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A Nicola vescovo ecumenico – Bari

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san-nicola-vescovo


sac. Pasquale Pirulli
don pasquale foto
All’alba di un giorno lontano, 9 maggio 1087 ed era di Domenica, il veliero dei 62 marinai, tra i quali c’erano anche due sacerdoti, Lupo e Grimoldo, approdava sulla banchina del porto di Bari e portava in questa città “ponte verso l’oriente” il tuo corpo sottratto dal sepolcro nella chiesa della tua città episcopale Mira.

Idealmente depongo questa lettera ai piedi del sarcofago in pietra che conserva le tue spoglie nella cripta della basilica che Elia ha subito costruito e che poi il papa Urbano II il 1° ottobre 1089 ha consacrato. Non vorrei che questa mia lettera sia dello stampo di quelle innumerevoli che i bambini, da te sempre protetti con particolare cura, indirizzano al fantastico Santa Klaus o Babbo Natale, a richiedere regali costosi e leccornie. Mi auguro che sia una occasione per scoprire la tua vera identità di vescovo santo il cui messaggio conserva oggi una dimensione ecumenica.
Non posso trascurare il ricordo tutto paesano del particolare rapporto che il paese di Rutigliano ha avuto con la tua basilica di Bari dal lontano 13 maggio 1306 giorno in cui il re di Napoli Carlo II d’Angiò decretò il vassallaggio nei confronti del Capitolo di San Nicola.

So che è un vero ginepraio quello delle tue vite che trascorrono dalle essenziali notizie biografiche a numerosi episodi di carattere miracoloso e devozionali quasi fioretti nicoliani. Ricordo le tue biografie scritte dall’archimandrita Michele (720), dal patriarca di Costantinopoli Metodio (+847) e dal diacono di Napoli Giovanni (+880) e poi le altre notizie raccolte da Teodoro il lettore, Eustrasio di Costantinopoli e Andrea di Creta.san-nicola-vescovo-2

Sei nato  verso l’anno 260 a Patara di Licia e i tuoi genitori si chiamano Epifanio e Giovanna: L’agiografia devota, quella del monaco Michele, racconta che il mercoledì e il venerdì ti accontentavi di una sola poppata. Nella tua vita di giovane laico ti guadagni la stima di tutti specialmente per la tua carità generosa. L’episodio che caratterizza questa tua originale spiritualità è quello del triplice dono fatto alle tre fanciulle per sottrarle al rischio della prostituzione e dare loro la possibilità di una famiglia onesta con una dote nuziale decente. Questo gesto di squisita carità sarà ricordato da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia per bocca di Ugo Capeto
“Esso parlava ancor  de la larghezza / che fece Niccolò a le pulcelle / per condurre ad onor lor giovinezza” (Purgatorio, XX, 33) e commentato nella sua dimensione teologica dal grande S. Tommaso d’Aquino .

Verso l’anno 300 i fedeli di Mira ti eleggono loro vescovo dietro una indicazione dall’alto venuta dietro una fervente preghiera. Conforti con la tua fortezza la tua comunità durante la persecuzione iniziata nell’anno 305 dall’imperatore Diocleziano. Sei vero padre dei tuoi fedeli afflitti dalla carestia e con la tua autorità convinci i marinai a scaricare parte del carico della loro nave frumentaria diretta ad Alessandria di Egitto e così sfami i tuoi concittadini e dai loro anche la possibilità di provvedere alla semina del grano. Non hai timore di contrastare il disegno dei tre ufficiali dell’imperatore Costantino che volevano punire tre innocenti di Mira ingiustamente accusati di aver provocato disordini e affronti il governatore Eustazio, funzionario venale e corrotto. Gli stessi ufficiali, che si chiamano Nepoziano Urso e Euprilio rientrati nella capitale di Costantinopoli sono accusati dal prefetto del pretorio Ablavio e condannati a morte. Nepoziamo nella sua angoscia ti invoca e tu appari in sogno all’imperatore e al prefetto convincendoli a graziare gli innocenti.
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Devo ricordare che oltre a questa significativa azione a servizio dei poveri e degli innocenti ti devi confrontare con l’eresia legata ad Ario, prete di Alessandria, che sconvolge la pace e la tranquillità della Chiesa e dell’impero. Costantino imperatore convoca il concilio ecumenico di Nicea nell’anno 325 e stando alla lista dei vescovi presenti redatta verso l’anno 515 da Teodoro il Lettore, che lo storico dei concili Edward Schartz ritiene autentica, vi prendi parte e per la difesa della fede arrivi a schiaffeggiare l’eretico provocatore.

Non posso trascurare di citare altri tuoi interventi sempre ispirati dalla carità come la richiesta all’imperatore di diminuire la pressione tributaria sui cittadini di Mira, la requisizione delle navi granarie, la distruzione del tempio di Artemide. Indimenticabile è il tuo intervento per risuscitare i tre bambini che l’oste aveva ucciso e messi nella botte della salamoia. Nel suo entusiasmo S. Giovanni Damasceno (+750) in suo discorso diceva: “E’ più facile contare le onde del mare, le gocce della pioggia, le stelle e con uno sguardo veder tutto l’atlantico, che raccontare tutte le meraviglie di Dio compiute per mano di San Nicola” (cf PG XCVI, 1389).

Così prende avvio il culto universale nei tuoi confronti in oriente e in occidente e il tuo riconosciuto patrocinio sulle zitelle da marito, sui marinai e sui bambini. Oltre alla città di Bari ti riconoscono quale patrono celeste la regione Puglia, la città di Berlino e la Russia e la Grecia. Devo ringraziare l’amico Avv. Enzo Varricchio di Bari che ha redatto e raccolto le schede geografiche – storiche della diffusione3 del tuo culto nella sua operetta “Il Mondo di San Nicola” scritta con la collaborazione di Luigi Triggiani. Così viene ad essere giustificato l’adagio popolare “San Nicola amante dei forestieri” che sottolinea l’accorrere di pellegrini di diversi paesi alla tua basilica. Non mi meraviglia perciò la provocatoria proposta degli amministratori della città di Mira intesa a riportare il tuo corpo nell’antico sepolcro vuoto, proposta dettata non tanto da devozione quanto da prospettive di richiamo turistico.

Rutigliano, anche per iniziativa del suo arciprete Mons. Antonio Dalena, divenuto nel 1872 vescovo di Monopoli, quasi a sciogliere un voto di gratitudine per essere stata protetta dall’epidemia finalmente nell’anno 1899 fa sistemare un artistico bassorilievo sulla facciata laterale della chiesa madre che nei secoli passati si era fregiata del titolo di prelatura “nullius dioecesis”. A questo prelato si devono i versi di un inno popolare in tuo onore.
Una ultima annotazione è quella dell’affidare al tuo patrocinio il dialogo ecumenico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, perché il ponte tra Roma e Costantinopoli ha un suo decisivo pilastro proprio in Bari presso il tuo sepolcro per cui non mi meraviglia la ardita proposta di qualificarti “dottore ecumenico”.

 

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