Possono da una  parte “facilitare la circolazione di informazione indipendente e sono un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani”. Dall’altra parte l’ambiente digitale : “è un territorio di solitudine, di manipolazione , sfruttamento e di violenza, fino al caso e3stremo del dak web. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contato con la realtà concreta… Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfrutamento0 delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo” (n. 88) In questo mondo virtuale operano giganteschi interessi economici che innescano meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Non bisogna dimenticare il diffondersi delle fake news che fomentano pregiudizi e odio: “La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari on line. Il fenomeno riguarda anche la Chiesa e i suoi pastori” (n. 89). Un gruppo di 300 giovani prima del Sinodo aveva detto che 2le relazioni online possono diventare disumane” e nel mondo virtuale si realizza “una sorta di 2migrazione digitale”, vale a dire un distanziamento dalla famiglia, dai valori culturali e religiosi che conduce molte persone verso un mondo di solutidine” (n. 90)

Al fenomeno dei migranti il documento dedica quattro numeri (91-94). Essi sono presentati come “paradigma del nostro tempo”. Le migrazioni a livello mondiale  non sono un’emergenza transitoria ma un fenomeno strutturale” in cui sono coinvolti molti giovani. Ci sono quelli che fuggono dai paesi in guerra, altri che sono attratti dalla cultura occidentale. (n. 91) Sono denunziati i “trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti… va segnalata la particolare vulnerabilità dei  migranti minori non accompagnati… In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi, a cui occorre reagire con decisione”. (n. 92) Non bisogna nascondersi il rischio che i giovani migranti subiscono uno sradicamento culturale e religioso (n. 93) Alla Chiesa, i cui pastori provengono dalle diverse parti del mondo, spetta <<esercitare un ruolo profetico nei confronti della società sul tema delle migrazioni>> e papa Francesco chiede “in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano” n. 94)

Papa Francesco affronta con sincerità e anche con dolore il problema degli abusi sui minori “commessi da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici” e rileva che tale fenomeno è diffuso nella società, ma tocca anche la Chiesa e “rappresenta un serio ostacolo alla sua missione”. Dopo una schematica analisi sociologica della diffusione del fenomeno egli riconosce: “L’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa e nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ora di Dio, tradito e schiaffeggiato” (n. 96). Il papa ricorda che il Sinodo dei vescovi si è impegnato a proporre rigorose misure di prevenzione e dice un sentito grazie a tutti coloro che, “hanno il coraggio di denunciare il male subito”. Non bisogna fare di tutte le erbe un fascio e “ricordare che i sacerdoti che si sono macchiati di questi orribili crimini non solo la maggioranza, che invece è costituita da chi porta avanti un ministero fedele e generoso… La loro opera è una foresta che cresce senza far rumore” (n. 100). È decisa la condanna del clericalismo “che espone le persone consacrate al rischio di perdere il rispetto per il valore sacro e inalienabile di ogni persona e della sua libertà”. (n. 98)

La Chiesa non ricorre a nessun chirurgia estetica di facciata ma chiede perdono a Dio dei peccati e ricorda ai giovani “che non si abbandona la Madre quando è ferita” (n. 101) e dopo la nuvola nera si aspetta il mattino di Risurrezione che può essere un’aurora di santità e il papa ai giovani propone di  vivere la propria giovinezza come “un tempo di donazione generosa, di offerta sincera, di sacrifici che costano ma ci rendono fecondi.  Ai giovani papa Francesco propone l’esempio del venerabile Carlo Acutis che “ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione pe trasmettere il Vangelo” (n. 105); non è caduto nella trappola e diceva: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”… Non lasciare che ti succeda questo… Non lasciare che ti rubino la speranza e la gioia, che ti narcotizzino per usati come schiavo dei loro interessi” (n. 107)

Concludo questo primo intervento trascrivendo il testo del “Soneto” del poeta argentino Francisco Luis Bernàrdez, citato da papa Francesco al n. 108 della sua esortazione:

«Se per recuperare ciò che ho recuperato
ho dovuto perdere prima ciò che ho perso,
se per ottenere ciò che ho ottenuto
ho dovuto sopportare ciò che ho sopportato.

Se per esser adesso innamorato
ho dovuto essere ferito,
ritengo giusto aver sofferto ciò che ho sofferto,
ritengo giusto aver pianto ciò che ho pianto.

Perché dopotutto ho constatato
che non si gode bene del goduto
se non dopo averlo patito.

Perciò dopotutto ho capito
che ciò che l’albero ha di fiorito
vive di ciò che ha di sotterrato».

 

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